“Mantua me genuit, Calabri rapuere, tenet nunc Parthenope…” recita l’epitaffio di Virgilio, in italiano “Mantova mi generò, il Salento mi rapì, e ora mi tiene Napoli…”

Il 21 settembre del 19 a.C. si spegneva nella città di Brindisi Publio Virgilio Marone, noto semplicemente come Virgilio o Vergilio, poeta romano, autore di tre opere, tra le più famose della letteratura latina: le Bucoliche, le Georgiche, e l’Eneide. 

A pochi giorni dall’anniversario affidiamo ai nostri lettori la segnalazione di uno scrittore, fatta propria dall’associazione onlus Italia Nostra – Sezione del Golfo di Gaeta che intende sollecitare un intervento delle istituzioni pubbliche, ognuno per la sua parte.

Publio Virgilio Marone

La prima volta che ragazzo ebbi l’opportunità di visitare il Parco Vergiliano a Piedigrotta fui colto da vivissima emozione. Camminavo verso i monumenti funebri di due giganti della letteratura, ero solo quella mattina nel parco, il custode mi aveva salutato all’ingresso, lasciandomi poi passeggiare da solo verso la storia.

Li conoscevo per i miei studi scolastici, per quanto il liceo classico mi donava nonostante il mio essere ribelle ai programmi ministeriali, amando studiare ciò che maggiormente mi interessava.

Quel giorno li ringraziai, e con loro le città di Mantova e di Recanati che ci avevano fatto dono di due giganti come nostri progenitori.

Tomba di Leopardi foto di repertorio
Ingresso alla galleria – Foto di repertorio
Edicola delle Acque – Foto di repertorio

Oggi dopo oltre mezzo secolo un caro amico lo scrittore Pino de Renzi mi ha fatto ritornare con la mente a quel giorno denso di emozioni.

Pino, medico, scaurese doc, che vive a Torino, scrive romanzi per i quali cerca emozioni speciali inserendo testimonianze ed episodi storici e si è recato nei giorni scorsi da solo nel parco come feci io oltre mezzo secolo fa.   

A Napoli il Parco Vergiliano a Piedigrotta è situato in salita della Grotta, dietro l’omonima Chiesa (dove si sono sposati i miei genitori e tenute le esequie dei miei nonni), e dove si teneva la festa popolare più importante dell’intera città partenopea.

Dal 1662 fino agli inizi del 1800, l’area della tomba di Virgilio con un suo podere, fu di proprietà della nobile famiglia d’Alessandro di Pescolanciano che ivi possedeva una villa residenziale con annesso casino agreste. Nel corso dell’800 e ‘900 si sono poi succedute altri proprietari ed infine l’area è stata acquisita dallo Stato dopo l’Unità d’Italia.

Fu risistemato nel 1885, in occasione dell’apertura della galleria ora denominata delle Quattro Giornate, ma fu solo intorno al 1930, in occasione del bimillenario delle Celebrazioni Virgiliane, che è diventato Parco; sistemato secondo l’attuale itinerario per volontà di Enrico Cocchia, latinista e archeologo, e nel 1976 restaurato e riaperto al pubblico. È monumento nazionale, con ingresso all’area gratuito.

Nel parco è presente il cenotafio di Virgilio, un colombario di età romana, tradizionalmente ritenuto la tomba del poeta e inoltre ospita, dal 22 febbraio 1939, la tomba di Giacomo Leopardi, morto a Napoli e sepolto inizialmente nella vecchia Chiesa poi demolita e ricostruita di San Vitale Martire a Fuorigrotta. Salendo il viale si incontra subito sulla sinistra un’edicola in piperno che mostra due lapidi fatte porre nel 1668 dal viceré Pietro Antonio d’Aragona.

Queste lapidi elencano le sorgenti di acque termali presenti nell’area flegrea da Fuorigrotta fino a Pozzuoli, e le malattie che potevano essere curate grazie a ciascuna di esse.

