La sfida di Capitale del mare 2026 e le ombre ambientali del Golfo di Gaeta – L’Associazione “Comunità Lazio Meridionale ed Isole Pontine” e l’Associazione “Incontri e Confronti” in una nota comunicano: “La partecipazione dei Comuni di Gaeta e Sperlonga al conseguimento del titolo “Capitale del mare 2026” ci spinge a
fare alcune considerazioni. Il titolo, che prevede il premio di un milione di euro, è istituito per promuovere e diffondere
la “cultura italiana del mare, tenendo conto di tutte le componenti dell’economia marittima e avendo riguardo alla
valorizzazione e alla conoscenza del mare, alla biodiversità e all’uso sostenibile delle risorse marine”. Le candidature
dovranno includere un piano annuale di iniziative, interventi di valorizzazione del patrimonio marittimo e obiettivi
verificabili. Per quanto è dato sapere il Comune di Sperlonga, sostenuto dai comuni di Ponza e Ventotene, non rinuncia
in favore di Gaeta e ha presentato un progetto di valorizzazione dell’antica via Flacca e dei siti archeologici delle isole
pontine.
A sostenere la candidatura di Gaeta, dopo il sostegno dei comuni di Roma e Napoli, giungono gli appelli del Presidente
della Regione Francesco Rocca e dell’Assessore Giancarlo Righini, che invitano a convergere unitariamente, evitando
dannose logiche di campanile. I nostri, in un moto d’impeto entusiastico (quanto ipocrita), dichiarano che “Gaeta
incarna in modo esemplare il rapporto storico, culturale ed economico con il mare, unendo vocazione portuale, tutela
ambientale, sviluppo sostenibile ed economia blu, da additare addirittura come modello del sistema costiero laziale per
costruire insieme un progetto forte per l’Italia”.
Il golfo di Gaeta già dagli anni ’80 soffriva di un notevole apporto di inquinanti organici ed industriali. Basti ricordare
la raffineria e la centrale nucleare del Garigliano che, a causa di ripetute esondazioni del fiume, disperse Cesio 137 e
Cobalto 60 nel mare tra il Circeo ed Ischia, con particolari depositi all’interno del golfo. Nel 2005 un primo studio delle
acque della rada del prof. Giandomenico Ardizzone indicava lo sversamento in mare di notevoli concentrazioni di
fosforo e di azoto, provenienti principalmente dagli scarichi dei reflui urbani. Il loro apporto all’inquinamento, valutato
in termini percentuali, era dell’ordine del 65/70%.
La situazione già allora era talmente grave che la rada fu dichiarata Area Sensibile (presidenza Marrazzo, delibera
giunta regionale n. 116 del 19 febbraio 2010) e furono disposti circa 2 milioni di euro per adeguare i depuratori, stornati
poi su altri interventi dalla giunta Polverini.
I reflui del depuratore di Gaeta sono scaricati in prossimità del porto
commerciale, praticamente addosso alla spiaggia di Vindicio. L’intensa crescita delle alghe, in particolare di quella
tossica, Ostreopsis Ovata, stimolata da azoto e fosforo e dal riscaldamento delle acque, ha sostituito la Posidonia
Oceanica, preziosa pianta che produce ossigeno, di cui il golfo era ricchissimo. Lo studio SAMOBIS del 2015
confermava lo stato di criticità delle acque del golfo, riaffermando quanto già emerso con lo studio del 2005.
Uno studio dell’ARPA Lazio (“Specie aliene e microplastiche – monitoraggio delle coste laziali 2015 – 2020”) circa la
presenza di microplastiche in mare sulle 4 stazioni di rilevamento di Formia, San Felice Circeo, Ostia e Tarquinia, ha
evidenziato nella prima stazione, quella di Formia, la percentuale maggiore di microplastiche: 0,076 per metro quadrato.
Com’è noto le microplastiche finiscono nelle carni dei pesci e poi in quelle degli umani.
Il 19 luglio 2022, la Regione Lazio (Presidente Zingaretti) approvò la carta vocazionale che indicava le aree in cui
praticare la pescicoltura, ma gli allevamenti sono rimasti sempre al centro del golfo, davanti Formia. L’attuale Giunta
Regionale Rocca, con la delibera n. 718 del 14/11/2023, ha recentemente teorizzato che gli allevamenti di mitili non
sono inquinanti ma addirittura positivi nel controllo dei nutrienti e pertanto possono restare all’interno del golfo.
Naturalmente ampie proroghe sono state concesse anche agli allevamenti del pesce per restare dove sono. Bisogna
decidere se continuare la recita sul mare che unisce (e in questo caso non è vero), sulla tutela (che non c’è), sulla
biodiversità (abbondantemente ferita), sulla sostenibilità (ampiamente compromessa), o iniziare a fare sul serio,
adottando misure concrete per la tutela del mare.
La direttiva europea 27/11/2024 n. 19 obbliga i comuni sopra i 1000 abitanti al trattamento secondario dei reflui urbani
entro il 2035, mentre i trattamenti terziario (rimozione azoto e fosforo) e quaternario (per i microinquinanti)
diventeranno obbligatori rispettivamente dal 2039 e, dal 2045, per quelli superiori a 150 mila abitanti equivalenti. Per
quell’epoca avremo fatto qualcosa per evitare la replica della recitazione e delle chiacchiere? E se Gaeta dovesse
vincere il premio di un milione di euro, lo spenderà per adeguare il depuratore che sversa i reflui sulla spiaggia di
Vindicio, oppure ingrandirà le luminarie di Natale?
Forse i comuni all’interno del golfo, in primis quello di Formia, avrebbero fatto bene a chiedere queste garanzie in
cambio del sostegno per conseguire il titolo “Capitale del mare 2026”.”














