Studiò i ghiacciai del Lys
Umberto Monterin nacque nel 1887 a D’Eyola, uno dei villaggi più alti di Gressoney La-Trinité (1850 metri di quota). Ci troviamo nella Valle d’Aosta orientale e fin da bambino Umberto respirò e visse di ghiacciai. Dopo la maturità classica al Cavour di Torino, si laureò in Scienze naturali all’università del capoluogo piemontese. Passeggiando lungo le vie parallele alla corrente del Po, Umberto ammirava, ad ogni intersecazione, sia le Alpi che le onde dolci della collina, innamorandosi di così tanta bellezza. Spinto da un impetuoso desiderio di conoscere, si dedicò allo studio dei ghiacciai dell’alta Valle del Lys, pubblicando, a soli 24 anni, sul bollettino del «Comitato glaciologico italiano» il suo primo lavoro: traendo spunto da una leggenda locale ne dimostrò l’attendibilità per quanto riguarda il clima della zona in epoca remota. L’originalità del suo metodo sta proprio nello studiare le condizioni climatiche in varie epoche e le loro conseguenze sulle vicende umane, dall’economia all’organizzazione della società. Oggi sappiamo che la popolazione Walser, di origine germanica, si stabilì attorno al massiccio del Monte Rosa nell’XI secolo grazie agli studi di Umberto Monterin, il quale accertò che nel periodo intorno l’anno Mille i ghiacciai erano entrati in una fase di forte regresso e dunque tale fatto favorì l’emigrazione di persone verso le zone del Monte Rosa, tra cui appunto la popolazione Walser.
Oltre ai ghiacciai, lo studioso italiano, nel 1934, si occupò anche, per conto della Società geografica italiana, del deserto libico. In particolare esplorò l’area circostante l’oasi di Cufra fino ai massicci montuosi del Tibesti (Ciad), la catena più elevata del deserto del Sahara. Si rese conto della presenza di un’area granitica recante segni di erosione dovuta a torrenziali cadute d’acqua. Giunse alla conclusione -ipotesi ormai accettata- che il Sahara un tempo era a clima pluviale, ricco di fiumi e torrenti.
Un ricercatore, Umberto Monterin, animato dalla voglia di scoprire e documentare. Pubblicò ben sessantatré articoli scientifici e fu vincitore del concorso per la cattedra di Geografia all’università di Cagliari ma l’improvvisa morte, nel 1940, gli tolse la soddisfazione -e la tose soprattutto agli studenti- di insegnare il suo sapere ai giovani.














