Frappe, il dolce di Carnevale che arriva dall’antica Roma

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Tra le tradizioni culinarie del Carnevale, le frappe sono certamente quelle più diffuse. Le chiamiamo bugie in Piemonte, chiacchiere in Lombardia, cenci in Toscana, galani in Veneto, poi ancora nastri di suora, nodi d’amore e per finire frappe in Abruzzo e nel Lazio (compreso il Sud pontino). Croccanti e leggere, spolverate di zucchero a velo, presenti in tutte le pasticcerie e nelle cucine di casa, le frappe affondano le loro origini in una storia millenaria. Semplici negli ingredienti, friabili nella consistenza, questi dolci risalgono all’antica Roma, ai tempi dei Saturnali, feste popolari dedicate al dio Saturno. In quell’occasione si preparavano dolci fritti a base di farina e uova, facili da realizzare e destinati a tutta la popolazione. Si trattava di strisce addolcite con il miele: un lontano antenato delle frappe moderne. Una tradizione che il Carnevale ha poi ereditato come momento di abbondanza prima della Quaresima.

Nel corso del Medioevo la ricetta si è evoluta, arricchendosi con ingredienti più raffinati come lo zucchero, arrivato in Europa grazie ai commerci con l’Oriente. Le frappe iniziano così ad assumere l’aspetto che conosciamo oggi: sottili sfoglie di impasto, fritte fino a diventare dorate e friabili. Non dimentichiamo che il Carnevale è la festa dedicata al “carnem levare”, al rovesciamento rituale, all’eccesso alimentare.

Oggi le frappe si trovano in pasticceria, nei forni e sulle tavole di casa, spesso con piccole varianti: al cacao, aromatizzate con agrumi o liquori. Ma il loro significato resta invariato: sono il dolce della festa, della leggerezza e della condivisione.