
C’è anche un po’ di Formia su Rai 1: Noemi Chinappi nel cast di “Morbo K” – Nel Giorno della Memoria, quando il silenzio e il ricordo diventano un dovere collettivo, la televisione pubblica sceglie di affidarsi al racconto. Oggi e domani, in prima serata su Rai 1, va in onda la miniserie Morbo K, una storia poco conosciuta ma profondamente significativa, che riporta alla luce una pagina di umanità nel cuore più buio della storia europea.
La serie ripercorre gli anni dell’occupazione nazista a Roma e prende spunto da un episodio reale avvenuto all’ospedale Fatebenefratelli, sull’Isola Tiberina. Qui, un gruppo di medici decise di opporsi alla violenza con l’unica arma che aveva a disposizione: l’ingegno. Inventarono una malattia inesistente, il cosiddetto “Morbo K”, per nascondere e proteggere famiglie ebree dalla deportazione. Una bugia necessaria, costruita per salvare delle vite, trasformando corsie ospedaliere in rifugi silenziosi.
Morbo K non è solo una fiction storica, ma un racconto civile che mette al centro le scelte individuali. Non grandi eroi, ma uomini e donne comuni che, di fronte all’orrore, decisero di non voltarsi dall’altra parte. La narrazione televisiva si muove tra tensione, paura e speranza, restituendo il clima soffocante di quei giorni e, allo stesso tempo, la forza di una solidarietà che riuscì a farsi spazio anche sotto il controllo nazista.
All’interno del cast trova spazio anche un legame con il territorio: tra gli interpreti c’è Noemi Chinappi, attrice originaria di Formia. Un dettaglio che dà un valore ulteriore alla produzione, perché dimostra come la memoria possa attraversare i luoghi e le generazioni, coinvolgendo talenti locali in un racconto di respiro nazionale. Un piccolo ma significativo motivo di orgoglio per la città, che si ritrova parte di una storia più grande.
La scelta di Rai 1 di trasmettere Morbo K proprio nei giorni dedicati al ricordo della Shoah assume un significato preciso. In un tempo in cui la memoria rischia di scolorirsi e di trasformarsi in rituale, il linguaggio della fiction riesce a parlare anche a chi è più lontano da libri e cerimonie ufficiali, riportando al centro le persone, le emozioni, le decisioni.
Ricordare, oggi, non significa solo commemorare le vittime, ma interrogarsi su cosa avremmo fatto noi, su quali scelte saremmo stati capaci di compiere. Morbo K ci ricorda che, anche nei momenti più bui, esiste sempre uno spazio per il coraggio. E che salvare una vita, a volte, può davvero significare salvare il mondo intero.













