La donna senza nome: il mistero di Via Femmina Morta – Mentre si percorre la Flacca da Sperlonga a Terracina, nell’attuale territorio di Fondi, a molti sarà capitato di notare una piccola via laterale dal nome tutt’altro che piacevole: Via Femmina Morta. Ma chi era la femmina? E perché essa è ricordata senza un nome, solo perché morta, in una strada di campagna di Fondi? Per scoprirlo occorre fare un salto indietro di qualche secolo.
Fondi. Anno di Grazia 1593. Il giorno di Natale un corpo affiora dalle acque del Lago Lungo, lì dove le acque torbide della palude si gettano in quelle azzurre del mare tra Sperlonga e Fondi. Il corpo è quello di un’aristocratica, Teodolinda Trasci, dama napoletana di origini greche e da più tempo al servizio dei conti di Fondi. Ma chi era Teodolinda Trasci e perché la sua vita e la sua morte sono ancora oggi indissolubilmente legate alla città del sud pontino?
Teodolinda era l’ultima erede di una famiglia d’origine normanna che vantava di discendere dal cavaliere Turgis de Tracy, combattente nella Conquista dell’Inghilterra nel 1066, e che per almeno due secoli aveva risieduto a Costantinopoli prima di trasferirsi in Grecia e, in ultimo, nel Regno di Napoli assieme a molte altre famiglie grazie alla generosità di Carlo V.
Teodolinda era così cresciuta tra Napoli, la Calabria e il basso Lazio dove la sua famiglia aveva acquistato alcuni possedimenti e dove era entrata a servizio come dama di compagnia della Contessa di Fondi. Una nobildonna del tardo rinascimento che a soli sedici anni, aveva sposato un nobile di origine albanese, Stefano Baffa, e i cui figli avevano avuto il privilegio dai principi Sanseverino di Bisignano di aggiungere il suo cognome a quello paterno, dando origine alla famiglia Baffa Trasci.
Si racconta che Teodolinda, provata dalle sventure della sua vita e sfigurata dal vaiolo, avesse scelto di allontanarsi dalla corte napoletana per ritirarsi nella quiete del castello di Fondi quando, nel dicembre del 1593, si sarebbe suicidata gettandosi nel Lago Lungo, o, secondo un’altra tradizione, sarebbe stata forse uccisa da un amante geloso. Nell’una o nell’altra ipotesi resta il fatto che il suo corpo riaffiorò alla foce di quel lago proprio il giorno di Natale di quell’anno. Lì venne frettolosamente sepolto, forse perché negatogli il permesso della sepoltura in terreno consacrato.
Come abbiamo appreso dai discendenti della nobildonna che abbiamo contattato, già negli anni ’30 del secolo scorso, l’allora Podestà di Fondi Ferdinando Parisella e il segretario comunale Cesare Pietroiusti avevano preso contatti con la famiglia presentando il Sac. Ernesto De Bonis. Il sacerdote era rimasto affascinato dalla sfortunata storia della nobildonna che ancora si raccontava tra i vecchi delle campagne di Fondi e aveva deciso di scrivere un libro sulla sua storia.
Purtroppo il libro non era mai stato pubblicato a causa della prematura morte del sacerdote e, anni dopo, la zona della tomba di Teodolinda aveva finito con il ritrovarsi anche al centro di quel progetto di bunker tedeschi, realizzati tra il 1942 e il 1943, in previsione di un attacco americano sul litorale. Per fortuna i ruderi della tomba riuscirono a passare indenni la seconda guerra mondiale e fu solo sul finire degli anni ’50 che essi tornarono finalmente alla luce.
Dopo quasi cinque secoli di oblio, infatti, i lavori di costruzione di una grande villa in località Lago Lungo fecero riemergere dalla duna i resti sepolti di una vecchia tomba: era ciò che rimaneva del sepolcro di Teodolinda.
Tra i ruderi vennero ritrovate alcune monete d’oro che furono donate all’allora arciprete di Sperlonga, e una pietra tombale decorata con l’immagine della ruota di Santa Caterina Martire d’Alessandria che venne restituita alla famiglia Baffa Trasci. Questa pesante pietra, datata 1577, ben antecedente, quindi, alla morte di Teodolinda, proveniva con molta probabilità da qualche chiesa di Fondi o Sperlonga ove, forse, la nobildonna aveva eretto il proprio sepolcro familiare.
Ciò che restava della tomba che aveva custodito le ossa dell’ultima Trasci tornava così nel paese calabrese dove la sua discendenza per secoli aveva continuato a risiedere. Qui, non avendo fisicamente il corpo dell’antenata poiché rimasto a Lago Lungo, nel XVII secolo i suoi discendenti avevano fatto costruire un cenotafio che in latino recitava: “Nell’eterno ricordo di Teodolinda Erina Trasci, di Giorgio e Ippolita Becci, moglie di Stefano Baffa, erede della nobilissima stirpe di Malide, e dell’illustre famiglia Comneno, fu discendente del sangue reale di Tessalonica. Morì nel 1593 nel suo trentottesimo anno di vita”.
Sfortunatamente questa lapide fu distrutta durante un’incursione delle truppe naziste e così, ad oggi, a oltre quattrocentotrenta anni dalla morte a ricordare la vita di Teodolinda Trasci rimangono solo la pesante pietra sepolcrale e quel toponimo ‘Via Femmina Morta’, attribuito ad un’anonima strada della campagna fondana.
E’ facile dunque pensare che il ricordo di tale luttuoso evento rimase a tal punto impresso nella tradizione popolare di Sperlonga e Fondi da far sì che la cultura di qualche storico locale, unita all’amore per la storia di qualche attento amministratore pubblico, concorse a non farlo cadere completamente nell’oblio ma di salvarne il ricordo in quella piccola strada di campagna. Ecco così l’origine antica del toponimo ‘Via Femmina Morta’.














