Ci sono storie che profumano di mare, di fatica e di sacrifici. Storie che non si leggono soltanto nei libri, ma si ritrovano nei gesti quotidiani di chi, ogni mattina, continua a fare il proprio lavoro con la stessa tenacia di chi lo ha preceduto. A Formia, una di queste storie porta il nome della famiglia Purificato, protagonista di un lungo percorso imprenditoriale che attraversa quasi un secolo di storia commerciale e intreccia diverse generazioni, unite da un legame profondo con il mondo ittico.

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Siamo in piazza Risorgimento, a poca distanza dall’ex complesso del Pastificio Paone e quasi di fronte all’ospedale Dono Svizzero. Una ripida stradina conduce a un luogo dove il tempo sembra scandito dal ritmo del mare, dagli arrivi del pescato e dal lavoro incessante di tante persone. È qui che opera la Purificato s.r.l., una realtà che rappresenta non soltanto un riferimento per il commercio ittico, ma anche una significativa opportunità occupazionale per numerosi lavoratori.

All’interno del complesso si svolgono ogni giorno diverse attività: il commercio all’ingrosso e al dettaglio di prodotti ittici, l’asta del pescato, la lavorazione e lo stoccaggio di prodotti freschi e congelati, i servizi di spedizione e le degustazioni di prodotti pronti. Un’organizzazione articolata, nella quale esperienza, competenza e capacità di adattamento devono convivere con le esigenze di un mercato sempre più dinamico. Ma prima ancora dell’azienda, ci sono le persone. E prima ancora delle persone, c’è una storia.

Da nonno Arturo a oggi: il valore di un’eredità - Le radici della famiglia Purificato affondano nel lavoro di nonno Arturo, uomo di altri tempi, che seppe costruire la propria attività affrontando condizioni difficili, prima e durante la guerra. Un’epoca in cui fare impresa significava spesso affidarsi al coraggio, alla capacità di resistere e alla determinazione di non arrendersi alle avversità.

Da quella prima esperienza prese forma un percorso che i figli Aristide, Tonino, Benito, Lino e Gino avrebbero portato avanti con tenacia, custodendo un sapere costruito sul campo, giorno dopo giorno. A loro si sono poi affiancati Gianni e Pierluigi, contribuendo a dare continuità alla tradizione familiare e accompagnandola verso nuove prospettive.

Nel 1999, con il passaggio di consegne dalla vecchia alla nuova generazione, nacque ufficialmente la Purificato s.r.l. Una nuova denominazione societaria per una storia che, in realtà, aveva già alle spalle decenni di lavoro e di esperienza.

Un passaggio importante, perché ogni ricambio generazionale porta con sé una domanda fondamentale: come si può innovare senza perdere ciò che ha reso grande un’impresa?

La risposta, nella famiglia Purificato, sembra risiedere proprio nell’equilibrio tra memoria e futuro. Da una parte il rispetto per il lavoro degli avi, dall’altra la consapevolezza che nessuna tradizione può sopravvivere senza la capacità di confrontarsi con il cambiamento.

A sinistra Gianni Purificato, al centro Pierluigi Lucciola e a sinistra Aristide Purificato
A sinistra Gianni Purificato, al centro Pierluigi Lucciola e a sinistra Aristide Purificato

Gianni Purificato: il mercato ittico è cambiato, ma la qualità resta centrale

A raccontare questa evoluzione è Gianni Purificato, figlio di Aristide e nipote di nonno Arturo, incontrato direttamente sul suo posto di lavoro. Tra gli impegni quotidiani e il movimento che anima l’attività, il dialogo si concentra sulle trasformazioni del consumo, sulle nuove abitudini alimentari e sulle prospettive dell’impresa familiare.

Il primo tema riguarda il modo in cui gli italiani acquistano e consumano il pesce. Sono cambiate le richieste dei clienti? Quanto hanno inciso le nuove tendenze gastronomiche, dagli aperitivi di mare al sushi?

«Sicuramente c’è una tendenza a consumare il pesce crudo che prima non esisteva a questi livelli», spiega Gianni, riferendosi soprattutto alle ostriche, alle tartare e agli antipasti crudi. Un’evoluzione alimentata anche dalla proposta dei ristoranti, che hanno contribuito a rendere queste preparazioni sempre più presenti sulle tavole.

Il sushi, invece, rappresenta anche un fenomeno sociale e generazionale. «Penso che sia una moda un po’ diversa, che riguarda soprattutto i giovani». Gianni lo paragona, per certi aspetti, al ruolo che un tempo avevano i pub per i ragazzi: luoghi in cui ritrovarsi con gli amici, condividere un’esperienza e trascorrere del tempo senza necessariamente spendere cifre elevate.

