L’archeologa Giovanna Rita Bellini, cittadina onoraria di Minturno, sul sito Facebook “Amici di Minturnae” ci offre un nuovo interessante contributo:

“I bolli che hanno attirato la nostra attenzione sono due marchi identici (quindi attribuibili ad una stessa ‘azienda’) che recano l’iscrizione “M(arci) Arri” (di Marcus Arrius).

Laterizi con il ‘marchio’ di personaggi di questa famiglia sono stati rinvenuti in tutto il bacino del Mediterraneo, dalla Spagna a Creta, dalla Gallia all’Africa… e molti sono stati rinvenuti anche a Pompei, in opere pubbliche.

Insomma, si trattava di una famiglia potente e benestante, con possedimenti ed interessi commerciali in tutto il mondo romano e i cui membri ricoprirono anche cariche pubbliche.

Marcus Arrius
Sigillo

A Minturnae in particolare la gens Arria è presente in ben tre iscrizioni, databili alla prima metà del I sec. a.C., attraverso i nomi di un liberto (C. Arrius Apelle), una liberta (Arria Ge) e uno schiavo (Chillus), tutti di C(aius) Arrius.

La tradizione di famiglia continua anche in età imperiale: ad Ostia, a Roma, a Ravenna, Bononia, Urbino, Pesaro, insomma in tutta l’Italia centro-settentrionale, troviamo bolli Ex figlinis Arriae Fadillae.

Una imprenditrice, quindi, che nel 115 d. C. eredita dalla madre Plozia Servilia Isaurica le officine Caepionianae (nel territorio di Ameria, l’attuale Amelia in Umbria) e che passerà poi alla storia come madre dell’imperatore Antonino Pio!”

E ancora: “Tornando al ‘nostro’ imprenditore, diverse sono le attestazioni in tutto l’impero tra I e II secolo d. C. (Neapolis, Pontia, Pompeii, Puteoli, Lipara, Roma, fino a Tarraco in Hispania e Forum Iulii in Gallia Narbonensis), ma due caratteristiche dei bolli minturnesi collocano Marcus Arrius all’inizio del periodo imperiale: la forma rettangolare del bollo (attestata dalla tarda età repubblicana fino al I secolo d. C.) e la presenza del solo nome al genitivo (il nome delle figlinae compare dall’età Claudia).

I due frammenti laterizi, pervenutici dagli strati che coprivano il livello di conservazione delle strutture dell’Augusteum, sono probabilmente pertinenti a tegole, quindi al tetto dei portici che delimitavano lo spazio interno dell’edificio scoperto.

Le tegole messe in opera nell’Augusteum sono quindi prodotte in una delle fabbriche di M. Arrius, anche se al momento non è possibile ipotizzare dove si trovasse questa industria.

La produzione di queste tegole avveniva nell’ager di Minturnae?

Oppure questo era solo un luogo di smistamento, essendo la città uno dei porti più importanti d’Italia?

Difficile dirlo per ora, ma la presenza di membri di questa gens sul territorio, già dalla prima metà del I sec. a. C., indica che l’interesse per Minturnae di questi grandi produttori era notevole, tanto da vincere l’appalto per la fornitura di tegole per l’edificio dedicato al culto imperiale”.