Gabriele D’Amico, l’organetto come custode del folklore del Golfo di Gaeta

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Gabriele D’Amico ha fatto dell’organetto il filo conduttore del proprio percorso artistico, dedicandosi alla tutela e alla valorizzazione della musica popolare. Attraverso lo studio, l’insegnamento e l’attività concertistica, contribuisce a mantenere vive le tradizioni. Il suo percorso artistico nasce quasi per caso. Dopo aver sperimentato diversi strumenti, dalla chitarra alla batteria fino alla tastiera, senza trovare quello capace di esprimere pienamente la sua sensibilità, durante una sagra di paese rimane affascinato dal suono dell’organetto. Decide così di studiare con il maestro Alessandro Parente, figura di riferimento della musica popolare del territorio, approfondendo per circa sei anni la tecnica dello strumento e il repertorio della tradizione. Successivamente entra nell’orchestra del maestro Ambrogio Sparagna, tra i più importanti interpreti della musica popolare italiana.

Da circa tre anni, Sparagna gli ha affidato la direzione artistica della Scuola di Musica Popolare “Gli Organetti di Maranola”, dove Gabriele D’Amico segue la formazione di allievi di ogni età, dai bambini agli adulti. Il suo percorso artistico è accompagnato da un costante lavoro di approfondimento culturale. Da autodidatta ha studiato l’etnomusicologia, maturando una conoscenza delle radici storiche e del valore sociale della suddetta musica. «L’organetto ha una straordinaria capacità di mettere in relazione le persone. Non fa distinzioni di età o di provenienza: appena lo si inizia a suonare, crea subito un clima di festa. È uno strumento che unisce e riesce a far sentire tutti parte della stessa comunità.» E’ proprio questa la forza della musica popolare: abbattere ogni barriera sociale e generazionale. Questa visione ha trovato una nuova dimensione nella partecipazione di Gabriele D’Amico al docufilm “Con poche cose e tanto cielo”, scritto, sceneggiato e diretto da Enzo e Loreta Carnevale, con la partecipazione dell’attore e comico Salvatore Misticone. Un viaggio attraverso immagini, racconti e atmosfere del Basso Lazio, capace di riportare sullo schermo il fascino delle tradizioni popolari, delle usanze e delle memorie di una comunità negli anni Cinquanta e Sessanta.

Attraverso il linguaggio cinematografico, il docufilm diventa un ponte tra passato e presente, custodendo frammenti di vita e di gesti quotidiani che rischiano di perdersi nel tempo. «Essere parte di questo documentario significa contribuire a raccontare le nostre radici e rendere omaggio alle generazioni passate e trasmetterle a quelle future.

Ai giovani che desiderano avvicinarsi all’organetto, Gabriele D’Amico rivolge un invito diretto: lasciarsi guidare dalla curiosità e dalla passione, senza timore di iniziare un nuovo percorso.«È uno strumento immediato, che già dalle prime lezioni permette di creare musica e di vivere la soddisfazione di suonare. Ma il suo valore va oltre la tecnica: l’organetto libera la mente, mette in relazione le persone e regala emozioni autentiche.»

Gabriele D’Amico è docente di Scienze Naturali presso il Liceo Scientifico “Leon Battista Alberti” di Minturno e, grazie alla laurea in Zootecnia, svolge attività di libero professionista occupandosi di consulenza e gestione nel settore degli allevamenti zootecnici del territorio. La sua attenzione per il rapporto tra uomo e animali si esprime anche attraverso la passione per i cavalli. Da questo legame nascono Le Scuderie di Mamurra, realtà dedicata alle attività equestri, dove organizza passeggiate a cavallo ed esperienze inclusive rivolte in particolare ai più piccoli, con l’obiettivo di avvicinare le nuove generazioni alla natura attraverso un approccio educativo e rispettoso. Un percorso che unisce mondi apparentemente diversi, ma accomunati dallo stesso principio: la valorizzazione del territorio e delle sue identità. Dalla musica popolare alla cultura rurale, dall’insegnamento al rapporto con gli animali, Gabriele D’Amico interpreta il folklore come una realtà viva, capace ancora oggi di creare legami, raccontare la storia delle comunità e custodire l’anima del Golfo di Gaeta.