Dopo aver raccontato ai nostri lettori la genesi di MacrobyteSalute — il progetto nato anche in memoria della suocera dell'informatico formiano, scomparsa a seguito di un percorso diagnostico che avrebbe potuto beneficiare di strumenti più avanzati — e dopo aver illustrato la sua visione di un'intelligenza artificiale capace non solo di curare la malattia ma di comprenderne il contesto, Erasmo Marciano, classe '76, torna a Tuttogolfo.it per commentare una novità che riguarda da vicino il suo lavoro: l'entrata in vigore, lo scorso 10 ottobre, della prima legge organica italiana sull'intelligenza artificiale.
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Ingegnere, la Legge 132/2025 dedica un articolo specifico alla sanità. Cosa cambia per un progetto come Civitas? "Cambia poco nella sostanza, perché noi avevamo già impostato il progetto su un principio che oggi diventa legge: l'intelligenza artificiale deve restare uno strumento a supporto del medico, mai un sostituto. L'articolo 7, comma 5, della legge stabilisce esattamente questo — che i sistemi di IA in sanità costituiscono un supporto ai processi di diagnosi e cura, ma la decisione resta sempre in capo al professionista sanitario. Per noi è una conferma normativa di una scelta che era già nel DNA del progetto."
Cosa significa in pratica per chi utilizza Civitas? "Significa che il medico ha sempre l'ultima parola. Il sistema analizza dati, propone ipotesi, aiuta a non perdere correlazioni che in una visita di pochi minuti si rischia di non cogliere — ma non emette diagnosi al posto di nessuno. È la stessa logica che avevo già descritto parlando dei motori di ricerca personalizzati: uno strumento va educato, alimentato, guidato dalla competenza umana. In sanità questo principio vale ancora di più."
Lei ha spesso parlato di un'IA che comprende il "contesto" e non solo il sintomo. Come si collega questo alla nuova legge? "La legge, insieme all'articolo 7, prevede anche l'obbligo di informare il paziente quando una diagnosi è stata coadiuvata dall'intelligenza artificiale, spiegandogli finalità, limiti e affidabilità dello strumento. È un principio di trasparenza che condivido pienamente: il paziente ha diritto di sapere come si è arrivati a una certa valutazione clinica, non solo di riceverla. Ed è coerente con l'idea che porto avanti da tempo: la tecnologia deve restare comprensibile, non un oracolo."
Cosa comporta questo per lo sviluppo futuro di Civitas? "Stiamo lavorando perché ogni suggerimento generato dal sistema sia sempre accompagnato da un livello di affidabilità e da un riferimento chiaro ai dati che lo hanno prodotto, in modo che il medico possa valutarlo criticamente e, se necessario, il paziente possa comprenderlo. È un lavoro tecnico ma anche culturale: la fiducia in questi strumenti si costruisce con la trasparenza, non con le promesse."
Un'ultima domanda: cosa direbbe a chi guarda con diffidenza all'ingresso dell'IA in sanità? "Che la diffidenza è comprensibile e, in parte, sana — ci vuole prudenza quando si parla di salute delle persone. Per questo penso che una legge come questa sia un passo positivo: mette dei paletti chiari, non lascia campo libero. Il mio obiettivo, fin dall'inizio, non è mai stato costruire una macchina che decide al posto del medico, ma uno strumento che gli restituisca tempo e strumenti in più per decidere meglio."






