Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani interviene nel dibattito suscitato dalle dichiarazioni del presidente dell’Associazione Nazionale Presidi, Antonello Giannelli, riguardanti il confronto tra le retribuzioni dei dirigenti scolastici e quelle del personale docente e ATA. Le numerose reazioni emerse tra gli operatori della scuola evidenziano un disagio professionale che merita attenzione e che non può essere ricondotto a una semplice contrapposizione tra categorie. La questione riguarda il riconoscimento economico del lavoro, la distribuzione delle responsabilità e la capacità delle politiche contrattuali di valorizzare adeguatamente le diverse professionalità che concorrono al funzionamento delle istituzioni scolastiche.

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Il CNDDU ritiene che la diversità degli inquadramenti professionali non costituisca una ragione sufficiente per escludere il confronto tra trattamenti economici. L’articolo 25 del decreto legislativo n. 165 del 2001 attribuisce al dirigente scolastico specifiche responsabilità gestionali, organizzative e amministrative, che giustificano una distinta disciplina retributiva. Tuttavia, il riconoscimento di tali attribuzioni non impedisce di interrogarsi sull’ampiezza delle differenze salariali e sulla loro evoluzione. La comparazione, quando fondata su dati attendibili e criteri omogenei, rappresenta uno strumento di conoscenza delle scelte economiche pubbliche e non una contestazione della funzione dirigenziale.

Il rapporto OCSE Education at a Glance 2026 offre elementi significativi in questa direzione. Le rilevazioni internazionali evidenziano che in Italia la distanza tra le retribuzioni effettive medie dei dirigenti scolastici e quelle degli insegnanti risulta particolarmente ampia. Nella scuola primaria, la retribuzione media effettiva dei dirigenti raggiunge circa tre volte quella dei docenti, mentre nei Paesi OCSE con dati disponibili il vantaggio retributivo medio dei dirigenti si attesta al 51%. Lo stesso rapporto segnala che gli insegnanti italiani della scuola secondaria di primo grado percepiscono mediamente il 33% in meno rispetto agli altri lavoratori con istruzione terziaria considerati nell’indicatore. Tali differenze non consentono valutazioni automatiche sull’adeguatezza delle retribuzioni dirigenziali, ma rendono necessario un approfondimento sulla condizione economica della professione docente e sulle ragioni che caratterizzano l’attuale struttura salariale.

La complessità della gestione scolastica costituisce certamente un elemento rilevante, ma deve essere valutata considerando anche il contributo organizzativo degli insegnanti. L’articolo 1, comma 83, della legge n. 107 del 2015 consente al dirigente scolastico di individuare, nell’ambito dell’organico dell’autonomia, fino al dieci per cento dei docenti per attività di supporto organizzativo e didattico. La disposizione riconosce il ruolo delle collaborazioni professionali nella gestione delle istituzioni scolastiche, senza modificare la titolarità delle responsabilità dirigenziali.

Questa articolazione organizzativa rende tuttavia necessario considerare anche il lavoro concretamente svolto dai docenti incaricati di coordinamento e supporto, frequentemente remunerato attraverso compensi accessori che non incidono stabilmente sul trattamento economico fondamentale.

A tale aspetto si aggiunge la crescente complessità della funzione docente, che comprende attività di progettazione, valutazione, documentazione, personalizzazione dei percorsi formativi, aggiornamento professionale e rapporti con le famiglie. Una parte rilevante di questo impegno si sviluppa al di fuori delle ore di insegnamento e non trova sempre un’adeguata rappresentazione nella valutazione complessiva del lavoro. La progressiva estensione degli adempimenti amministrativi e digitali rende ancora più evidente la necessità di riconoscere economicamente una professione che richiede competenze specialistiche, continuità operativa e capacità di affrontare situazioni educative e organizzative sempre più articolate.

