Tanti artisti, tra gli anni Cinquanta e Sessanta, hanno dedicato parte della loro vita o delle loro vacanze a Sperlonga. Raf Vallone, Carlo Tuzzi, Edith Bruck, Isa Barzizza, Domenico Purificato, solo per citarne alcuni. Artisti che portarono alla ribalta il piccolo borgo, rendendolo uno dei luoghi più affascinanti della costa laziale. Sperlonga divenne un rifugio per attori, artisti e scrittori di fama internazionale in cerca di anonimato. Tra i visitatori illustri si annoverano Brigitte Bardot, Marlene Dietrich, Arthur Miller e John Cheever. Certamente Raf Vallone è considerato il principale promotore della città in quel periodo; dopo aver girato un film sul posto, acquistò una villa e vi invitò amici famosi come Albert Camus.
Il paese presentava due volti distinti: quello estivo, vivace e mondano, e quello fuori stagione, sospeso e fuori dal tempo. Durante i mesi del solleone, Sperlonga si animava di ristoranti, pizzerie, bar, orchestre che suonavano dal vivo e stabilimenti balneari affollati. Fuori stagione, invece, era possibile naufragare in un mare di malinconia: starsene sdraiati per ore su una poltrona davanti alla finestra, sentendo sulla pelle il tiepido calore del sole invernale e ascoltando il ritmo costante delle onde.
Va detto che registi, attori, attrici e pittori sceglievano Sperlonga soprattutto per la straordinaria bellezza del luogo e del suo mare: un mare blu, dolce più del miele.
Proprio a Sperlonga, nel 1963, Jean-Luc Godard girò alcune scene de “Il disprezzo”, tratto dal romanzo di Alberto Moravia. In quel film, il borgo dalle casette bianche veniva spacciato per Capri, mito per eccellenza della Dolce Vita. Di quelle giornate restano le celebri fotografie di Brigitte Bardot sulla spiaggia accanto a Michel Piccoli.
Sperlonga compare nel cinema degli anni Sessanta anche ne “Il sorpasso” (1962). In “Polvere di stelle” (qui siamo già nel 1973), regia di Alberto Sordi, ci sono alcune scene esterne e di passaggio tra Terracina e Sperlonga. Nel film “Le soldatesse” (1965), diretto da Valerio Zurlini, la storia è ambientata nei Balcani ma alcune riprese furono fatte sul litorale laziale, inclusa l’area di Sperlonga.
Sulle spiagge di Sperlonga, l’attrice genovese Marisa Solinas, mentre girava una scena di un film nel maggio 1964, cadde da una roccia alta quattro metri, riportando diverse ferite alla gamba destra e al ginocchio sinistro.
Tra cinema, arte e il mito di Ulisse, anche Sperlonga ha giocato la sua parte in quel cinema che, in quegli anni, voleva cambiare il mondo.














