La seguente intervista è stata rilasciata all’autore poco tempo prima che venisse a mancare.
La senatrice Fedeli è stata sindacalista, nella XVII legislatura è vicepresidente vicaria del Senato della Repubblica. Ministra dell’istruzione, dell’università e della ricerca nel governo Gentiloni.
Senatrice Fedeli, quando e come è nata la sua passione politica? Quali sono stati i suoi primi passi nel mondo dell’impegno civile e sindacale, e chi sono state le figure che l’hanno formata e ispirata?
Il mio impegno politico è iniziato abbastanza presto: nella mia classe, alle elementari, c’era una ragazza che veniva emarginata poiché abitava in campagna, la si teneva a distanza, anche l’insegnante la lasciava isolata all’ultimo banco. Vedendo ciò, mi ribellai subito perché non ritenevo giusto che lei dovesse rimanere da sola e chiesi spiegazioni all’insegnante. Allora, non ero in grado di chiamarle discriminazioni, però quel tipo di sensibilità sulla diversità della vita che conducevamo mi ha sempre caratterizzato, tanto che, successivamente, verso i tredici anni, quando ho iniziato le magistrali è iniziato subito il mio impegno civile. Naturalmente, bisogna considerare il clima di quegli anni influenzati dai movimenti giovanili.
Il mio primo impegno civile è stato a Treviglio in una parrocchia che frequentavo da non credente, anche se la mia formazione è avvenuta in scuole cattoliche, dove aiutavo i ragazzi delle elementari a fare i compiti.
Successivamente, quando mi sono trasferita a Milano per prendere il diploma di assistente sociale, era a cavallo del Sessantotto, sono stata presa dentro e ho iniziato il mio percorso politico, di studio dei testi politici ma anche di impegno concreto nei movimenti studenteschi e nelle fabbriche, intrecciandolo con l’adesione al movimento femminista milanese. Fondamentale è stata la Cgil milanese, sempre molto aperta, con la quale sono entrata in contatto come maestra nella scuola dell’infanzia per il Comune di Milano. In quel percorso ho incontrato diversi esempi come Teresa Noce, la prima segretaria dei tessili dopo la Liberazione, oltre ad essere stata una valente partigiana. Anni dopo io sono stata l’ultima segretaria generale dei tessili della Cgil. Inoltre, per la mia formazione sono stati decisivi Luciano Lama e Bruno Trentin, i quali hanno contribuito ad una mia formazione più europea ed internazionale. Sul piano più strettamente politico Nilde Iotti, Tina Anselmi ma anche Adele Faccio dal punto di vista dell’esperienza del diritto ad una maternità libera e consapevole. Oggi lo vedo meno nei giovani che scelgono di fare politica, ma ai nostri tempi, c’era molto studio e approfondimento che è stata la più grande formazione che potessimo avere.
Durante la sua esperienza al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, in che modo ha cercato di tradurre concretamente i valori della sinistra riformista nelle politiche educative? Come crede che questi valori possano e debbano declinarsi oggi, in questo nuovo contesto sociale ed economico?
Quando sono stata nominata ministra venivo da due anni in cui ero stata vicepresidente vicaria del Senato, ma ancora prima, nelle responsabilità sindacali, avevo sempre messo al centro lo studio, l’apprendimento come tema fondamentale per superare la più profonda diseguaglianza che si possa vivere, ovvero non avere l’accesso all’istruzione. Da parlamentare avevo seguito, passo dopo passo, la legge “Buona Scuola” in particolare la definizione del comma 16 quello contro la violenza di genere.
Per me è stato un punto d’onore arrivare al Ministero il 12 dicembre 2016, quando era da poco stata approvata la “Buona scuola” e svolto uno sciopero generale molto riuscito contro quella legge.
Il mio impegno si è concentrato nel riprendere il dialogo con le forze sociali, con i sindacati, con la rappresentanza dei genitori, con la rappresentanza degli studenti: un lavoro di coinvolgimento, di confronto per applicare le deleghe che quella legge aveva. Abbiamo rimesso al centro il tema del diritto allo studio, la qualificazione e l’innovazione nella preparazione e nella selezione dei docenti che è un tema centrale perché se tu vuoi dare un apprendimento qualificato devi avere dei docenti altrettanto qualificati; un percorso importante purtroppo interrotto.
Ecco cosa vuol dire essere riformisti: una legge va scritta, applicata e poi monitorata nella sua applicazione con i soggetti che poi la devono attuare. Il cosiddetto riformismo dall’alto non esiste, anche l’idea migliore senza coinvolgimento dei soggetti che la devono attuare è inefficace. Il riformismo è metodo per far stare meglio le persone nell’ambito del lavoro, della vita, della convivenza democratica e per fare questo devi coinvolgere tutti. Bisogna avere la pazienza della democrazia, cioè del confronto, dell’ascolto e della capacità di fare sintesi.
