Era il 2 novembre 2018 quando su TuttoGolfo raccontammo la fine di una lunga stagione. Il Grand Hotel Castello Miramare aveva chiuso dopo 44 anni di attività. Le sue porte si erano chiuse il 31 ottobre, mettendo fine a un’esperienza alberghiera iniziata nel 1974 e profondamente legata alla famiglia Celletti. Sono passati quasi otto anni da quel momento e oggi il Castello torna sulle pagine dei giornali per una ragione completamente diversa: è in vendita.
Gli annunci pubblicati su Immobiliare.it e Idealista descrivono una prestigiosa proprietà affacciata sul Golfo di Formia, immersa in un grande parco e dotata di caratteristiche che potrebbero consentirle di tornare a una vocazione turistico-ricettiva. Circa mille metri quadrati di superficie, quattro piani e un’area esterna di circa 4.000 metri quadrati. Una proprietà importante, certamente. Ma questi numeri, da soli, non riescono a raccontare ciò che il Castello Miramare rappresenta per Formia.
Per comprenderlo bisogna tornare indietro nel tempo, agli anni Settanta, quando quella struttura era ancora molto diversa da come la conosciamo oggi. Nel 1972 fu Angelo Celletti a individuare nel complesso di Pagnano un’opportunità imprenditoriale. Non era semplicemente la scelta di acquistare o prendere in gestione un immobile e trasformarlo in un albergo. Era una vera e propria scommessa. Una scommessa fatta di lavoro, investimenti, sacrifici e coraggio. Il Castello aveva bisogno di essere trasformato. Servirono due anni di lavori per dare forma a un progetto che avrebbe cambiato per sempre la storia di quella struttura. Angelo Celletti e la sua famiglia investirono energie e risorse per trasformare un edificio profondamente diverso da quello che sarebbe diventato in seguito nel Grand Hotel Castello Miramare.
Fu un lavoro che probabilmente, visto con gli occhi di oggi, rischia di essere sottovalutato. Quando osserviamo il Castello nella sua veste attuale, quando pensiamo alle terrazze panoramiche, alle camere, alle sale, al ristorante e agli spazi destinati ai ricevimenti, è facile dimenticare che tutto questo non esisteva semplicemente così com’è. Prima ci furono uomini che lavorarono, scelte da prendere, difficoltà da affrontare e una grande fiducia nel futuro.
E Angelo Celletti ebbe proprio questa capacità: vedere un futuro possibile là dove altri avrebbero potuto vedere soltanto una struttura da sistemare. Nel 1974 nacque così il Grand Hotel Castello Miramare. Da quel momento iniziò una storia durata 44 anni. Quattro decenni nei quali il Castello divenne uno dei luoghi più conosciuti e riconoscibili dell’ospitalità formiana. Fu albergo, ristorante, luogo di ricevimenti, spazio per matrimoni e feste, punto di incontro per tante persone e, soprattutto, una delle terrazze più suggestive dalle quali osservare il Golfo.
Generazioni di ospiti sono passate da quelle stanze. Generazioni di formiani hanno legato a quel luogo un ricordo personale. C’è chi ricorderà una cena, chi un matrimonio, chi una festa, chi una serata trascorsa sulla terrazza o semplicemente il piacere di accompagnare qualcuno al Castello per mostrargli uno dei panorami più belli della città. Per questo il valore del Miramare non può essere misurato soltanto in metri quadrati. Il Castello è diventato nel tempo parte del paesaggio umano di Formia. È entrato nella memoria collettiva, proprio come accade a quei luoghi che finiscono per diventare familiari anche a chi non li frequenta quotidianamente. Poi, nel 2018, quella storia si interruppe.
Il 31 ottobre il Grand Hotel Castello Miramare chiuse definitivamente la propria attività. La vicenda fu legata al confronto tra la famiglia Celletti e le proprietarie dell’immobile, le sorelle Baldoni, sulle condizioni per il rinnovo della locazione o per l’acquisto della struttura. Secondo quanto allora riferito, le richieste economiche per proseguire il rapporto portarono la famiglia Celletti a decidere di lasciare il complesso. Seguirono lo smantellamento dell’attività alberghiera e il trasferimento dei beni mobili nelle altre strutture della famiglia. Fu un momento difficile, perché non si chiudeva semplicemente un albergo. Si chiudeva una parte della storia costruita con decenni di lavoro.
