Per secoli il Mediterraneo è stato considerato soprattutto come un mare di civiltà, commerci e vacanze. Un bacino apparentemente tranquillo, lontano dall’immagine degli enormi tsunami che associamo al Pacifico o all’Oceano Indiano. Eppure, sotto quella superficie familiare, il Mediterraneo nasconde una complessa rete di faglie, aree sismicamente attive e vulcani che possono, in determinate circostanze, provocare improvvisi spostamenti della massa d’acqua. È proprio per questo che l’UNESCO-IOC, la Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’UNESCO, considera il rischio tsunami nel Mediterraneo un problema concreto di protezione civile. Sul sito ufficiale del programma tsunami dell’organizzazione viene riportato un dato che ha attirato particolare attenzione: la probabilità che nel Mediterraneo si verifichi, nei prossimi 30-50 anni, uno tsunami con un’altezza di almeno un metro è prossima al 100 per cento.

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La cifra può sembrare impressionante, ma deve essere interpretata correttamente. Non significa che l’UNESCO sappia quando arriverà il prossimo tsunami, né che tutte le coste mediterranee saranno colpite da un’onda alta un metro. Si tratta di una valutazione probabilistica riferita all’intero bacino e a un determinato intervallo temporale. Il messaggio, dunque, non è quello di aspettarsi un maremoto imminente, ma di considerare lo tsunami una minaccia naturale dalla quale le comunità costiere devono imparare a proteggersi. La storia dimostra che i maremoti nel Mediterraneo non appartengono alla fantascienza. Eventi di questo tipo si sono verificati in diverse epoche e in differenti aree del bacino. Terremoti, frane sottomarine e attività vulcanica possono infatti provocare perturbazioni improvvise del livello del mare. Nel Mediterraneo la particolare conformazione del territorio rende inoltre alcuni eventi potenzialmente insidiosi: in presenza di una sorgente molto vicina alla costa, il tempo disponibile per reagire può essere estremamente breve.

L’UNESCO sottolinea da anni proprio questo aspetto. Il Mediterraneo è caratterizzato da coste densamente popolate e da un'elevata presenza di infrastrutture, porti, località turistiche e grandi centri abitati. La vulnerabilità, quindi, non dipende soltanto dalla probabilità che si verifichi un fenomeno naturale, ma anche dal numero di persone e di attività che si trovano nelle aree potenzialmente esposte. È una differenza importante. Un terremoto o uno tsunami non diventano necessariamente una catastrofe soltanto per la loro intensità: molto dipende dalla preparazione del territorio e dalla rapidità con cui la popolazione riesce a mettersi al sicuro.

Il vero problema è il tempo

In caso di tsunami, il tempo può diventare il fattore decisivo. Quando l'origine del fenomeno è lontana, un sistema di monitoraggio può individuare il terremoto, valutare la possibilità di generare un maremoto e trasmettere le informazioni alle autorità. Ma se la sorgente si trova a poca distanza dalla costa, il margine di reazione può ridursi drasticamente. Per questo motivo i sistemi di allerta sono soltanto una parte della strategia. L'UNESCO-IOC considera altrettanto importante la preparazione delle comunità: conoscere il rischio, sapere quali sono le vie di fuga, riconoscere i segnali naturali e sapere come comportarsi può fare la differenza quando pochi minuti separano l'evento dalla sua conseguenza.

Lo stesso sistema internazionale di allerta del Mediterraneo, il NEAMTWS, è stato costruito proprio con l'obiettivo di migliorare il monitoraggio, la comunicazione e la capacità di risposta dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo e sui mari collegati. Il sistema coinvolge 40 Stati membri.

Anche l'Italia è coinvolta

Per l'Italia il tema assume un'importanza particolare. La penisola possiede migliaia di chilometri di coste e si trova in una delle regioni geologicamente più attive del Mediterraneo. Nel nostro Paese opera il Sistema di Allertamento Nazionale per i Maremoti generati da terremoti, che coinvolge la Protezione Civile, l'INGV e altri soggetti istituzionali. L'obiettivo è rilevare rapidamente gli eventi sismici potenzialmente capaci di generare uno tsunami e fornire alle autorità le informazioni necessarie per adottare le misure di emergenza. Ma nessun sistema tecnologico può eliminare completamente il problema.

È soprattutto negli eventi molto vicini alla costa che diventa fondamentale la consapevolezza individuale. Un forte terremoto avvertito sulla costa, un improvviso e insolito ritiro del mare o un rapido innalzamento dell'acqua possono essere segnali che richiedono una reazione immediata, senza aspettare necessariamente l'arrivo di un messaggio sul telefono. L'indicazione generale è semplice: allontanarsi dalla costa e raggiungere rapidamente una zona sicura o più elevata seguendo le indicazioni delle autorità e i percorsi di evacuazione.

Minturno, il primo comune italiano “Tsunami Ready”

C'è poi un dato che riguarda da vicino il litorale laziale e che rende ancora più concreto il tema della prevenzione: Minturno è stato il primo comune italiano a ottenere il riconoscimento “Tsunami Ready” dell'UNESCO-IOC. Il riconoscimento è stato ufficializzato il 25 ottobre 2024, al termine di un percorso nel quale il Comune pontino ha lavorato sulla valutazione del rischio, sulla pianificazione dell'emergenza, sui sistemi di allerta e sulla preparazione della popolazione. L'UNESCO lo indica ufficialmente tra le comunità riconosciute nell'ambito del programma Tsunami Ready.

