Una Befana di onde e tempesta: il 6 gennaio 1968 la motonave «Valchisone» affonda al largo di Gaeta

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Naufraghi tra le onde. Disegno del pittore Valerio Savino

Un intero equipaggio in balia del mare forze sette

La motonave «Valchisone» è un cargo di 550 tonnellate di proprietà della società «Talco e Grafite Val Chisone», con sede a Pinerolo. Trasporta talco grezzo dalle miniere sarde agli stabilimenti di macinazione sparsi lungo la costa occidentale della Penisola. A comandarla è Emilio Omiccioli, di 57 anni. Folti capelli neri, sguardo fermo e occhi che brillano come due fanali nella notte. Una sigaretta sempre sulla punta delle labbra nelle lunghe ore di navigazione. Dà ordini a un equipaggio formato da sei uomini: il primo ufficiale Niccolò Vela, napoletano; il macchinista Pantaleo Mastropasqua, di Molfetta; il motorista Giuseppe De Salvi, leccese; i marinai Antonio Bocchieri e Saverio Brunetti, di Gela; Evangelista Boffigi, anch’egli marinaio, livornese. Omiccioli, il comandante che governa la Valchisone con affidabilità anche nei momenti più difficili, è un ligure, di Savona. Il mare, però, certe volte sa essere diabolico e anche i più esperti devono rassegnarsi alla sua potenza.

Dopo le sei e mezza di sabato 6 gennaio 1968, la Valchisone fa prua su Anzio. Il sole sta salendo sull’orizzonte e ormai ha perso la fiamma rossastra dell’aurora per passare dall’arancio al giallo vivido. Il comandante ha la bocca impastata dal sonno e sente il freddo del primo mattino. Il cielo è sgombro di nubi, nulla fa presagire una sciagura. L’acqua sotto la chiglia farfuglia deliziosamente.

Nel primo pomeriggio, a dispetto del mattino sereno, il meteo vira di colpo. Le condizioni del mare iniziano a peggiorare e sale vento di libeccio. La motonave avanza a dieci nodi, ed è in frangenti come questi che emerge il valore di un capitano: occhio esperto e prontezza nel leggere il mare. Omiccioli prevede la burrasca e punta verso la rada di Gaeta. Conta di farcela! Passano alcune ore e, a tre miglia dal faro del porto, la Valchisone è investita da un’onda gigantesca, che inclina il cargo sul fianco sinistro. Ore 17:45, la motonave si capovolge e va a picco in pochi minuti. Raffiche di vento, mare forza sette e cielo prossimo a scurirsi. Gli uomini sono in preda al panico, solo il comandante riesce ad avere sangue freddo. Intravede il canotto a una decina di metri, che si era sganciato automaticamente dal ponte della nave, ed esorta i suoi a raggiungerlo. Riescono a salirci, mentre le mostruose creste incalzano il gommone. L’eco insistente e selvaggio dei rumori del mare e della pioggia accompagna i marinai tutta la notte, tra speranza e angoscia. Sentono i colpi delle ondate che investono la scialuppa da tutte le parti. Il peggio deve ancora arrivare.

La corrente spinge il canotto verso Castelvolturno e a duecento metri dalla costa, all’alba della domenica, il gommone si capovolge, scaraventando nuovamente in acqua i naufraghi. Sembra prossima la fine ma Antonio Bocchieri, ottimo nuotatore, riesce a raggiugere terra e a dare l’allarme. Gli altri membri dell’equipaggio saranno salvati dai pescatori della cittadina campana e ricoverati nella clinica «Pineta grande».

Ore 12:45, domenica 7 gennaio 1968. I ruggiti della tempesta e i feroci cavalloni della notte sono solo un brutto ricordo.

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Pierluigi Larotonda
Laureato in Economia, ha collaborato col giornale web primaPrato, cronaca, e con Bisenziosette, settimanale carta stampata, occupandosi soprattutto di arte e libri. Ha scritto alcuni articoli culturali su Affari Italiani (2009). Conduce da molti anni il programma culturale Racconti Urbani su Radiocanale7 (arte, letteratura, storie metropolitane). Accanito lettore, tra i suoi libri l'almanacco calcistico NAZIONALI SENZA FILTRO (prefazione dell'osservatore tecnico azzurro del 2006, Giampiero Ceccarelli) e il saggio inchiesta IL DELITTO AMMATURO (presentato in Sala Stampa Camera dei Deputati l'8 novembre 2022 e con prefazione del giornalista Simone Di Meo). Ultimo volume pubblicato: Pali Azzurri, almanacco illustrato dei portieri della Nazionale italiana - prefazione di Giovanni Galli