“Bandiere Blu e riconoscimenti, ma poi a chi amministra Formia e Gaeta sembra interessare molto meno quello che succede davvero nel Golfo. Eppure, a volte, basterebbe davvero poco. In questi anni abbiamo chiesto più volte, come forza politica e nelle sedi istituzionali, controlli sulle superfici effettivamente occupate dagli allevamenti. Visto che le risposte sono sempre state poche, ho provato a fare una verifica molto semplice. Sono bastati due strumenti gratuiti e accessibili a tutti: Google Earth e Copernicus.
Li ho utilizzati per misurare l’area oggi materialmente interessata dagli impianti di piscicoltura presenti all’interno del Golfo di Gaeta. Con entrambi gli strumenti il risultato è nell’ordine dei 140.000 metri quadrati. Anche la posizione e le coordinate degli impianti non coincidono con quelle delle aree autorizzate. Peccato che le due concessioni, intestate alla stessa società, riguardino complessivamente solo 91.000 metri quadrati. Una differenza enorme.
E non parliamo di strutture nascoste o difficili da individuare: sono perfettamente visibili, in bella vista al centro del Golfo. Le misurazioni sono state effettuate attraverso immagini satellitari e non sostituiscono, ovviamente, un rilievo tecnico ufficiale e possono presentare un margine di approssimazione nella quantificazione esatta della superficie. Ma il punto sostanziale non cambia: le superfici occupate e i perimetri degli impianti non corrispondono a quelli che risultano dalle concessioni. Com’è possibile che in tutti questi anni nessuno abbia verificato una differenza così evidente tra ciò che è stato autorizzato e ciò che realmente occupa il Golfo?
Non stiamo parlando nemmeno di un’attività marginale. La piscicoltura è tra i fattori che incidono maggiormente sull’equilibrio di un ecosistema fragile come quello del Golfo. Non a caso da anni è prevista la delocalizzazione degli impianti fuori dall’area interna. La stessa verifica, a questo punto, andrebbe fatta su tutte le concessioni di acquacoltura presenti nel Golfo, comprese quelle di mitilicoltura. Ma questi dubbi, inevitabilmente, ne alimentano altri. Perché se questo è il livello di attenzione su strutture enormi e perfettamente visibili al centro del Golfo, diventa difficile stare tranquilli su tutto quello che invece nel Golfo arriva e si vede meno.


E penso inevitabilmente al torrente Rio Fresco, agli sversamenti, agli scarichi e a tutto ciò che finisce in mare. Se facciamo fatica a controllare quello che abbiamo davanti agli occhi, figurarsi il resto. Quanto all’Amministrazione di Formia, immagino che anche questa volta la questione possa essere considerata un problema di qualcun altro. In fondo stiamo parlando soltanto del mare davanti alla nostra città. Ed è anche per questo che diventa ancora più importante la campagna che abbiamo lanciato, “Restituiamo il Golfo ai cittadini”, nata per impegnare concretamente l’Amministrazione di Formia su alcune questioni decisive per il rilancio del Golfo.

Tra le cose da fare c’è questa: controllare davvero le concessioni e verificare quanto mare è autorizzato e quanto ne viene realmente occupato. In fondo, il futuro del Golfo passa anche da qui: meno pressione ambientale e più spazio alle attività che possono creare economia e lavoro anche negli anni a venire.” Lo comunica in una nota Luca Magliozzi -Consigliere Comunale di Formia.