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Il Coordinamento prende atto degli incrementi previsti dai recenti rinnovi contrattuali del comparto Istruzione e Ricerca, relativi al triennio 2022-2024 e ai principali aspetti economici del triennio 2025-2027, sottoscritti definitivamente rispettivamente il 23 dicembre 2025 e il 1° luglio 2026. Si tratta di interventi che devono essere valutati nella loro effettiva portata, ma che non esauriscono la necessità di un recupero del potere d’acquisto e di una più incisiva valorizzazione della professione docente rispetto ad altre attività caratterizzate da requisiti formativi comparabili.

Alla luce di tali considerazioni, il CNDDU rivolge al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, la proposta di promuovere un piano straordinario e pluriennale di adeguamento delle retribuzioni del personale docente, finalizzato a conseguire un incremento strutturale della retribuzione fondamentale corrispondente ad almeno 300 euro netti mensili per tredici mensilità, aggiuntivo rispetto agli aumenti già definiti dalla contrattazione nazionale. Il Coordinamento chiede al Ministro di favorire, d’intesa con il Ministero dell’Economia e delle Finanze e nel rispetto delle competenze degli organismi negoziali, l’individuazione di risorse finanziarie dedicate e permanenti, attraverso una programmazione progressiva che consenta di realizzare l’intervento senza sottrarre finanziamenti al funzionamento delle istituzioni scolastiche.

L’obiettivo economico proposto dovrà essere tradotto nelle corrispondenti misure retributive lorde, mediante un’adeguata quantificazione degli oneri e tenendo conto delle differenti condizioni fiscali e contributive del personale. L’incremento dovrà avere carattere stabile e non essere subordinato all’assunzione di ulteriori incarichi o all’ampliamento degli obblighi professionali. Il riconoscimento economico dell’insegnamento deve infatti riguardare anzitutto la retribuzione ordinaria, mentre le prestazioni aggiuntive devono continuare a essere oggetto di specifica remunerazione, secondo criteri coerenti con l’impegno richiesto e con le disposizioni contrattuali applicabili.

La stessa attenzione deve essere riservata alla condizione economica del personale ATA, il cui contributo amministrativo, tecnico e ausiliario rimane essenziale per il regolare funzionamento delle scuole. Una politica retributiva equilibrata deve riconoscere le specificità professionali senza trasformarle in motivi di contrapposizione, prestando particolare attenzione anche alle fasce salariali meno elevate.

Il CNDDU ritiene inoltre che il linguaggio utilizzato dalle rappresentanze professionali debba favorire un confronto istituzionale rispettoso e documentato. La contestazione di comparazioni considerate metodologicamente inesatte è pienamente legittima, ma non dovrebbe tradursi nella delegittimazione delle richieste economiche provenienti da altre componenti del personale. La collaborazione tra dirigenti, docenti e personale ATA non richiede la rinuncia a discutere criticamente gli attuali assetti retributivi, ma presuppone la capacità di affrontare le divergenze attraverso argomentazioni verificabili e una chiara distinzione delle rispettive responsabilità.

Il CNDDU auspica pertanto che il ministro Giuseppe Valditara voglia riservare specifica attenzione alla proposta, promuovendo un confronto istituzionale finalizzato a individuare un percorso concreto di adeguamento degli stipendi degli insegnanti. La differenza tra le funzioni è definita dall’ordinamento, mentre la misura della loro valorizzazione economica deriva da scelte finanziarie e contrattuali che devono poter essere esaminate e aggiornate alla luce delle trasformazioni intervenute nel sistema scolastico.

Il CNDDU ritiene che il disagio professionale emerso nel dibattito pubblico debba trovare una risposta capace di superare la dimensione polemica. Il riconoscimento del lavoro docente non può limitarsi alla constatazione della sua complessità, ma deve tradursi in un miglioramento economico concreto, strutturale e verificabile. È su questa prospettiva che il Coordinamento richiama l’attenzione del Ministro, nella convinzione che una più adeguata valorizzazione retributiva degli insegnanti rappresenti una condizione importante per sostenere l’attrattività della professione, la continuità del servizio e la qualità complessiva del sistema nazionale di istruzione." Lo comunica in una nota il prof. Romano Pesavento, Presidente CNDDU.