“L’Orca assassina”, di Arthur Herzog: un romanzo cult che merita di essere riletto

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Il Leviatano, il mostro marino che ritorna spesso nelle pagine degli scrittori d’avventura, viene evocato anche da Arthur Herzog nel romanzo cult L’Orca assassina (1977). È una storia di battaglie tra uomini e mostri: tra un uomo, Jack Campbell, e un’orca che vuole — e deve — vendicare la morte della propria compagna e del cucciolo. Un duello destinato a consumarsi tra i ghiacci, oltre lo stretto di Belle Isle, che separa la penisola del Labrador dall’isola di Terranova.

Il grande cetaceo è qui qualcosa di ben più di un animale: risveglia paure antiche. Talvolta ha occhi color vermiglio, altre volte assumono sfumature d’ambra. È una creatura infernale, maledetta, tenebrosa. Un romanzo da cui è stato tratto il film prodotto da Dino De Laurentiis, con sceneggiatura di Luciano Vincenzoni e musiche di Ennio Morricone, che possiede tutti gli ingredienti del grande racconto d’avventura. Non è vero, come qualcuno sostiene, che la fortuna di certi libri sia brevissima e dilatata solo grazie ai film omonimi. Nel caso de L’Orca assassina, il racconto è avvincente, in parte romantico, avventuroso e misterioso: insomma, un perfetto romanzo di genere.

Su un giornale esce la notizia che ll’Acquario di Tokyo offre centocinquantamila dollari per la cattura di uno squalo tigre. Lo vogliono vivo, non imbalsamato. Un bel malloppo che convince Jack Campbell — inizialmente perplesso — ad accettare la sfida. Quei soldi potrebbero salvare l’attività che gestisce insieme alla sorella Annie e a Paul Sutro: il porticciolo turistico Golden Sands, nei pressi di Miami. Sistemarlo, riparare il molo e ripartire alla grande. L’idea, insomma, può concretizzarsi.

Hanno una barca adatta, il Bumpo, e un equipaggio pronto a prendere il mare senza paura: Jack, Paul, Annie e Gus Novak, con l’immancabile pipa, il miglior meccanico di bordo che ci sia in circolazione. E nessuno al mondo, quando è in vena e non beve, batte Jack Campbell in fatto di navigazione. Vale la pena rischiare e salpare per Montauk Point, nella contea di Suffolk, distante da Miami circa una settimana di mare. È Novak a calcolarne rapidamente la distanza, grattandosi il mento: novecentocinquanta miglia fino a Norfolk, in Virginia. Cinque giorni, più altri due per arrivare a Montauk. In tutto una settimana, poco più o poco meno. Si può fare.

È ancora Novak a proporre l’installazione di un cannoncino a fiocina sull’imbarcazione, spiazzando il capitano Jack Campbell. Perché farlo? Quale pericolo potrebbe mai rappresentare uno squalo? Un’orca sarebbe in grado di ribaltare un piccolo peschereccio, ma certo non uno squalo. Eppure l’ombra dell’orca incombe fin dalle prime pagine di questo romanzo americano. È una narrazione marinaresca che fa sentire l’odore della nafta e il rombo della sala macchine. Tutti i serbatoi sono pieni, compresi quelli di riserva: duemila litri di gasolio.

La caccia allo squalo spinge il Bumpo ben oltre Montauk. Voci di squali tigre avvistati al largo di Capo Cod avevano indotto l’equipaggio a spingersi fino al Maine, ma ancora una volta il mare si era rifiutato di mostrarsi generoso. Poi oltre il territorio statunitense, quando una stazione radio canadese parla di grandi squali tigre osservati nei pressi dell’isola di Terranova, precisamente a South Harbour. In queste acque gelide Jack Campbell è pronto a catturare lo squalo, ma un demonio dal suono acuto, penetrante e selvaggio spezza di netto il corpo del pescecane. È un’orca terribile, con la pinna nera e curva come una scimitarra, segnata da una strana intaccatura. Un demonio che manda all’aria l’affare per cui Jack era partito. Ora, dove trovarne un altro?

Durante questa disavventura Jack conosce Jacob Umilak, grande capo indiano che custodisce il segreto della pinna lacerata del cetaceo, e Rachel, alta, dagli occhi azzurri, studiosa del comportamento delle orche. Tra i due nascerà l’amore, nonostante un’iniziale e reciproca insofferenza. Ma in questo racconto c’è poco spazio per le tenerezze. Fallito l’obiettivo dello squalo, Jack decide di catturare un’orca. Portare un cetaceo così maestoso all’acquario giapponese, al posto di un pescecane, potrebbe fruttargli persino più dei centocinquantamila dollari pattuiti.

Belzebù si aggira costantemente nella trama di Herzog. Jack, nel tentativo di catturare un’esemplare femmina, finisce per ucciderla insieme al piccolo che stava partorendo. L’orca, issata lentamente fuori dall’acqua, si contorce nel dolore, emettendo suoni simili a belati. Una scena raccapricciante, di violenza assoluta.

Il maschio è Pinnarotta, l’orca dalla pinna lacerata, e prepara la sua vendetta. Porta il terrore nei villaggi della zona per costringere Jack allo scontro finale. La sfida si consumerà tra i ghiacci e gli iceberg del Mar del Labrador. Tra le lastre di ghiaccio e sotto la superficie, è un inseguimento incessante. Pinnarotta, forte e feroce, uccide l’indiano Umilak — responsabile, si scoprirà, del taglio alla pinna — ma risparmia Rachel e Jack Campbell in un gesto di pietà, quasi di perdono. Come se l’orca, forse meno malvagia degli esseri umani, decidesse di concedere ai due innamorati ciò che a lei era stato negato: una vita con la compagna e il figlio.

Il finale cinematografico è diverso, ma il romanzo resta. Restano le parole, le lettere, la materia viva della scrittura. Perché è lì, e non sullo schermo, che il Leviatano continua a emergere.

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Pierluigi Larotonda
Laureato in Economia, ha collaborato col giornale web primaPrato, cronaca, e con Bisenziosette, settimanale carta stampata, occupandosi soprattutto di arte e libri. Ha scritto alcuni articoli culturali su Affari Italiani (2009). Conduce da molti anni il programma culturale Racconti Urbani su Radiocanale7 (arte, letteratura, storie metropolitane). Accanito lettore, tra i suoi libri l'almanacco calcistico NAZIONALI SENZA FILTRO (prefazione dell'osservatore tecnico azzurro del 2006, Giampiero Ceccarelli) e il saggio inchiesta IL DELITTO AMMATURO (presentato in Sala Stampa Camera dei Deputati l'8 novembre 2022 e con prefazione del giornalista Simone Di Meo). Ultimo volume pubblicato: Pali Azzurri, almanacco illustrato dei portieri della Nazionale italiana - prefazione di Giovanni Galli