Ci sono professioni che, con il passare degli anni, finiscono per diventare parte integrante dell’identità di una persona. Per il dottor Aristide Galasso, medico del territorio e specialista in oncologia, la medicina è stata soprattutto questo: una scelta professionale diventata una vera e propria missione umana. Originario di Minturno, il Dr. Galasso ha costruito il proprio percorso professionale nel territorio del Golfo di Gaeta, attraversando decenni di profondi cambiamenti nella sanità e nella società. «Ho frequentato il liceo scientifico a Marina di Minturno – racconta – presso il liceo scientifico “Leon Battista Alberti”; poi mi sono iscritto alla Facoltà di Medicina a Napoli, dove mi sono laureato nel 1982 specializzandomi in Oncologia».
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La sua formazione non si è limitata agli studi universitari. Una parte importante della sua esperienza è maturata negli ospedali del territorio, in particolare presso l’ospedale di Gaeta, dove ha svolto un lungo periodo di tirocinio e formazione. «Ho avuto una grossa formazione ospedaliera. Ho lavorato all’ospedale di Gaeta, in medicina, con il dottor Tuccinardi, Kugler e la dottoressa Dalmaso, sia in altri ambiti. Ho avuto anche esperienze in ginecologia, che hanno contribuito molto alla mia formazione». Ma sarebbe stata soprattutto la medicina generale a caratterizzare la sua lunga carriera. Per quasi mezzo secolo il Dr. Galasso ha esercitato la professione di medico di famiglia, fino al 30 giugno 2026, data che ha segnato formalmente la conclusione di questa lunga esperienza. «Ho fatto il medico di famiglia per circa cinquant’anni. È stata un’esperienza che mi ha dato tantissimo. Mi ha fatto crescere professionalmente, ma soprattutto umanamente. Mi ha permesso di conoscere le persone, le famiglie, le loro storie».
Un rapporto, quello tra medico e paziente, che per il Dr. Galasso non si è mai limitato alla semplice prestazione sanitaria. «Ho esercitato la professione del medico di famiglia 24 ore al giorno. Non ho mai mandato indietro nessuno». Parole che raccontano una concezione della professione profondamente legata alla disponibilità e alla presenza, oggi sempre più difficile da mantenere all’interno di un sistema sanitario che è profondamente cambiato. Tra i passaggi più significativi della sua riflessione c’è proprio il cambiamento della medicina generale. «Nel tempo niente rimane uguale, è vero. Ma la medicina di famiglia non è più quella di una volta, quando il medico rappresentava veramente un grande punto di riferimento per la persona e per la famiglia». Secondo il Dr. Galasso, la trasformazione è diventata particolarmente evidente dopo la pandemia.
«Dal Covid in poi la medicina di famiglia è cambiata. Oggi la medicina è molto più strumentale. La semiotica non è scomparsa, ma certamente è meno centrale rispetto al passato. Dobbiamo stare al passo con i tempi e adeguarci ai cambiamenti». Un'evoluzione inevitabile, dunque, ma che porta con sé anche il rischio di perdere quella dimensione umana che per decenni ha rappresentato uno degli elementi fondamentali del rapporto tra medico e paziente. Alla base del modo di intendere la professione del Dr. Galasso c’è anche una formazione personale profondamente legata alla vita parrocchiale e alla tradizione cristiana. «Sono sempre vissuto, fin da ragazzo, in parrocchia. Ho avuto una formazione cattolica e cristiana. Il mio mentore è stato don Luigi Marchetta, che ormai non c’è più». Valori che, spiega, hanno inevitabilmente influenzato anche il suo modo di essere medico.
«Credo in determinati valori e in determinati sentimenti. Questa formazione condiziona anche il mio lavoro. Ho cercato di portare nella professione quei principi che hanno accompagnato la mia crescita». Un'impostazione umanistica che, nel rapporto con il paziente, diventa capacità di ascoltare, comprendere e accompagnare. La conclusione dell’attività come medico di famiglia non ha però significato per il Dr. Galasso la fine della professione. Da poco, infatti, ha iniziato una nuova esperienza presso la Casa del Sole – Clinica Costa, grazie al rapporto di amicizia e di stima con il dottor Maurizio Costa.
«Dopo essere andato in pensione, grazie al mio caro amico Maurizio Costa, che per me è molto più di un amico, è come un fratello, ho iniziato a lavorare qui in clinica. Sono molto contento e soddisfatto». Un ambiente nel quale il Dr. Galasso dice di sentirsi a casa anche grazie ai rapporti umani costruiti nel corso degli anni. «Qui ho ritrovato tanti vecchi amici. Ci sono i medici Cartacci, Di Cicco, Sparagna, Dalmaso, Tuccinardi, Testa e tanti altri. Ho ritrovato persone con cui ho condiviso una parte importante della mia vita e quindi mi sento in famiglia, mi sento protetto». La struttura rappresenta, nella sua visione, anche un punto di riferimento per il territorio, soprattutto in una fase nella quale il sistema sanitario italiano sta attraversando difficoltà e trasformazioni. Il Dr. Galasso, specialista in oncologia, si dedicava in particolare ai pazienti affetti da patologie neoplastiche. «Mi occupavo di malati oncologici e mi piaceva soprattutto seguire i pazienti nel loro percorso. Fornivo loro cure palliative supportando i malati terminali». Un ambito delicato, nel quale la competenza medica doveva necessariamente incontrarsi con la sensibilità umana.
«Oggi, grazie a Dio, molte malattie neoplastiche riescono a essere cronicizzate. La parola “cancro” continua a fare paura, ma in molti casi la malattia può essere controllata e accompagnata nel tempo». Al centro della sua vita, naturalmente, non c’è soltanto la professione. Il Dr. Galasso è sposato, e racconta: «Sono felicemente sposato con mia moglie Marilena. Non abbiamo figli, ma abbiamo un rapporto molto stretto con i nostri nipoti. Io e mio fratello abbiamo sposato due sorelle: è una famiglia molto unita». Una parte importante della famiglia vive negli Stati Uniti: il fratello di Galasso è medico in America, così come altri componenti della famiglia.
«Vivo molto con i miei nipoti e sono profondamente legato a loro. Sono cresciuti anche con me e rappresentano una parte importante della mia vita». Alla fine del racconto, più che il bilancio di una carriera emerge quello di un uomo che guarda al proprio percorso con gratitudine. Cinquant’anni di medicina di famiglia, la formazione ospedaliera, l’oncologia, la ginecologia, il rapporto con migliaia di pazienti e una nuova fase professionale iniziata dopo il pensionamento.
Un percorso nel quale la dimensione professionale si è intrecciata continuamente con quella umana. «Ringrazio veramente la vita, perché fino ad adesso mi ha dato tanto. Sono soddisfatto. Sono un uomo fortunato». Una frase semplice, ma che forse riassume meglio di qualsiasi curriculum una vita trascorsa accanto alle persone: curare, ascoltare, accompagnare e, soprattutto, esserci.





