5,7 milioni in povertà in Italia. Docenti fuori sede schiacciati dalla crisi abitativa

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5,7 milioni in povertà in Italia. Docenti fuori sede schiacciati dalla crisi abitativa – Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani lancia un allarme che
riguarda il cuore stesso della Repubblica: la scuola pubblica sta pagando il prezzo più alto
dell’esplosione delle disuguaglianze economiche e della progressiva marginalizzazione dei diritti
sociali. I dati diffusi da Oxfam restituiscono un quadro globale in cui la ricchezza dei miliardari
cresce a ritmi senza precedenti mentre la riduzione della povertà mondiale resta sostanzialmente
ferma da sei anni, la povertà estrema torna ad aumentare in Africa, quasi metà dell’umanità vive in
condizioni di povertà e un abitante su quattro soffre di insicurezza alimentare. È una frattura che
non resta confinata nei report internazionali: attraversa i territori, entra nei quartieri, si riflette nelle
classi.


In Italia questa divaricazione assume tratti sempre più evidenti. I grandi patrimoni si espandono, le
opportunità si concentrano, la mobilità sociale si riduce. Ma c’è un aspetto che troppo spesso resta
sullo sfondo e che oggi, invece, deve diventare centrale: la questione abitativa come fattore
strutturale di indebolimento del sistema scolastico. La crescita dei canoni di locazione, soprattutto
nei grandi centri urbani e nelle aree a maggiore tensione abitativa, sta colpendo direttamente i
docenti fuori sede, compresi quelli di ruolo. Non parliamo più soltanto di precarietà temporanea:
parliamo di insegnanti stabilizzati che, pur avendo superato concorsi e ottenuto una cattedra, si
trovano a destinare una quota insostenibile del proprio stipendio all’affitto, spesso in condizioni
abitative provvisorie o penalizzanti.
Questa situazione produce effetti immediati sulla qualità della scuola. La continuità didattica, che è
un diritto degli studenti prima ancora che un’esigenza organizzativa, viene compromessa da
trasferimenti forzati, richieste di mobilità, rinunce e dimissioni. L’energia professionale si disperde
tra lunghi spostamenti, costi eccessivi, precarietà di vita. Un docente che vive nell’incertezza
abitativa non è meno competente, ma è più esposto, più fragile, meno sostenuto. E quando a essere
fragile è chi educa, l’intero sistema educativo si indebolisce.
La scuola dovrebbe rappresentare l’argine contro la riproduzione delle disuguaglianze, il luogo in
cui il diritto all’istruzione si traduce in possibilità concreta di emancipazione. Ma se chi insegna non
può permettersi di vivere nel territorio in cui lavora, se la stabilità lavorativa non coincide con una
stabilità abitativa minima, allora il diritto allo studio viene eroso alla radice. La questione casa non è
un tema accessorio: è una condizione materiale per l’effettività dell’articolo 3 della Costituzione e
per la piena attuazione del diritto all’istruzione.


Per questo il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani richiama
l’attenzione delle istituzioni e in particolare del Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe
Valditara, affinché la condizione dei docenti di ruolo e non fuorisede diventi oggetto di una
riflessione politica strutturale e non episodica. Non è sufficiente rivendicare il valore del merito o
celebrare i dati occupazionali se non si affronta il nodo concreto delle condizioni di vita del
personale scolastico. Garantire il diritto all’istruzione significa anche garantire a chi insegna la
possibilità di vivere dignitosamente nel luogo in cui presta servizio.
Le disuguaglianze estreme non sono soltanto un problema economico: sono un problema
democratico. Quando la ricchezza si concentra e il potere si addensa nelle mani di pochi, le priorità
collettive si deformano. I servizi pubblici diventano variabili dipendenti, le politiche sociali si
frammentano, la scuola rischia di essere lasciata sola a compensare fratture che non può colmare da
sola. In questo scenario, la crisi abitativa dei docenti fuori sede è il sintomo di un modello che
chiede alla scuola di risolvere i divari senza fornirle gli strumenti per farlo.
Il Coordinamento ribadisce che difendere la scuola significa investire nelle sue persone, nella loro
stabilità, nella loro dignità professionale e personale. Senza un intervento serio sulle politiche


abitative e sul rapporto tra salari e costo della vita, la retorica della centralità dell’istruzione resterà
tale. La scuola è il luogo in cui si costruisce il futuro democratico del Paese. Ma nessuna
democrazia può dirsi solida se chi la educa è costretto a scegliere tra il proprio lavoro e una casa
sostenibile.” Lo comunica il prof. Romano Pesavento
presidente CNDDU