L’Orologio dell’Apocalisse segna 85 secondi alla mezzanotte: il mondo davanti alle sue fragilità – Ottantacinque secondi. È questa la distanza simbolica che oggi separa l’umanità dalla mezzanotte secondo l’Orologio dell’Apocalisse. Un valore mai raggiunto prima, che non va letto come una previsione, ma come il segnale di un accumulo di tensioni e fragilità che rende il sistema globale sempre più instabile.
L’Orologio dell’Apocalisse è uno strumento simbolico ideato nel secondo dopoguerra da un gruppo di scienziati e intellettuali per rappresentare, in forma immediata e comprensibile, il livello di pericolo che le attività umane pongono alla sopravvivenza della civiltà. La mezzanotte indica la catastrofe globale, mentre lo spostamento delle lancette esprime una valutazione complessiva dei rischi, basata sull’analisi del contesto geopolitico, ambientale e tecnologico. Non misura il tempo reale e non annuncia una fine imminente: serve piuttosto a richiamare l’attenzione sulle conseguenze delle scelte collettive.
Nel 2026, la decisione di avvicinare ulteriormente le lancette riflette innanzitutto il ritorno centrale della minaccia nucleare. Dopo anni in cui l’idea di una guerra atomica sembrava appartenere alla storia, oggi il linguaggio dell’escalation e della deterrenza è tornato a occupare uno spazio quotidiano nel dibattito internazionale. I conflitti in corso appaiono meno confinabili, più intrecciati a equilibri globali e, soprattutto, più difficili da disinnescare. A questa dimensione si somma una crisi climatica che continua ad aggravarsi. Il riscaldamento globale non è più solo una questione ambientale, ma un moltiplicatore di instabilità: intensifica eventi estremi, mette sotto pressione economie e sistemi sociali, accentua disuguaglianze e tensioni geopolitiche. Il problema, ormai, non è la mancanza di dati o di allarmi, ma la distanza tra le promesse e le azioni concrete.
C’è poi il fattore tecnologico. L’accelerazione dell’innovazione, dall’intelligenza artificiale alle biotecnologie, apre possibilità enormi ma introduce anche rischi sistemici difficili da governare. Tecnologie sempre più potenti si diffondono in un contesto di regole incerte e cooperazione limitata, aumentando la probabilità che errori, abusi o incidenti abbiano effetti su scala globale. Il filo che lega questi elementi è la crescente difficoltà di cooperare. In un mondo profondamente interdipendente, la frammentazione politica e la sfiducia reciproca diventano esse stesse una minaccia. Le crisi non si presentano più in modo isolato, ma si sovrappongono, si alimentano e riducono progressivamente il margine di manovra.
L’Orologio dell’Apocalisse viene spesso criticato per il suo carattere simbolico e per l’assenza di criteri matematici rigorosi. Ma è proprio questa natura a renderlo efficace: non indica una data di scadenza, bensì uno stato delle cose. Ricorda che il pericolo non è un evento improvviso, ma il risultato di decisioni ripetute, rinvii e mancate assunzioni di responsabilità.
Ottantacinque secondi alla mezzanotte non significano che la fine sia vicina. Significano che il tempo per correggere la rotta si è ridotto e che le scelte compiute oggi pesano più di ieri. In fondo, l’Orologio dell’Apocalisse non misura il tempo che resta, ma il grado di consapevolezza con cui stiamo decidendo il nostro futuro.













