Una locandina del 1947 firmata da Virgilio Retrosi lega Formia alla storia della grafica pubblicitaria e turistica del Novecento italiano.
Virgilio Retrosi (Roma, 1892–1975) è una figura poco conosciuta al grande pubblico ma centrale nel panorama delle arti applicate italiane del Novecento. Formatosi al Regio Istituto di Belle Arti di Roma, fu allievo di Duilio Cambellotti, dal quale ereditò una concezione dell’arte fondata sull’equilibrio tra bellezza e funzione. Per Retrosi l’arte doveva essere “bello e utile”: non decorazione fine a se stessa, ma linguaggio capace di entrare nella vita quotidiana. Un’impostazione che dialoga con il gusto Déco italiano, attento alla chiarezza formale e alla comunicazione visiva.
Negli anni Venti Retrosi si afferma come ceramista, collaborando con importanti manifatture dell’Italia centrale. Il suo lavoro più noto è la serie di piatti dedicati ai rioni storici di Roma, realizzata nel 1926. Ogni rione è raccontato attraverso simboli e architetture riconoscibili, con uno stile sobrio ed efficace. La serie, acquistata dal Governatorato, entra nelle collezioni civiche e consacra Retrosi come interprete di una romanità colta ma accessibile, lontana dalla retorica monumentale del periodo.
A partire dagli anni Trenta l’artista concentra la propria attività sulla grafica, collaborando con l’Ente Nazionale del Turismo. Manifesti e locandine promuovono città d’arte, paesaggi e località balneari, contribuendo a costruire l’immaginario dell’Italia turistica del Novecento.
A chiudere idealmente questo percorso, una locandina del 1947 firmata da Virgilio Retrosi, che cita diverse spiagge della provincia di Latina, tra cui Formia. Un dettaglio che racconta lo sguardo dell’artista sul territorio nel primo dopoguerra: la grafica come racconto, la promozione come memoria visiva. Un legame che restituisce a Formia un posto nella storia culturale del suo tempo.














