Lavoro e salari nel Golfo di Gaeta: cresce l’occupazione, ma resta il nodo dei redditi bassi – I dati diffusi dall’Osservatorio statistico INPS sul lavoro dipendente privato nel 2024 raccontano un’Italia che crea occupazione ma continua a produrre profonde disuguaglianze salariali. Un quadro nazionale che trova una conferma puntuale anche nel Golfo di Gaeta, territorio che vive di turismo, commercio, edilizia e servizi, ovvero proprio quei settori che crescono di più ma pagano meno.
A livello nazionale la retribuzione media annua si ferma a 24.486 euro, con un divario impressionante tra chi sta in cima e chi resta alla base della piramide: i dirigenti arrivano a 163.643 euro l’anno, mentre i lavoratori della ristorazione e degli alberghi si fermano a 11.233 euro. Una forbice di oltre 14 volte che non è un’astrazione statistica, ma una realtà quotidiana anche per migliaia di famiglie del Sud pontino.
Nel Golfo di Gaeta – da Formia a Gaeta, passando per Minturno, Scauri e i comuni limitrofi – il tessuto produttivo è fortemente sbilanciato verso turismo, ristorazione, commercio e costruzioni. Sono gli stessi comparti che nel 2024 spiegano oltre il 60% della crescita occupazionale italiana, ma che restano sotto la media salariale.
Il turismo, motore economico dell’area soprattutto nei mesi estivi, è anche il settore con le retribuzioni più basse: poco più di 11mila euro annui a livello nazionale, con appena 183 giornate lavorate in media. Nel Golfo questo significa stagionalità spinta, contratti brevi, part-time involontari e una forte dipendenza dai mesi estivi. L’occupazione cresce, ma spesso non consente una vera autonomia economica.
Il commercio, altro pilastro locale, registra salari medi intorno ai 23.500 euro, mentre le costruzioni – protagoniste negli ultimi anni grazie ai bonus edilizi – si attestano sui 22mila euro annui. Numeri che spiegano perché, anche lavorando, molte famiglie faticano a far fronte all’aumento del costo della vita.
Il quadro diventa ancora più critico se si guarda a giovani e donne. Nel Golfo di Gaeta il part-time è largamente diffuso, soprattutto tra le lavoratrici, in linea con il dato nazionale che vede quasi una donna su due impiegata almeno per una parte dell’anno con orario ridotto. Questo si traduce in stipendi medi ben al di sotto dei 20mila euro annui, alimentando il fenomeno del “lavoro povero”. I giovani entrano spesso attraverso apprendistati o contratti intermittenti, che a livello nazionale valgono appena 2.648 euro annui per chi lavora in media 48 giorni l’anno. Nel turismo locale, l’intermittenza è la norma: si è occupati “sulla carta”, ma senza una reale continuità reddituale.
Il Golfo di Gaeta sconta anche la collocazione geografica. Il Mezzogiorno resta l’area con le retribuzioni più basse d’Italia, lontana dai livelli del Nord-ovest, dove la media supera i 28.800 euro. Non è solo una questione di stipendi, ma di struttura produttiva: qui mancano i settori ad alta specializzazione – finanza, energia, industria avanzata – che garantiscono salari più elevati e stabilità.
L’agricoltura, presente soprattutto nell’area di Minturno e nell’entroterra, mostra segnali di crescita occupazionale anche nel Lazio, ma resta segnata da stagionalità e redditi contenuti, soprattutto per gli operai agricoli. Il dato più emblematico è questo: il lavoro aumenta dove si paga meno. Anche nel Golfo di Gaeta, l’espansione dell’occupazione non si traduce automaticamente in benessere diffuso. La redistribuzione verso l’alto delle fasce retributive esiste, ma riguarda una minoranza. La maggioranza resta compressa sotto i 25mila euro annui, spesso con contratti frammentati.
Il risultato è un’economia che regge grazie alla flessibilità dei lavoratori, ma che fatica a trattenere giovani qualificati e a offrire prospettive di lungo periodo. Molti cercano altrove – nel Nord o all’estero – quelle opportunità che il territorio non riesce ancora a garantire. Per il Golfo di Gaeta la sfida è chiara: non basta creare posti di lavoro, serve migliorare la qualità del lavoro. Destagionalizzare il turismo, puntare su servizi qualificati, valorizzare logistica, economia del mare, cultura e formazione può essere la chiave per uscire dalla trappola dei salari bassi.
I numeri INPS raccontano un’Italia che cresce “in quantità”, ma resta fragile “in qualità”. Nel Golfo di Gaeta questa contraddizione è sotto gli occhi di tutti: più occupazione, sì, ma ancora troppo spesso senza sicurezza, senza continuità e senza stipendi adeguati a costruire un futuro stabile.