Un cambiamento che, secondo l’imprenditore, non deve essere letto attraverso pregiudizi, ma osservando concretamente il lavoro degli operatori. Anche i ristoratori che propongono cucina asiatica, sottolinea, prestano attenzione alla qualità del pesce che acquistano.

Il mercato, insomma, cambia volto, ma il prodotto resta al centro.

Addio alle vecchie abitudini: il pesce si compra già pulito

La trasformazione più evidente, tuttavia, riguarda la vita quotidiana delle famiglie. Un tempo acquistare il pesce significava spesso portare a casa il prodotto intero, pulirlo, prepararlo e cucinarlo. Oggi, invece, il tempo a disposizione è sempre meno e cresce la richiesta di prodotti già pronti per essere messi in tavola.

«Le persone tendono a comprare più roba sfilettata, a trancio, già pulita», osserva Gianni.

Una frase semplice che racconta un cambiamento profondo negli stili di vita. La praticità è diventata una componente essenziale della spesa alimentare e anche il settore ittico deve adeguarsi, offrendo soluzioni che consentano di conciliare la qualità del prodotto con i ritmi frenetici della quotidianità.

A farne le spese sono soprattutto le specie che richiedono più tempo e competenza nella preparazione. Gianni cita le triglie, un tempo protagoniste delle tavole estive e delle fritture di pesce, oggi molto meno richieste nella loro forma tradizionale.

È il segno di una distanza crescente tra le abitudini gastronomiche di ieri e quelle di oggi. Non necessariamente perché il gusto sia scomparso, ma perché è cambiato il rapporto con la cucina domestica.

Al banco della Purificato, racconta l'imprenditore, i prodotti già puliti o venduti a trancio trovano più facilmente spazio. La comodità, ormai, non è più un dettaglio: è una delle variabili che orientano gli acquisti.

Eppure, dietro ogni filetto pronto e ogni confezione accuratamente preparata, resta indispensabile il lavoro di chi conosce il pesce, ne riconosce le caratteristiche e sa distinguere un prodotto di qualità.

Il mare detta i prezzi: il peso del maltempo e del gasolio

Anche il mercato ittico deve fare i conti con fattori che sfuggono al controllo degli operatori. Le tensioni internazionali, il costo del petrolio e il prezzo del gasolio incidono inevitabilmente sulle attività legate alla pesca e alla distribuzione. Ma, come spiega Gianni Purificato, c’è un elemento che continua a determinare in modo decisivo il prezzo del pescato: il tempo atmosferico.

«Il fattore che determina di più il prezzo del pescato è sempre il tempo».

Quando le condizioni del mare sono favorevoli, le imbarcazioni possono uscire con maggiore regolarità e l'offerta aumenta. Se il prodotto disponibile è abbondante, i prezzi tendono a scendere. Quando invece il maltempo limita le uscite in mare, il pescato diminuisce e il mercato reagisce con un aumento dei prezzi.

È una dinamica antica, che lega direttamente il lavoro degli operatori alle condizioni della natura. Il mare può offrire abbondanza, ma può anche imporre pause, attese e difficoltà.

A questo si aggiunge il costo del carburante, una voce importante per i pescatori, ma anche per chi trasporta e distribuisce la merce. «È una difficoltà comune per tutti», osserva Gianni, richiamando l'attenzione su una filiera nella quale ogni aumento può ripercuotersi sui diversi passaggi, fino ad arrivare al consumatore.

Dietro il prezzo esposto sul banco di una pescheria, dunque, non c'è soltanto il valore del pesce. Ci sono le condizioni del mare, il lavoro delle imbarcazioni, il trasporto, la conservazione e la capacità di garantire un prodotto che mantenga le proprie caratteristiche.

I social e il ricambio generazionale: quando la tradizione incontra il futuro

In un'impresa familiare, il passaggio da una generazione all'altra non riguarda soltanto le responsabilità operative. Cambia il modo di comunicare, di interpretare il mercato e persino di raccontare il proprio lavoro.

È il caso di Aristide, figlio di Gianni, che si sta avvicinando al mondo dei social network, utilizzando i video per raccontare l'attività e i prodotti della famiglia.

Un approccio che apre una riflessione più ampia sul rapporto tra esperienza e innovazione. Per chi è cresciuto in un'epoca in cui le informazioni viaggiavano attraverso i mezzi tradizionali, i social possono apparire come strumenti marginali. Per i più giovani, invece, rappresentano un ambiente quotidiano, un luogo di incontro e un mezzo per raggiungere direttamente il pubblico.

Gianni affronta il tema con realismo, senza rinunciare alla fiducia nei confronti del figlio.

