Quel castello sul mare che tutti guardano passando per Gaeta: scrigno di memorie sanitarie, occasione mancata per il territorio

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Chi percorre la litoranea in direzione Gaeta lo nota sempre. Basta una curva, uno scorcio tra gli alberi, e appare: un edificio che sembra un castello, affacciato sul mare, con merlature e finestre ad arco che raccontano un’altra epoca. Ma dietro quell’immagine suggestiva non si nasconde un maniero nobiliare né una struttura ricettiva di charme. Oggi quell’edificio è un archivio della ASL di Latina, custode silenzioso di cartelle cliniche antiche.

A prima vista sembra abbandonato. Le mura in pietra, il perimetro chiuso, l’assenza di vita apparente alimentano la sensazione di un luogo sospeso nel tempo. E in un certo senso lo è davvero: al suo interno non si svolgono attività aperte al pubblico, ma si conservano documenti sanitari che raccontano decenni di storia del territorio, storie di cure, di ospedali, di vite passate. È giusto preservare questo patrimonio documentale. Tuttavia, la scelta di collocare un archivio in una struttura di tale pregio architettonico e in una posizione così strategica solleva interrogativi.

Un edificio con queste caratteristiche, affacciato sul mare e ben visibile da una delle arterie più percorse della zona, potrebbe avere un ruolo diverso e più dinamico. Potrebbe diventare un centro culturale, uno spazio espositivo, una sede per eventi, un polo dedicato alla storia del territorio o alla promozione turistica. Potrebbe essere un luogo vivo, capace di attrarre cittadini e visitatori, generando indotto e valorizzando l’identità locale.

La soluzione non sarebbe impossibile da immaginare: una delocalizzazione delle cartelle cliniche in strutture più moderne, sicure e funzionali – magari in spazi progettati specificamente per la conservazione archivistica – consentirebbe di liberare l’edificio. A quel punto, una ristrutturazione attenta e un cambio di destinazione d’uso potrebbero restituirlo alla collettività.

Naturalmente si tratterebbe di un percorso complesso, che richiederebbe investimenti, autorizzazioni e una visione condivisa tra enti pubblici. Ma è proprio nelle scelte strategiche che si misura la capacità di un territorio di guardare avanti.

Quel “castello” che tutti notano passando per Gaeta non dovrebbe restare solo uno sfondo suggestivo per chi è di fretta. Potrebbe diventare un simbolo di rinascita, un esempio di come il patrimonio esistente possa essere ripensato e restituito alla comunità. Perché lasciare un luogo così carico di fascino a un utilizzo esclusivamente archivistico, per quanto importante, appare come un’occasione mancata. E il mare, lì davanti, sembra ricordarcelo a ogni passaggio.

In questo contesto, Paola Villa, ex sindaco di Formia e consigliere comunale d’opposizione, lancia un attacco alla ASL con queste parole: “La chiameremo semplicemente Maria (nome di fantasia), una cittadina del sud Pontino che si è rivolta alla Direzione dell’Unità Operativa Complessa del Dono Svizzero di Formia per richiedere una cartella clinica “storica” e si è trovata in un assurdo girone dantesco tra il Purgatorio e l’Inferno. 

Maria per ragioni giuridiche serie e personali ha urgentemente bisogno della sua cartella clinica di nascita relativa al parto, cioè di quando è venuta al mondo, non sembra apparentemente una cosa complessa. 

La ricerca inizia qualche mese fa, attraverso una serie di telefonate ai diversi dipartimenti della Asl e Maria comprende subito che è incappata in una vicenda assurda, che ha del paradossale: praticamente si sente rispondere, da un responsabile della Asl, che essendo la cartella retrodatata all’anno 2000 non può essere consegnata in quanto si trova in un locale che è “a rischio” e il responsabile aggiunge che “solo i vigili del fuoco sono autorizzati ad accedere in questa struttura”.

Maria non crede alle sue orecchie, ma non si arrende e così invia una PEC alla Direzione del Dono Svizzero di Formia, struttura che ha redatto la cartella clinica e quindi che ne è responsabile. Inoltre formale domanda per averne copia…

…Ebbene non ci crederete, ma il Direttore Medico di Formia risponde via PEC e scrive proprio che: “siamo spiacenti comunicarle che, allo stato attuale, non è possibile dare seguito alla richiesta…la documentazione è attualmente in un immobile il cui accesso è stato interdetto…in quanto dichiarato edificio pericolante.”

Ma qual è questo edificio pericolante e pericoloso? È il CASTELLETTO – Archivio Ex Conca di Gaeta – che si trova sulla Flacca, via Lungomare Caboto. Questa struttura di proprietà della Asl, si trova in capo al dipartimento Tecnico e Patrimonio dell’azienda sanitaria.

E pensate un po’ che proprio qualche giorno fa, esattamente il 24 febbraio 2026 con la delibera n.203 che ha come oggetto “Assegnazione dei soldi ai dirigenti per le funzioni assegnate”, la Asl negli allegati indica l’elenco delle proprie  strutture e il “CASTELLETTO” risulta solo “non sede di attività sanitaria e non “sede non agibile “.

Insomma qualcuno, ad iniziare dalla direttrice generale della Asl, dottoressa Sabrina Cenciarelli, vuole dare una risposta chiara a questa assurda vicenda? Vuole salvaguardare i diritti di Maria e di quanti si trovano nella sua stessa condizione? Qualcuno ha pensato che quella struttura definita dalla Asl PERICOLANTE è a ridosso di una strada che collega i comuni di Formia e di Gaeta…

…Qualcuno ha pensato che dentro il CASTELLETTO ci sono pezzi di vita di centinaia di cittadini, cartelle cliniche, storie sanitarie e pezzi d’identità che andrebbero preservati con dignità e onore. Qualcuno vuole metterci la faccia e sbrogliare questa commedia dell’assurdo, assumendosene la responsabilità.”