E forse è proprio questo l’aspetto che oggi, davanti alla notizia della vendita, vale la pena ricordare. Prima di essere una proprietà da 7,5 milioni di euro, il Castello Miramare è stato il risultato di una scommessa imprenditoriale. È stato il frutto dei sacrifici di una famiglia e, in particolare, del lavoro e della determinazione di Angelo Celletti, che nel 1972 decise di investire in quella struttura e di affrontare un percorso impegnativo per restituirle una nuova identità. Sono passati più di cinquant’anni da quella scelta. E oggi il Castello torna davanti a una nuova sfida.

L’attuale annuncio immobiliare descrive una struttura che conserva ancora una forte vocazione all’accoglienza. Al suo interno ci sono un grande salone, una cucina professionale attrezzata per la ristorazione e i banchetti, sale di rappresentanza e dieci camere con bagno privato. All’esterno vengono indicati un grande gazebo climatizzato, una dependance costituita da una villa indipendente su due livelli, un mini appartamento e una cucina rustica. Il parco, con frutteto, uliveto, viali, aree di parcheggio e fontane ornamentali, completa una proprietà che potrebbe tornare a vivere attraverso un nuovo progetto. Lo stesso annuncio ipotizza destinazioni come boutique hotel, resort di charme, attività ricettive, matrimoni, ricevimenti, meeting ed eventi esclusivi.
Ed è proprio qui che la storia sembra quasi chiudere un cerchio. Perché ciò che viene proposto oggi come una possibile nuova destinazione turistica è, in fondo, ciò che il Castello è stato per decenni. La differenza è che oggi non sappiamo chi raccoglierà questa eredità. Non sappiamo se torneranno le camere occupate dagli ospiti, se le sale torneranno ad accogliere ricevimenti, se la terrazza tornerà a illuminarsi nelle sere d’estate o se il futuro del complesso sarà completamente diverso. Sappiamo però che il Castello Miramare ha ancora una possibilità. E forse è questo l’aspetto più importante della notizia.
Nel 2018 raccontammo un Castello che chiudeva. Oggi raccontiamo un Castello che cerca qualcuno disposto a riaprirne la storia. Tra queste due immagini ci sono quasi otto anni di silenzio, ma anche una memoria che non si è mai spenta. Perché quando si parla del futuro del Miramare non si può dimenticare il passato. Non si possono dimenticare i 44 anni del Grand Hotel, gli ospiti, i lavoratori, le famiglie, le feste e le tante persone che hanno attraversato quelle stanze. E non si può dimenticare chi, all’inizio degli anni Settanta, ebbe il coraggio di credere in quel luogo.
Il nome di Angelo Celletti rimane quindi legato a una stagione fondamentale della storia del Castello. La sua fu una scelta imprenditoriale, ma anche una sfida personale: trasformare una struttura da rinnovare in un punto di riferimento dell’ospitalità del Golfo. Oggi il mercato assegna al Castello un valore economico preciso: 7 milioni e 500 mila euro. Ma la memoria di una città non ha un prezzo.
E forse il vero auspicio è che, qualunque sia il destino del Miramare, chi arriverà sappia comprendere di avere davanti non soltanto una grande proprietà, ma un luogo che porta con sé il lavoro e i sacrifici di chi lo ha fatto rinascere, la storia di una famiglia e una parte importante della memoria di Formia. Il Castello è ancora lì, sulla collina di Pagnano, affacciato sul Golfo. Le sue porte si sono chiuse, ma la sua storia no. Adesso attende un nuovo capitolo. E chiunque sarà chiamato a scriverlo avrà una grande responsabilità: dare un futuro al Castello Miramare senza dimenticare tutto ciò che è stato necessario, negli anni, per renderlo ciò che è diventato.