«Sicuramente il trapasso generazionale è una cosa che ci coinvolge tutti. Anche io, quando avevo vent'anni, vedevo delle cose diverse da quelle che facevano i nostri genitori. Lui altrettanto».

Non c'è, nelle sue parole, la pretesa di imporre ai giovani il modello del passato. C'è piuttosto la consapevolezza che ogni generazione debba trovare la propria strada, sperimentando strumenti e linguaggi nuovi.

«È giusto che un figlio debba fare quello che gli piace. Non è che lo puoi obbligare a fare quello che secondo te è giusto o sbagliato. Ognuno di noi deve fare esperienza».

Un ragionamento che va oltre il semplice utilizzo dei social. Significa riconoscere ai figli il diritto di sbagliare, di provare, di mettere in discussione abitudini consolidate e di costruire, attraverso l'esperienza, una propria visione dell'azienda.

La comunicazione digitale può diventare un'opportunità concreta per far conoscere prodotti, lavorazioni e valori a un pubblico più ampio. Ma Gianni individua anche un limite da non dimenticare: raccontare bene un'attività non significa, da solo, saperla portare avanti.

«Sicuramente i social sono importanti, ma non sono tutto, perché poi ci vuole la sostanza per mandare avanti le cose».

È forse questa la sintesi più efficace del suo pensiero: utilizzare i linguaggi del presente senza perdere il valore della competenza, della serietà e del lavoro quotidiano. Perché la comunicazione può attirare l'attenzione, ma è la qualità a costruire la fiducia.

Il marchio Purificato e la ricerca della qualità

La capacità di adattarsi ai nuovi consumi passa anche attraverso la scelta dei prodotti da proporre ai clienti. Nel corso dell'incontro, l'attenzione si sposta su alcune referenze commercializzate con il marchio Purificato, prodotti ittici selezionati che puntano sulla qualità degli ingredienti e sulla cura della preparazione.

Gianni chiarisce che non si tratta di una produzione realizzata direttamente dall'azienda, ma di prodotti individuati attraverso la collaborazione con produttori specializzati.

Una distinzione importante, che rivela un altro aspetto del mestiere: conoscere il settore significa anche saper scegliere i propri interlocutori.

«Di questi prodotti ce ne sono tanti. Come in tanti lavori, le cose si possono fare in tanti modi: c'è chi le fa meglio e chi le fa peggio».

L'esperienza maturata nel commercio ittico permette di sviluppare uno sguardo più attento sulle differenze tra le diverse proposte presenti sul mercato. Non basta una bella confezione, né è sufficiente la promessa di un venditore: occorre conoscere le lavorazioni, valutare gli ingredienti e capire cosa distingue realmente un prodotto da un altro.

La scelta di proporre una referenza con il proprio marchio nasce, quindi, dalla volontà di associarvi una qualità riconoscibile e di renderla parte dell'identità aziendale.

Anche in questo caso, la promozione e la comunicazione possono aiutare a far conoscere il prodotto. Ma la prova decisiva rimane quella del gusto.

«Un prodotto che è buono, anche se uno non ha particolari competenze, alla fine quando lo mette in bocca lo sente. La qualità è totalmente diversa».

Parole che riportano la conversazione al punto di partenza: il valore concreto delle cose, quello che non ha bisogno di essere esagerato o artificiosamente raccontato, perché si manifesta nell'esperienza di chi lo acquista e lo assaggia.

Una storia che continua, senza dimenticare le proprie radici

La Purificato s.r.l. è molto più di un'attività commerciale. È il risultato di un percorso che ha attraversato epoche diverse, superato difficoltà e accompagnato le trasformazioni della società, mantenendo un legame costante con il mondo del mare.

Il mercato cambia, i consumatori modificano le proprie abitudini, la tecnologia apre nuove possibilità e i costi impongono sfide sempre diverse. Eppure, alcune cose restano: il valore dell'esperienza, il rispetto per il lavoro, la ricerca della qualità e la responsabilità di custodire ciò che è stato costruito prima di noi.

È questo il filo che unisce la storia di Arturo a quella dei suoi discendenti. Non una semplice successione di nomi, ma una trasmissione di valori che trova nel lavoro quotidiano la propria espressione più autentica.

Perché un'impresa familiare non vive soltanto dei risultati raggiunti. Vive soprattutto della capacità di consegnare alle nuove generazioni qualcosa che valga la pena continuare.

E la storia della famiglia Purificato, a Formia, continua proprio così: con le radici ben piantate nella propria memoria e lo sguardo rivolto al futuro, là dove il mare non smette mai di cambiare, ma continua a offrire nuove rotte a chi sa affrontarlo con esperienza, coraggio e passione.