Ex Colonia Di Donato, una ferita aperta nel cuore di Formia – Prima di diventare uno dei simboli del degrado urbano cittadino, l’ex Colonia Di Donato era parte integrante della vita quotidiana del quartiere formiano di Castellone. Oggi, invece, rappresenta una delle più lunghe e controverse vicende amministrative e giudiziarie della storia recente di Formia. Una storia che attraversa oltre quindici anni di progetti incompiuti, finanziamenti pubblici, sequestri, processi e promesse rimaste sulla carta. L’edificio, situato in via degli Olivetani, fa parte dell’antico complesso che un tempo costituiva il monastero degli Olivetani, adiacente alla Chiesa di Sant’Erasmo. Una posizione centrale e un valore storico che rendono ancora più evidente il contrasto con le condizioni in cui versa oggi una vasta parte della struttura.
Per decenni la Di Donato è stata un luogo vissuto. Ha ospitato scuole materne ed elementari frequentate da generazioni di bambini formiani, uffici pubblici, attività ricreative e momenti di aggregazione sociale. Accanto all’edificio si sviluppava uno dei punti di riferimento per i giovani del quartiere: il campetto da calcio che per anni ha ospitato tornei estivi, partite tra amici e manifestazioni sportive che richiamavano famiglie e residenti.
La svolta arriva nel 2011, quando il Comune di Formia affida la struttura in comodato d’uso ventennale all’IPAB SS. Annunziata di Gaeta. L’obiettivo è ambizioso: recuperare l’immobile attraverso un finanziamento regionale di circa un milione di euro destinato alla realizzazione di un ostello per gli emigrati laziali all’estero, spazi museali, aree verdi, parcheggi e servizi destinati alla comunità. I lavori vengono affidati alla società SACEN, ma ben presto emergono difficoltà e contenziosi economici. Il cantiere procede a rilento fino a fermarsi definitivamente senza raggiungere gli obiettivi previsti. Negli anni successivi la situazione precipita. Le opere restano incompiute, il degrado avanza e le verifiche amministrative portano alla luce una serie di presunte irregolarità nella gestione dell’appalto e dei finanziamenti pubblici.
Il 25 gennaio 2017 la Guardia di Finanza di Formia esegue il sequestro preventivo dell’intero complesso su disposizione della Procura della Repubblica di Cassino. L’inchiesta ipotizza reati legati alla gestione dei lavori e all’utilizzo delle risorse pubbliche. Si tratta di uno dei sequestri più rilevanti degli ultimi anni in città. I sigilli vengono apposti non soltanto all’edificio principale, ma anche al campetto da calcio e alle aree esterne. Solo il parcheggio viene successivamente riaperto per ragioni di pubblica utilità. Nel dicembre 2017 viene richiesto un incidente probatorio per accertare le condizioni strutturali dell’immobile. Le relazioni tecniche descrivono una situazione già allora allarmante: murature deteriorate, infiltrazioni, vegetazione infestante e parti dell’edificio che mostrano evidenti segni di cedimento. Nel maggio 2018 il Tribunale dispone il rinvio a giudizio degli otto indagati coinvolti nell’inchiesta, dando formalmente avvio al processo. Ma mentre la macchina della giustizia procede lentamente, il complesso continua a deteriorarsi.
Nel frattempo si verifica anche un episodio che suscita forte preoccupazione tra i residenti: un incendio sviluppatosi all’interno della struttura abbandonata. L’intervento dei Vigili del Fuoco evita conseguenze più gravi e fortunatamente non si registrano danni alle persone, ma l’episodio riaccende il dibattito sui rischi derivanti dall’abbandono di un immobile di tali dimensioni nel pieno centro cittadino. Nell’ottobre 2020, l’ex presidente dell’IPAB, Raniero Vincenzo De Filippis, interviene pubblicamente denunciando il mancato completamento del progetto e sostenendo che esistessero ancora gli strumenti contrattuali per portare avanti almeno una parte delle opere previste. Le sue dichiarazioni riportano temporaneamente l’attenzione pubblica sulla vicenda, ma non producono sviluppi concreti.
