Pedemontana di Formia, i comitati chiedono un tavolo urgente: «Servono certezze su tempi, costi e sicurezza»

I comitati Pontone e CISAF scrivono ad ANAS, Ministeri e Regione Lazio: nel mirino ritardi, costi saliti a 651 milioni, coperture finanziarie, rischio idrogeologico e nodo Sant’Agostino. Chiesto un tavolo tecnico-istituzionale urgente.

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Immagine non ufficiale ma fittizia realizzata dalla redazione solo ai fini illustrativi

Pedemontana di Formia, i comitati chiedono un tavolo urgente: «Servono certezze su tempi, costi e sicurezza» – Un tavolo tecnico-istituzionale urgente per fare il punto sulla Pedemontana di Formia, verificare lo stato di avanzamento del progetto e affrontare i numerosi nodi ancora aperti. È la richiesta formalizzata il 13 agosto dai comitati civici del Sud Pontino, che hanno inviato una nota ad ANAS, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Regione Lazio e ASTRAL.

A sottoscrivere la richiesta sono il Comitato Pontone, presieduto da Raffaele Trano, già deputato della Repubblica, e il Comitato per l’Incolumità Permanente degli Abitanti di Formia (CISAF), presieduto da Gaetano Antonio Quercia, già assessore alla Viabilità del Comune di Formia. La richiesta arriva dopo l’audizione del 21 aprile 2026 presso la VI Commissione consiliare permanente della Regione Lazio. Secondo i comitati, da quell’incontro sarebbero emersi diversi elementi di criticità che rendono necessario un confronto diretto tra ANAS, Regione, enti territoriali, tecnici e rappresentanti del territorio.

Cronoprogramma ed espropri, i primi nodi

Uno dei principali motivi di preoccupazione riguarda i tempi dell’iter. I comitati sottolineano come le scadenze indicate in audizione dall’ingegner Paolo Nardocci, relative all’avvio delle procedure espropriative e alla Conferenza di Servizi decisoria, siano state disattese e rinviate. Da qui la richiesta di un cronoprogramma aggiornato, certo e vincolante, capace di chiarire quando potranno effettivamente partire le diverse fasi dell’intervento e, soprattutto, quando potranno essere aperti i cantieri.

Particolare attenzione viene dedicata anche al collegamento con la zona di Sant’Agostino. Secondo quanto riportato nella nota, il traffico pesante, stimato dai comitati in circa 2.000 tir al giorno, rischierebbe di concentrarsi sulla viabilità esistente, con particolare riferimento all’imbuto di via Flacca proveniente da via Canzatora. Per affrontare il problema sarebbe stato avviato un procedimento finalizzato al prolungamento progettuale verso la piana di Sant’Agostino, con un ulteriore impegno economico indicato in circa 12 milioni di euro, che si aggiungerebbero ai 9 milioni già stanziati. I comitati chiedono quindi di sapere con chiarezza se questo secondo intervento sia destinato a diventare parte integrante dell’opera originaria e con quali tempi e modalità.

Gaetano Quercia

Gallerie, falde e rischio idrogeologico

Tra le questioni considerate più delicate c’è quella ambientale e idrogeologica. La realizzazione delle gallerie comporterebbe, secondo la nota, lo scavo di circa 1,3 milioni di metri cubi di roccia in un contesto carsico. Il timore espresso dai comitati riguarda in particolare le possibili interferenze con l’acquifero dei campi pozzi dell’Acerbara e con la sorgente Mazzoccolo, risorse idriche considerate strategiche per il territorio del Golfo di Gaeta. La richiesta è dunque quella di acquisire garanzie e valutazioni scientifiche definitive sulla tutela della falda, soprattutto per evitare che eventuali interferenze durante i lavori possano provocare conseguenze sulla continuità dell’opera e sull’approvvigionamento idrico.

Un altro capitolo riguarda la tutela del patrimonio archeologico. I comitati chiedono alle amministrazioni competenti aggiornamenti ufficiali sullo stato di ottemperanza alle prescrizioni della Soprintendenza ABAP, con particolare riferimento alle interferenze tra il tracciato della Pedemontana e la fascia di rispetto della Tomba di Cicerone. Per i firmatari, anche questo aspetto deve essere chiarito prima dell’avvio delle fasi operative dell’intervento.

