Viabilità fragile nel Golfo di Gaeta: frane, cedimenti e polemiche tra emergenze e ritardi – Il Golfo di Gaeta torna a fare i conti con una rete viaria sempre più fragile, stretta tra dissesto idrogeologico, cedimenti strutturali e tensioni istituzionali. Da Spigno Saturnia a Formia, fino all’asse panoramico tra Itri e Sperlonga, le chiusure delle strade provinciali stanno producendo effetti pesanti sulla sicurezza, sull’economia locale e sulla qualità della vita dei cittadini.
A Spigno Saturnia la situazione è particolarmente critica. Dopo l’emergenza frana in località Campodivivo del 30 gennaio, il 5 febbraio 2026 la Provincia di Latina ha disposto con ordinanza la chiusura totale della Strada Provinciale 114 “Accesso a Spigno Vecchio”, nel tratto compreso tra il chilometro 0+150 e 0+350.
Il provvedimento si è reso necessario a seguito di un improvviso e preoccupante peggioramento delle condizioni del corpo stradale: una frattura in progressivo ampliamento e un evidente abbassamento del piano viabile, con il dissesto esteso anche al versante sottostante e ad aree private. Tra le possibili cause, anche la presenza di condotte idriche che potrebbero aver aggravato la stabilità del terreno.
Il collegamento con il centro storico è stato deviato lungo percorsi alternativi – la SP Grata–Capodacqua, via Merse e la SP 115 Spigno Nuovo–Spigno Vecchio – ma le criticità restano. Le strade alternative, come Via Merse e la SP 176 “Grata”, presentano carreggiate ridotte e dissesti già in atto, risultando inadeguate a sostenere nel lungo periodo l’incremento di traffico. Disagi che incidono sulla sicurezza, sul trasporto pubblico e sulle attività produttive e artigianali del territorio.
È stato attivato un tavolo tecnico con Comune, Provincia, Acqualatina e consulenti geologi per individuare le cause e programmare gli interventi di messa in sicurezza, ma i tempi restano incerti.
A Formia la chiusura della strada provinciale che collega Castellonorato e Penitro, in seguito alla caduta di un masso dal Monte Tripoli lo scorso 8 gennaio, ha acceso un duro confronto politico.
Secondo le opposizioni, l’area – caratterizzata da forte pendio e da un dissesto idrogeologico noto e aggravato anche da incendi – sarebbe da tempo bisognosa di interventi strutturali. Già nel 2019 uno studio geologico aveva prescritto l’installazione di reti e barriere paramassi per centinaia di metri, con l’obiettivo di partecipare a bandi ministeriali e ottenere fondi a copertura dei costi. Dopo la caduta dell’amministrazione dell’epoca, tuttavia, il progetto sarebbe rimasto fermo, fino al recente episodio.
Gli abitanti denunciano disagi pesanti: percorsi alternativi tortuosi e dissestati, traffico aumentato e tempi di percorrenza dilatati. La chiusura si somma ad altre criticità irrisolte, come l’intervento di Bocca di Rivo, finanziato anni fa ma non ancora completato.
Diversa la posizione del sindaco di Formia, Gianluca Taddeo, che ha assicurato l’attivazione immediata delle procedure di messa in sicurezza in collaborazione con la Provincia di Latina. Dopo la perizia geologica e l’avvio degli interventi urgenti di rimozione, la riapertura del tratto sarebbe prevista, con ogni probabilità, entro la fine di febbraio. Il primo cittadino respinge le accuse di immobilismo e rivendica l’attenzione dedicata alle periferie negli ultimi quattro anni.
La vicenda più emblematica resta però quella della strada provinciale tra Itri e Sperlonga, chiusa dal 30 agosto 2025 per motivi di sicurezza legati alle condizioni dell’asse viario. Una decisione arrivata nel pieno della stagione turistica, con effetti immediati su flussi, attività commerciali e mobilità quotidiana. L’arteria non è solo una strada panoramica tra le più suggestive del territorio, ma un collegamento strategico tra entroterra e costa: fondamentale per il turismo balneare, per le imprese locali e per i residenti. A distanza di oltre sei mesi, la chiusura ha generato tensioni istituzionali e malcontento diffuso, trasformando un problema tecnico in una questione sociale ed economica di ampia portata.
Le tre vicende, pur con dinamiche diverse, raccontano una fragilità infrastrutturale comune. Dissesto idrogeologico, manutenzioni rinviate, carenza di programmazione e difficoltà nel reperire e spendere risorse pubbliche si intrecciano in un territorio già esposto a criticità morfologiche.
Nel Golfo di Gaeta la viabilità non è soltanto un tema tecnico: è una questione di coesione territoriale, di competitività economica e di sicurezza pubblica. La sfida, ora, sarà trasformare l’emergenza in occasione di pianificazione strutturale, evitando che ogni evento – una frana, un masso, un cedimento – si traduca nell’ennesima chiusura a tempo indeterminato e in nuove fratture tra istituzioni e cittadini.