Lei ha avuto modo di incontrare più volte Papa Francesco, quali raccomandazioni o riflessioni le ha affidato il Pontefice, in particolare sul tema dell’educazione e dell’inclusione sociale?
Un incontro straordinario iniziato con un elemento che ha coinvolto entrambi in settimane differenti: Appena diventata Ministra, da una tipografia anonima sono stati stampati dei manifesti contro di me con i quali è stata tappezzata tutta Roma. Chi lo ha fatto, avrà avuto sicuramente molti soldi tanto che due settimane dopo la medesima tipografia ha fatto la stessa cosa contro Papa Francesco. Quanto accaduto, già dai primi incontri, ci ha messo in una relazione particolare.
Lui mi ha sempre spinto e stimolato, anche molto sostenuto, nel valore dell’educazione e dell’inclusione. Grazie a lui ho fatto molte esperienze sulla scuola argentina, impegnata a sostenere i ragazzi che non hanno le risorse per un’adeguata istruzione. Per Papa Francesco l’incontro con le studentesse e gli studenti è stato un punto centrale. Sempre ci siamo scambiati opinioni sul senso dell’istruzione intesa come educazione all’inclusione, alla cittadinanza, alla pace.
Ricordo bene il grande incontro con Papa Francesco nella sala Nervi con tantissime scuole e docenti per parlare del valore dell’educazione come punto fondamentale di una cittadinanza democratica, inclusiva e civile. Aveva molto a cuore questi temi. Da ministra lanciai la campagna, che adesso si fa ogni anno, contro il bullismo e il cyberbullismo per responsabilizzare gli studenti e lui, in una iniziativa che si tenne nello stadio di Milano, parlò direttamente ai ragazzi e alle ragazze per esortare loro a non essere indifferenti quando un compagno subisce discriminazione, violenza. È stato un Papa attentissimo ai giovani, emerge anche dai suoi scritti tanto che mi chiese di fare la prefazione al suo libro “Imparare ad imparare” nel quale spiegava la sua visione delle politiche per l’educazione e la centralità della scuola nella società.
Grazie a “Civico 142”, un’esperienza radiofonica e di educazione civica innovativa, ogni martedì dialoga con gli studenti di tutta Italia per approfondire gli articoli della Costituzione Italiana. Ci può raccontare come è nata questa idea, quali obiettivi si pone e che tipo di informazione e dialogo vuole promuovere? Come vede il ruolo dei media indipendenti nell’attuale panorama della comunicazione politica?
I media indipendenti purtroppo fanno fatica a vivere, a sopravvivere e ad affermarsi. Purtroppo, siamo in un’epoca in cui i media sono molto schiacciati, a volte, su false verità ma soprattutto su molti algoritmi che ti inducono ad un pensiero unico.
Questa radio nasce da un’esperienza di radio del liceo Kennedy di Roma che poi si è strutturata. Il dialogo attraverso questo strumento ti dà l’opportunità di connetterti con le esperienze migliori che ci sono nelle scuole, di far dialogare le studentesse e gli studenti, ma anche di far conoscere le esperienze migliori dei docenti.
Penso che la radio sia uno strumento straordinario, e quindi sollecitata dal direttore della Radio, vista la mia esperienza ho deciso di dare un contributo. Da ministra, a gennaio del 2018, feci arrivare in tutte le scuole per la prima volta, una copia della Costituzione con la presentazione del Presidente Mattarella per ogni studente di ogni ordine e grado di scuola. Mi ero resa conto che lo studio e la conoscenza della Costituzione non era un elemento diffuso, memore di ciò ho pensato di fare lo stesso alla radio: articolo per articolo. L’obiettivo è riprendere il dibattito che aveva portato le forze politiche a costruire ogni singolo articolo della Carta. L’orizzonte è far vivere, dentro le classi il perché si è arrivati a quelle singole parole a quella formulazione, il dibattito che c’è stato tra forze politiche differenti, tra culture differenti. Da qui siamo partiti quattro anni fa, poi man mano, siamo arrivati anche a far conoscere, approfondire e a discutere gli articoli dell’Agenda 2030 e ad interloquire con fatti che accadono nella società che i ragazzi vedono sui social.
Dietro radio come questa, c’è molto valore civico perché la comunità educante è la più straordinaria comunità che deve tutelare, dare forza oltre gli strumenti di istruzione, formazione ed educazione ai ragazzi che diventano forti se conoscono, se hanno dei docenti che li ascoltano e li sollecitano.
Senatrice, quale messaggio descrive meglio la sua esperienza nel mondo dell’educazione che lascerebbe in eredità ai giovani?
Essere sempre curiosi, non fermarsi mai alla prima apparenza, approfondire, studiare e non avere mai pregiudizi.