Raffaele Trano

La lettera solleva inoltre una questione urbanistica. Nel territorio comunale di Formia, sostengono i comitati, vi sarebbero interventi edilizi privati già autorizzati o prossimi all’autorizzazione in aree destinate ai futuri cantieri. La domanda posta agli enti riguarda quindi le eventuali misure di salvaguardia da adottare in sede di Conferenza di Servizi e il modo in cui dovranno essere gestiti eventuali conflitti tra diritti dei privati e realizzazione dell’opera pubblica.

Nel mirino finiscono anche le prescrizioni ambientali legate al decreto VIA del Ministero dell’Ambiente. La nota richiama nove prescrizioni di ottemperanza, con particolare riferimento alla gestione delle terre e rocce da scavo e al monitoraggio ambientale delle falde. A questo si aggiunge, secondo i comitati, l’assenza di un adeguato percorso di partecipazione della cittadinanza. Il quadro, sostengono i firmatari, sarebbe reso ancora più complesso da una previsione temporale che collocherebbe l’avvio dei lavori non prima del 2029.

Costi in aumento: da 335 a 651 milioni di euro

È però soprattutto il capitolo finanziario a suscitare forte preoccupazione. Nella lettera viene ricostruita una progressiva crescita del costo dell’intervento: dai 335 milioni di euro indicati nel PFTE del 2023, si sarebbe passati a 532,25 milioni alla fine del 2024, fino agli attuali 651 milioni di euro. I comitati chiedono quindi un aggiornamento dell’analisi costi-benefici da parte della capogruppo Proger e, soprattutto, chiarezza sulle risorse effettivamente disponibili. Secondo quanto riportato nella nota, le coperture finanziarie attualmente effettive ammonterebbero infatti a 79,25 milioni di euro, a fronte di un’opera configurata come lotto unico indivisibile.

Da qui il timore espresso dai comitati che l’assenza di una copertura finanziaria integrale possa esporre il territorio al rischio di una grande opera incompiuta. Nella lettera viene inoltre rivolto un appello ai senatori Nicola Calandrini, Claudio Durigon e Claudio Fazzone affinché il loro impegno sul tema si traduca anche in un’azione istituzionale finalizzata al reperimento delle risorse necessarie.

«Non si può aspettare la Pedemontana per intervenire sulla viabilità»

L’ultima richiesta riguarda il presente, più che il futuro dell’infrastruttura. I comitati ritengono infatti necessario intervenire immediatamente sulla viabilità ordinaria, attraverso risorse destinate alla manutenzione e alla messa in sicurezza delle strade del territorio. L’attesa per la realizzazione della Pedemontana, sostengono, non può tradursi nell’immobilismo di fronte alle attuali criticità della rete viaria, che vengono definite «ormai del tutto paralizzata e insostenibile» non soltanto per Formia, ma per l’intero comprensorio del Sud Pontino.

La richiesta ad ANAS: un tavolo con tutti gli attori

Alla luce delle criticità evidenziate, Comitato Pontone e CISAF chiedono formalmente la convocazione di un tavolo di lavoro urgente presso la sede ANAS. La richiesta è quella di coinvolgere l’amministratore delegato e commissario straordinario di ANAS Claudio Andrea Gemme, i tecnici di ANAS e Proger, Regione Lazio, ASTRAL, i parlamentari del territorio e il consigliere regionale Cosmo Mitrano. L’obiettivo dichiarato è fare chiarezza sullo stato dell’arte della Pedemontana, verificare le eventuali integrazioni progettuali necessarie e affrontare gli aspetti legati alla sicurezza, alla tutela ambientale e all’economia del territorio.

La domanda che emerge dalla lettera è dunque sostanzialmente una: quale sarà il percorso reale della Pedemontana di Formia, con quali risorse e con quali tempi? Per i comitati, dopo anni di rinvii e l’aumento progressivo dei costi, è arrivato il momento di ottenere risposte precise dalle istituzioni e dai soggetti responsabili dell’opera.