Pedemontana di Formia: il via libera del Ministero tra polemiche e dubbi ambientali

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Pedemontana di Formia: il via libera del Ministero tra polemiche e dubbi ambientali – Amara constatazione: “Sulle strade del Golfo si continuerà a morire e a soffocare di traffico ancora per lungo tempo”. Nei giorni scorsi il Ministero dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico ha pubblicato il parere favorevole sul progetto della Pedemontana di Formia, espresso il 14 gennaio 2026 dalla Direzione Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Ministero della Cultura nell’ambito della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA).

Un risultato che, sulla carta, rappresenta un passo avanti importante per la viabilità tra Formia e Gaeta, ma che ha immediatamente sollevato perplessità e critiche da parte di cittadini e associazioni locali. A prendere posizione in modo netto sono l’Associazione Comunità Lazio Meridionale e Isole Pontine e l’Associazione Incontri e Confronti. In una nota congiunta, le due realtà evidenziano come molte delle osservazioni presentate nelle fasi istruttorie riguardassero proprio l’impatto dell’infrastruttura sul contesto ambientale e paesaggistico delicato del territorio formiano, fortemente vincolato da norme regionali e dal Piano Territoriale Paesistico Regionale.

Il parere del Ministero, spiegano le associazioni, non è arrivato con leggerezza: ventisei pagine di motivazioni sono state necessarie per giustificare un via libera condizionato, che ricorre a un regime derogatorio previsto dal PTPR per le opere pubbliche. Tale regime consente di realizzare interventi anche in deroga alle norme paesaggistiche, a condizione che non esistano alternative localizzative o progettuali. Nel caso della Pedemontana, il Ministero ha scelto il tracciato numero 3 tra tre opzioni proposte da ANAS, senza però richiedere la valutazione della cosiddetta “opzione zero”, cioè l’ipotesi di non costruire una nuova strada, ma di intervenire sulla viabilità già esistente, soluzione suggerita da alcune associazioni del Golfo e da cittadini preoccupati.

Il parere favorevole prevede alcune prescrizioni paesaggistiche: rivestire i muri di sostegno in pietra locale, rinaturalizzare le sponde dei corsi d’acqua attraversati e piantumare essenze arboree per mitigare l’impatto visivo. Tuttavia, secondo le associazioni, queste misure appaiono insufficienti rispetto alle deroghe concesse, quasi a voler ridurre a minore importanza lo strappo paesaggistico. Nel documento ministeriale, la Pedemontana viene definita una strada extraurbana secondaria di categoria C1, destinata a migliorare il collegamento tra Formia e Gaeta, eliminando il traffico dall’abitato formiano.

Una definizione che, nella lettura delle associazioni, derubrica un’opera dal costo stimato superiore ai 600 milioni di euro, non ancora finanziata e priva di un vero consenso territoriale. Non solo: le amministrazioni locali avevano presentato osservazioni volte a dare al progetto un respiro comprensoriale, cercando un confronto con i cittadini, ma queste istanze sono state respinte. Così, denunciano le associazioni, il progetto procede senza reale condivisione, mentre la politica regionale e nazionale appare “miope e inconcludente” sulla questione della mobilità nel Golfo.

Il tema resta quello della sicurezza stradale e della gestione del traffico tra Formia e Gaeta, criticità note da decenni. Ma, per Comunità Lazio Meridionale e Isole Pontine e Incontri e Confronti, la soluzione non può essere una nuova infrastruttura calata dall’alto, che violi vincoli paesaggistici e ignori le istanze locali. “Sulle strade del Golfo si continuerà a morire e a soffocare di traffico ancora per lungo tempo”, concludono amaramente le associazioni, evidenziando come il vero nodo non sia la costruzione di una strada, ma la capacità di farlo nel rispetto dell’ambiente, della comunità e del territorio.

Di contro alcune considerazioni sono d’obbligo: ora si citano tante inopportunità ma forse la realizzazione andava fatta subito senza incancrenire il problema. Ma vi sono state anche ingerenze politiche. Chi ha dimenticato la posizione del leader Michele Forte preoccupato che il tracciato potesse danneggiare la “sua” Maranola. Risultato: in questi anni sono aumentati i fabbricati realizzati sul tracciato da parte di coloro che non credono che la Pedemontana sarà realizzata. Costoro saranno il vero problema al momento dell’inizio lavori perché vedranno le loro case abbattute, e molte non avranno diritto ad alcuno indennizzo perché abusive. Aleatorio l’idea di potenziare la strada litoranea. Basta chiedere ai pendolari quanto tempo occorre per attraversare Formia se si superano le ore 7.20. Serve un’arteria alternativa e questa si chiama Pedemontana. Speriamo bene.