Si pronuncia in merito al ritrovamento dell’ormai noto anfiteatro fondano di epoca romana l’associazione culturale “Onorato II Caetani”, esprimendo alcune precisazioni ed auspici. Tale struttura a quanto pare era già nota ai più e riportata in alcuni documenti storici ed opere contemporanee come “Amphitheatrum Fundanae Civitatis” del dottor Giovanni Pesiri che già nel 1977 basandosi su antichi scritti aveva individuato nell’area della “mola della corte” l’anfiteatro da poco scoperto. “In particolare l’esistenza dell’anfiteatro romano nel sito sopra indicato è attestata da un atto di donazione del 1071 in favore del monastero di Montecassino, nel quale viene nominata una “ecclesia beate dei genitricis virgine Marie quid posita est *iuxta amphiteatrum* fundane civitatis”che il Pesiri individua nella chiesa di Santa Maria Mater Domini” si legge nel comunicato stampa dell’associazione. Dunque non una scoperta eclatante quella dell’anfiteatro fondano seppur di grandissima rilevanza per la città di Fondi che continua a confermarsi un museo a cielo aperto. Dichiarazioni decise, quelle dell’organizzazione culturale, e venate da polemica circa la mancata attenzione da parte dell’amministrazione comunale per altri siti archeologici fondani quali le terme romane di piazza Unità d’Italia ed il sedime della chiesa dedicata a Sant’Antonio Abate lungo il corso Appio Claudio: “L’Associazione “Onorato II Caetani” auspica che l’importante ritrovamento avvenuto ieri, serva da stimolo agli Enti ed Uffici Pubblici preposti affinché provvedano innanzitutto all’apposizione del vincolo archeologico all’intera area, qualora non ancora esistente, e all’acquisizione al patrimonio pubblico della stessa per poter procedere alla realizzazione di una vera e propria campagna di scavi , interventi per i quali è necessario fin d’ora attivare la necessaria ricerca dei finanziamenti. E’ il caso di evidenziare che l’ entusiasmo manifestato dall’Amministrazione Comunale per il ritrovamento dell’emergenza archeologica in parola non deve far dimenticare la mancanza da parte della stessa di una organica politica di tutela e valorizzazione dei beni archeologici, architettonici e storico-artistici presenti nella città, onde evitare che se da un lato si opera per il recupero di una “nuova” area archeologica, dall’altro si lasciano nel degrado quelle già rinvenute ( vedi ad esempio le terme romane in Piazza Unità d’Italia) o peggio ancora si sia incondizionatamente determinati alla realizzazione di parcheggi nel centro storico della città a spese di spazi archeologico-architettonici quali il sedime della chiesa di Sant’Antonio Abate. La nostra Associazione, nello spirito del proprio statuto intende svolgere un ruolo propositivo, ma anche determinato per la tutela e valorizzazione dei beni archeologici-architettonici-storico-artistici della città.”