In cima alla salita ci si trova di fronte a un enorme monumento marmoreo: la tomba del celebre poeta Giacomo Leopardi. La tomba è in forma di alta ara con una larga base quadrata, situata all’interno di una grotta artificiale del banco tufaceo.

Sull’ara è presente il nome del poeta mentre a fianco si trova una stele, incisa sulla pietra, a dimostrare l’attendibilità della tomba da parte del governo italiano, firmata dal sovrano Vittorio Emanuele III di Savoia. Inoltre nelle vicinanze è collocato il primo monumento sepolcrale, posto in precedenza nel pronao della Chiesa di San Vitale.

Infine è visibile la lapide, sempre proveniente dal pronao, che reca la sanzione da parte di re Umberto I della legge approvata nel 1897, per cui la tomba del poeta era dichiarata dalle camere monumento nazionale.

Passeggiando più avanti troviamo a destra la Crypta Neapolitana, detta anche Grotta di Pozzuoli o Grotta di Posillipo, imponente galleria d’epoca romana che collega Mergellina con Fuorigrotta, attualmente la galleria è esclusa ai visitatori per motivi di sicurezza, in attesa dei lavori di restauro.

A lato è presente un verso di Leopardi, dedicato al poeta dell’Eneide, Virgilio.

Salendo la piccola scalinata che porta alla Tomba di Virgilio, si incontra dapprima il condotto dell’acquedotto augusteo del Serino (la migliore acqua di Napoli), mentre subito dopo, verso la grotta, è visibile una nicchia con resti di affreschi medievali quali Madonna con Bambino e Padre Eterno di una Chiesa preesistente.

Passando al di sopra della galleria romana, si giunge infine alla cosiddetta Tomba di Virgilio.

La struttura è in opera cementizia rivestita di opera reticolata ed è composta da un basamento cubico che sostiene un tamburo cilindrico. All’interno la camera sepolcrale è di forma quadrata coperta con una volta a botte, e presenta tre feritoie per l’illuminazione interna, mentre le pareti sono scandite da dieci piccole nicchie che un tempo accoglievano le urne cinerarie.

Attualmente il monumento appare arroccato e quasi sospeso sullo strapiombo poiché il livello di calpestio di epoca romana non corrisponde più a quello odierno.

Infatti nel ‘400 re Alfonso d’Aragona intervenne radicalmente sulla Crypta Neapolitana, sia allargandola che soprattutto abbassando il suo piano di calpestio, che corrisponde a quello attuale.

Infine, subito al di fuori dell’ingresso alla Tomba di Virgilio, attaccata alla parete rocciosa vi è una piccola epigrafe marmorea, apposta nel 1554 dai canonici del vicino convento di Santa Maria di Piedigrotta.

Galleria sbarrata con recinzione dozzinale – foto di Pino De Renzi
Lo stato della cava a fianco della tomba di Virgilio, notare le impalcature – Foto di Pino De Renzi
L’interno della tomba di Virgilio – Foto di Pino De Renzi
La tomba di Virgilio – Foto di Pino De Renzi

Il testo sarcastico e spiritoso (che chi scrive non condivide) testimonia della sempre accesa discussione sul monumento, se davvero si tratti del sepolcro di Virgilio.

Essa recita in latino:

“Qui cineres? Tumuli haec vestigia: conditur olim / ille hic qui cecinit pascua rura duces”

In italiano: “Quali ceneri? Queste sono le vestigia del tumulo.

Fu sepolto un tempo qui colui che cantò i pascoli, i campi, i condottieri”.

Pino de Renzi ha rilevato – e le foto lo dimostrano – che vi è uno stato di trascuratezza del monumento virgiliano, con a lato impalcature ormai arrugginite e che andrebbero rimosse.

L’appello è chiaro: maggiore cura, maggiore attenzione all’estetica, maggiore amore per ciò che il monumento rappresenta nonostante il sarcasmo datato 1554 dei canonici del vicino convento.