La svolta giudiziaria arriva il 5 maggio 2021, quando il Tribunale di Cassino dichiara estinti per prescrizione i reati contestati agli imputati. L’immobile viene dissequestrato, ma il dissequestro non coincide con la rinascita della struttura. L’IPAB, nel frattempo, non intende più rientrare nella gestione del bene e il Comune si ritrova nuovamente proprietario di un edificio ormai fortemente compromesso, senza un progetto immediatamente realizzabile e senza le risorse necessarie per un recupero integrale. Nel 2022 arriva anche la pronuncia della Corte dei Conti che accerta un danno erariale legato alla gestione dei fondi pubblici destinati all’intervento, certificando di fatto il fallimento dell’operazione di recupero avviata oltre dieci anni prima.
Non tutto, tuttavia, è andato perduto. Una parte dell’antico complesso adiacente alla Chiesa di Sant’Erasmo è stata recuperata grazie all’impegno della Parrocchia. Oggi quei locali ospitano non soltanto attività pastorali, ma anche servizi di grande valore sociale: corsi di lingua italiana per cittadini stranieri, incontri associativi, iniziative culturali e spazi messi a disposizione della comunità. Una dimostrazione concreta di come il recupero di strutture storiche possa tradursi in un beneficio reale per il territorio.
Il contrasto con la situazione dell’ex Colonia Di Donato è però evidente. Oggi gran parte dello stabile versa in condizioni di forte degrado. Alcuni ambienti sono utilizzati come rifugio da persone senza fissa dimora, mentre diverse segnalazioni dei residenti indicano la presenza abituale di soggetti legati allo spaccio di sostanze stupefacenti. Il campetto da calcio è ormai inutilizzabile, con recinzioni danneggiate, attrezzature distrutte e rifiuti accumulati in più punti dell’area. Nel maggio 2025, il consigliere comunale di opposizione Alessandro Carta presenta un esposto indirizzato al sindaco, alla Polizia Locale e ai Carabinieri, denunciando le condizioni dell’area e chiedendo interventi urgenti per garantire la sicurezza dei cittadini, in particolare dei più giovani che continuano ad avvicinarsi alla struttura nonostante i pericoli. Non viene dato però seguito alla denuncia.
La Ex Di Donato non è però l’unico edificio abbandonato che continua a interrogare la città. A poche centinaia di metri di distanza si trova infatti l’ex mensa dei ferrovieri, situata proprio di fronte al Liceo Classico Vitruvio Pollione e alla Scuola Media Dante Alighieri. Anche in questo caso si tratta di una struttura inutilizzata da anni, protagonista lo scorso anno di un incendio a seguito di occupazione abusiva e collocata in un contesto frequentato quotidianamente da centinaia di studenti, insegnanti e famiglie. Due immobili diversi, accomunati però dalla stessa condizione di abbandono e dalla stessa posizione strategica all’interno della città. Entrambi sorgono accanto a luoghi sensibili, scuole, parrocchie e spazi di aggregazione frequentati ogni giorno da giovani e famiglie. Per questo il loro recupero non può essere considerato soltanto una questione urbanistica o patrimoniale. Si tratta di un tema che riguarda la qualità della vita, la sicurezza e l’immagine stessa che Formia offre alle nuove generazioni.
L’esempio della porzione recuperata negli scorsi anni dalla Parrocchia di Sant’Erasmo dimostra che restituire questi spazi alla collettività è possibile. Resta da capire se la città saprà trovare la volontà politica, le risorse e la progettualità necessarie per evitare che l’ex Colonia Di Donato e l’ex mensa dei ferrovieri continuino a rappresentare, ancora per molti anni, due delle più evidenti occasioni mancate del territorio.