Non è soltanto un titolo simbolico. Il programma Tsunami Ready nasce infatti con l'obiettivo di rendere le comunità costiere più preparate ad affrontare un eventuale maremoto, attraverso una serie di requisiti che riguardano la conoscenza del pericolo, la presenza di sistemi di allertamento, la pianificazione delle evacuazioni, l'informazione ai cittadini e le esercitazioni. Nel caso di Minturno, il percorso era iniziato diversi anni prima del riconoscimento. Il Comune aveva aderito al progetto e sviluppato progressivamente gli strumenti necessari alla gestione del rischio, comprese le attività di formazione e le simulazioni di evacuazione.

La presenza di Minturno nella rete delle comunità Tsunami Ready assume un significato particolare proprio alla luce dell'avvertimento dell'UNESCO sul rischio nel Mediterraneo. Se il rischio non può essere eliminato e se non è possibile sapere con precisione quando si verificherà il prossimo evento, ciò che può essere fatto è prepararsi.

Ed è proprio questo il significato del riconoscimento: non una garanzia contro lo tsunami, ma la certificazione di un percorso di prevenzione. L'UNESCO chiarisce infatti che una comunità “Tsunami Ready” non è una comunità immune dal fenomeno e che il riconoscimento non costituisce una garanzia sul comportamento della comunità durante un eventuale evento. È, piuttosto, il riconoscimento delle misure adottate per affrontare il rischio.

In altre parole, mentre il dato sulla probabilità di uno tsunami nel Mediterraneo invita a non sottovalutare il pericolo, l'esperienza di Minturno mostra concretamente quale possa essere la risposta: conoscere il rischio prima che si trasformi in emergenza, predisporre sistemi di allerta, organizzare l'evacuazione e soprattutto informare chi vive e lavora sulla costa. È una lezione che riguarda non soltanto Minturno, ma tutti i comuni costieri italiani.

La prevenzione parte molto prima dell'onda

Il concetto di prevenzione cambia radicalmente il modo di guardare allo tsunami. Non significa vivere nell'attesa di una catastrofe, ma costruire una cultura della sicurezza. Significa che un residente dovrebbe sapere se la propria abitazione si trova in una zona potenzialmente esposta, conoscere i percorsi di evacuazione e sapere dove dirigersi in caso di allerta. Lo stesso vale per scuole, alberghi, stabilimenti balneari, porti e strutture pubbliche.

È questa la logica alla base del programma internazionale Tsunami Ready dell'UNESCO-IOC, che punta a rendere le comunità costiere maggiormente preparate attraverso sistemi di allerta, mappe, piani di evacuazione, informazione e attività di sensibilizzazione. Negli ultimi anni diverse località mediterranee hanno ottenuto questo riconoscimento. Nel 2026, ad esempio, anche l'area metropolitana di Nizza è stata riconosciuta come “Tsunami Ready”.

Non è un caso isolato. L'UNESCO sta cercando di spostare progressivamente l'attenzione dalla sola capacità di individuare un maremoto alla capacità di far arrivare l'informazione alle persone e trasformarla rapidamente in un comportamento corretto.

Quel “100 per cento” non deve diventare allarmismo

È forse questo il punto più importante. La frase secondo cui il Mediterraneo avrebbe una probabilità del 100 per cento di essere colpito da uno tsunami superiore a un metro può facilmente trasformarsi, nei titoli, nell'idea che un enorme maremoto sia ormai imminente. Non è ciò che afferma l'UNESCO. La previsione riguarda una probabilità cumulativa riferita a un lungo periodo e all'intero bacino mediterraneo. Non individua una data, non indica quale Paese sarà colpito e non dice che una determinata città verrà sommersa. Soprattutto, non permette di affermare che un evento catastrofico sia alle porte.

Il significato è un altro: su un orizzonte di decenni, la possibilità che nel Mediterraneo si produca almeno un evento con quelle caratteristiche è considerata estremamente elevata. Di conseguenza, sarebbe poco prudente comportarsi come se il rischio non esistesse. La differenza tra allarmismo e prevenzione sta proprio qui.

Non possiamo sapere quando. Possiamo però sapere cosa fare

Uno tsunami non può essere impedito. Un terremoto non può essere fermato e una frana sottomarina non può essere prevista con precisione come si prevede una perturbazione atmosferica. Ma il numero delle persone esposte può essere ridotto e, soprattutto, possono essere ridotti i tempi di reazione. È questa la ragione per cui l'UNESCO-IOC continua a investire nei sistemi di allerta e nella preparazione delle comunità costiere. Nel 2026, l'organizzazione ha previsto anche esercitazioni internazionali per mettere alla prova le procedure di allertamento e risposta nell'area del Mediterraneo e del Nord-Est Atlantico.

Alla fine, il messaggio scientifico è molto meno spettacolare di un titolo che annuncia l'arrivo inevitabile di un'onda gigantesca, ma è anche molto più utile. Il Mediterraneo è esposto al rischio tsunami. Non sappiamo quando si verificherà il prossimo evento significativo, né dove avrà origine. Sappiamo però che il rischio esiste e che prepararsi prima è uno degli strumenti più efficaci per ridurne le conseguenze. Non è una profezia. È prevenzione. Ed è probabilmente questo il senso più corretto da attribuire all'allarme dell'UNESCO: non aspettare lo tsunami per imparare come reagire.