La Roccia del Picchione a Sperlonga tra natura, storia e memoria nascosta – Nella nostra zona esistono meraviglie naturalistiche di valore inestimabile: luoghi in cui la bellezza del paesaggio, la ricchezza della flora e della fauna e il silenzio della natura riescono a suscitare emozioni profonde e difficili da descrivere. Siamo nel territorio di Sperlonga, un’area straordinaria dove il mare incontra i monti Aurunci e dove la macchia mediterranea, convive con una fauna variegata che comprende rapaci, piccoli mammiferi e numerose specie di uccelli migratori. Un patrimonio naturale che non è solo bellezza, ma anche identità e memoria del territorio.
Ed è proprio dalla volontà di valorizzare questa memoria che nasce l’interesse per la Roccia del Picchione, grazie alla pagina Facebook Giulia Gonzaga e all’instancabile passione di Massimo Rizzi, da anni impegnato nella riscoperta dei siti storici, archeologici e paesaggistici meno conosciuti della zona. Le fotografie che accompagnano questo articolo sono state realizzate da Giuseppe Corsetti, amico e collaboratore di Rizzi, che lo ha seguito per documentare con immagini suggestive luoghi spesso ignorati da chi li attraversa ogni giorno. L’obiettivo di questa nuova “missione” era ambizioso: riuscire a fotografare e raccontare i resti di un insediamento medievale situato sulla sommità di uno spuntone roccioso davanti al quale si passa quotidianamente per andare al mare, senza mai chiedersi quale storia possa celare.
La Roccia del Picchione, isolata dai monti retrostanti, si presenta con una forma quasi cilindrica. Si innalza per circa 60 metri lungo la scarpata del pedemonte, raggiungendo i 100 metri di quota sulla sommità. Pochi sanno che proprio sulla sua cima si conservano i resti di un insediamento arroccato medievale, la cui frequentazione sembra protrarsi fino agli inizi dell’Ottocento, oltre ad un’occupazione ancora più antica. Alla base del lato nascosta alla vista di chi percorre la strada sottostante, si apre una caverna larga 3-4 metri e profonda altrettanto.
Poco più avanti rispetto all’ingresso della grotta è presente una cisterna scavata nella roccia, larga circa 2,5 metri, lunga 4,5 e profonda 2 metri, destinata alla raccolta delle acque piovane. Oggi la cisterna è a cielo aperto e parzialmente interrata, ma rappresenta un elemento fondamentale per comprendere l’organizzazione della vita sull’altura. A circa cinque metri a destra dell’ingresso della grotta ha inizio una suggestiva rampa di scale intagliate direttamente nella roccia. Larga circa un metro, la scalinata sale a spirale seguendo la conformazione naturale del Picchione e conduce al pianoro sommitale.

I gradini e i parapetti ancora visibili mostrano segni evidenti di restauri e rimaneggiamenti moderni. L’accesso alla scala si trova però a circa 2,5 metri dal piano di calpestio, dettaglio che fa ipotizzare la presenza originaria di una rampa mobile in legno, probabilmente rimovibile per impedire l’accesso agli invasori. La sommità del picco roccioso ospita una zona pianeggiante sulla quale sono presenti due ambienti: il primo, di forma rettangolare e allungata, affiancato a sud da un secondo vano più ampio, anch’esso rettangolare ma disposto ortogonalmente rispetto al primo. Al centro dell’insediamento si apre una piccola piazzetta incassata, protetta a nord da rupi più elevate che occultavano perfettamente le costruzioni alla vista dal basso. Le mura sono visibili sulla facciata del primo edificio e lungo il margine orientale del pianoro; nell’edificio affacciato sul lato della grotta si distingue chiaramente una porta, ancora oggi riconoscibile.

Gli archeologi che visitarono il sito nei primi anni Duemila identificarono la Roccia del Picchione come una posizione ad uso di “specula”, termine latino che indica un punto di osservazione o vedetta (Quilici, Quilici-Gigli, Atta 19, 2009). Gli edifici presenti sulla cima, probabilmente di epoca altomedievale, testimoniano una fase storica segnata dal timore delle incursioni piratesche, in particolare quelle saracene tra il IX e il X secolo. Non si esclude che il sito sia stato riutilizzato anche in epoca rinascimentale, durante le violente incursioni ottomane che colpirono Sperlonga e Fondi nel XVI secolo. Alla luce di questi elementi, non appare azzardata l’ipotesi che la Roccia del Picchione possa rappresentare una delle prime torri di avvistamento del litorale pontino, un baluardo silenzioso che per secoli ha osservato il mare e difeso il territorio. Un luogo dove natura e storia si fondono, e che oggi, grazie alla passione di chi ama e studia questo territorio, torna finalmente a raccontare la sua storia.














