Nel Mediterraneo un cefalopode Alieno, il Calamaro di Lesson – C’è un nuovo ospite nei nostri mari, e non passa inosservato. Si tratta del cosiddetto calamaro di Lesson, una specie originaria di acque lontane, tipiche dell’Indo-Pacifico, che negli ultimi tempi è stata segnalata sempre più spesso anche nel Mediterraneo. Un incontro che incuriosisce pescatori, appassionati di mare e studiosi, ma che soprattutto racconta una storia più grande: quella di un mare che sta cambiando.
Il calamaro di Lesson colpisce per le sue dimensioni, per il corpo slanciato e per la straordinaria capacità di mutare colore, mimetizzandosi con l’ambiente circostante in pochi istanti. Non è una creatura misteriosa o sconosciuta alla scienza, ma la sua presenza nel Mediterraneo rappresenta un segnale chiaro di come gli equilibri marini siano sempre più dinamici, permeabili e in trasformazione.
Negli ultimi anni, il nostro mare ha visto l’arrivo di numerose specie non autoctone, provenienti da bacini più caldi. Un fenomeno che non avviene per caso: l’aumento della temperatura dell’acqua, le modifiche delle correnti marine e l’intensificarsi dei collegamenti tra mari diversi hanno creato le condizioni ideali perché nuove specie trovassero spazio e possibilità di adattamento anche lontano dai loro habitat originari.
Il calamaro di Lesson si inserisce in questo scenario come un vero e proprio indicatore biologico. La sua comparsa non implica automaticamente un pericolo, ma solleva interrogativi importanti. Come interagirà con le specie locali? Quale ruolo potrebbe assumere nella catena alimentare? E soprattutto, si tratta di presenze sporadiche o dell’inizio di un insediamento stabile?
Per i pescatori, l’incontro con questo cefalopode è spesso sorprendente. Non rientra nelle catture “tradizionali” del Mediterraneo, e proprio per questo viene raccontato, fotografato, condiviso. Per i ricercatori, invece, ogni segnalazione è un tassello utile a comprendere la velocità e la direzione dei cambiamenti in atto.
Il Mediterraneo, mare chiuso e storicamente fragile, si conferma così un laboratorio naturale a cielo aperto. Qui, più che altrove, gli effetti del riscaldamento globale e delle trasformazioni ambientali diventano visibili in tempi relativamente brevi. Specie che arrivano, altre che arretrano, equilibri che si ridefiniscono.
La presenza del calamaro di Lesson non è quindi solo una curiosità biologica, ma un invito a osservare con maggiore attenzione ciò che accade sotto la superficie. Racconta di un mare che non è immobile, ma vivo, in continuo dialogo con il resto del pianeta. E ricorda quanto sia importante monitorare, comprendere e rispettare un ecosistema che, silenziosamente, sta già cambiando.














