Circolo Europa Verde Formia e sud pontino: L’are sensibile del Golfo di Gaeta minacciata dagli ultimi provvedimenti presi in sede regionale

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Circolo Europa Verde Formia e sud pontino: L’are sensibile del Golfo di Gaeta minacciata dagli ultimi provvedimenti presi in sede regionale – “Europa Verde lancia l’allarme sulla tutela dell’AREA SENSIBILE del Golfo di Gaeta , minacciata dagli ultimi provvedimenti presi in sede regionale. In particolare, ci preoccupa e non condividiamo l’emendamento approvato con la Legge di stabilità regionale 2026 del Lazio, a firma dell’assessore Giancarlo Righini. Tale emendamento   modifica l’articolo 13 della legge regionale 4/2008 sulla tutela dell’Area Sensibile del Golfo di Gaeta.

La Carta vocazionale dell’Acquacoltura per il Lazio, approvata dalla Regione, prevede molto esplicitamente che l’area interna del Golfo sia preclusa alla nuova acquacoltura e che gli impianti esistenti debbano essere spostati offshore . La Carta è chiara e non induce ad ambiguità: indica le zone idonee senza alcuna necessità di sperimentare, se la delocalizzazione sia possibile. A nostro giudizio, quella che invece oggi viene presentata come una delocalizzazione è in realtà una proroga triennale che consente alla piscicoltura intensiva di restare a svolgere attività nel cuore dell’Area Sensibile.

Il nuovo comma 1 ter della medesima legge è inequivocabile: per gli allevamenti che presentano un piano di delocalizzazione, il Comune competente per territorio può concedere un ulteriore periodo di permanenza all’interno del Golfo , fino a un massimo di trentasei mesi. Ciò più semplicemente significa che si tratta di una permanenza aggiuntiva, cioè di una proroga condizionata. Chiamarla ‘fase di sperimentazione’ non cambia il dato giuridico e le conseguenze che comporta: la sperimentazione offshore non evita la presenza degli allevamenti nel Golfo, la accompagna.

I Comuni di Formia e di Gaeta, attraverso le dichiarazioni dei Sindaci, dichiarano che, dopo anni di immobilismo, si avvia finalmente la sperimentazione in mare aperto. Ma la norma regionale non prevede lo stop immediato della piscicoltura : consente, per chi presenta il piano, come abbiamo già detto, di rimanere fino a 36 mesi all’interno dell’Area Sensibile. In pratica: gli impianti sperimentano offshore, ma continuano a gravare sul Golfo per tutto il periodo di prova. Questo il dato che desta allarmismo e preoccupazione.

Nel nostro mare, all’interno dell’Area riconosciuta Sensibile continueranno a svolgersi le  fasi cruciali del ciclo produttivo. Grave ci sembra, inoltre, la riscrittura del comma 1 bis, che introduce un limite di “due ettari” per le attività di semina, primo accrescimento degli avannotti e stazionamento del pesce maturo. Riepilogando, non ci sembra corretto sostenere che la piscicoltura ‘non resta’ nel Golfo, perché non è ciò che accadrà.  Resteranno   in funzione le fasi che hanno rilevanza ambientale e che continuano a insistere sull’Area Sensibile.

Insomma, dichiarare che non vi è alcuna proroga non corrisponde a quanto la stessa legge enuncia, riconoscendo espressamente quest’ultima  un ‘ulteriore periodo di permanenza’ fino a 36 mesi per gli allevamenti che aderiscono al percorso. Inoltre, il riferimento ai due ettari è con molta evidenza un limite pericolosamente ambiguo.

La norma non chiarisce se si tratta di un tetto complessivo per l’intera Area Sensibile o di un limite per singolo operatore. Questa vaghezza è inaccettabile: se  dovesse riguardare ( non è chiaro )  ogni impianto , il limite potrebbe moltiplicarsi indefinitamente, vanificando ogni tutela. In un’Area Sensibile, una soglia formulata in questo modo è tutt’altro che garanzia: rischia di trasformarsi in un moltiplicatore, non in un freno. Vorremmo chiarezza su questo dato.

Non vogliamo rimanere ad una valutazione per così dire tecnica anche se fondamentale. Ci interessa il dato politico. Si ci muove consentendo tre anni in più di pressione sull’Area Sensibile. Una cosa intollerabile. Pertanto, al di là degli aspetti critici già evidenziati, , ribadiamo che la scelta politica è chiara e certamente contraria alle nostre aspettative : invece di far coincidere l’avvio della sperimentazione offshore con una riduzione immediata della pressione nel Golfo, si concede un triennio di coesistenza tra sperimentazione e permanenza in Area Sensibile.

 Inutile aggiungere che quello dell’area sensibile  è   un contesto già critico per nutrienti, fioriture algali e qualità delle acque. Le cronache degli ultimi anni documentano fioriture algali, schiume e acque torbide in piena stagione balneare. Gli stessi comunicati di ARPA Lazio e del Comune ammettono che il fenomeno è legato all’eccesso di nutrienti – azoto e fosforo – provenienti da scarichi urbani e pressioni antropiche.

Come si possono risolvere questi problemi se si mantiene la piscicoltura nell’Area Sensibile per altri tre anni e si rinvia ancora l’adeguamento dei depuratori?

Esprimiamo grande preoccupazione e rabbia. Chiediamo con forza di abbandonare la filosofia delle  deroghe e di abbracciare quella dei  fatti concreti e dell’accelerazione . Alla luce di tali considerazioni, chiediamo alla Regione Lazio:

l’abrogazione dei nuovi commi 1 bis e 1 ter e il ripristino del divieto effettivo di piscicoltura nell’Area Sensibile;

la definizione chiara del limite di superficie totale, non per singolo operatore, per evitare interpretazioni espansive;

l’adeguamento immediato dei depuratori di Gaeta e Formia al trattamento terziario per azoto e fosforo, con pubblicazione dei dati sui carichi inquinanti;

un cronoprogramma vincolante per la delocalizzazione reale degli allevamenti offshore, con monitoraggi indipendenti e trasparenti.

L’Area Sensibile del Golfo di Gaeta è nata per proteggere il mare, non per legittimare proroghe e ambiguità a favore di interessi privati.

La  Regione Lazio faccia  marcia indietro e rimetta al centro la tutela ambientale e la salute del territorio. ” Lo comunica Il Circolo Europa Verde Formia e sud pontino