“In piazza Capo Trivio a Tremensuoli, giovedì 6 agosto, si è tenuto un incontro per discutere del nuovo libro dello storico locale Aurelio Carlino. “Miscellanea di storia tremensurese” è, come suggerisce il titolo, una mescolanza di codici diversi: da quelli visivi delle foto d’epoca e dei murales contemporanei, a quelli letterari e poetici come le poesie scritte in dialetto ed i canti religiosi. Questo libro, come tanti di quelli che lui ha scritto, dà lustro a Tremensuoli che è il più antico borgo di Minturno; infatti proprio grazie alle ricerche di Carlino sappiamo che è menzionato per la prima volta nel 945 all’interno del Codex Diplomaticus Cajetanus. Di questo codice e della sua importanza storica ha parlato lo storico Salvatore Cardillo che lavora all’interno della biblioteca “Giorgio Aprea” dell’Università di Cassino e del Lazio Meridionale. Il dottor Cardillo è partito dall’etimologia di Tremensuoli, ci ha ricordato di valorizzare i reperti antichi presenti nel nostro territorio come la fontana di Festarola ed i resti di un’antica cisterna romana.
In seguito ha analizzato la figura di San Nicandro in modo molto dettagliato, spiegando il motivo per cui è identificato come Santo soldato. Valentina Treglia, che lavora come guida turistica e mette la sua professione al servizio della comunità valorizzando le opere artistiche del nostro territorio, prosegue il discorso dello storico e analizza il murale di Angelo Rasile, che si trova proprio in Piazza Capo Trivio. Questo murale è stato realizzato grazie al progetto “I borghi della street art” che ha dotato ogni frazione del nostro Comune di nuove opere d’arte urbana. Quindi il nostro territorio non solo conserva un importante patrimonio storico-artistico, ma ancora oggi ha le risorse per arricchirlo di nuove bellezze. La dottoressa Treglia ci ha spiegato da quali elementi possiamo riconoscere l’iconografia del Santo soldato che si è convertito al cristianesimo e come a questi elementi tradizionali se ne sono aggiunti altri moderni come, ad esempio, il simbolo del martirio rappresentato sottoforma di tatuaggio sul braccio del Santo. Il parroco di Tremensuoli, don Alessandro Corrente, ci ha ricordato la storia del nostro Santo patrono e ha raccontato di come in passato la Confraternita del Santissimo Sacramento, di San Sebastiano e di San Rocco, abbia offerto cura e assistenza alle persone bisognose.
Oltre al parroco era presente anche il sindaco del Comune di Minturno, Gerardo Stefanelli, che ha parlato del suo legame con Tremensuoli soffermandosi sull’importanza del valore di sentirsi parte di una comunità, che ha il compito di portare avanti le proprie tradizioni, di tramandare la propria storia, affinché tutto questo non sia cancellato dal passaggio del tempo. Anche il dottor Michele Camerota, che lavora presso il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, ha fatto un viaggio indietro nel tempo e attraverso il proprio ricordo personale ha risvegliato la memoria collettiva dei presenti. Ha ricordato i luoghi del suo passato, ha ripercorso con la memoria le strade della sua infanzia e fanciullezza, ha strappato una risata a tutti con aneddoti e curiosità. Altri momenti importanti di condivisione in cui tutti hanno respirato un’autentica atmosfera di comunità sono stati quelli di Tonino Vento e di Giovanni D’Onofrio, fratello del professor Mario D’Onofrio a cui Carlino ha dedicato il suo libro.



Ciascuno ha commentato ed arricchito la storia di Tremensuoli con la propria storia famigliare e personale e questa è stata un’importante occasione per ricordare luoghi che nel tempo hanno cambiato aspetto, persone care che hanno lasciato l’eredità di famiglia anche nel soprannome, modi di dire e parole dialettali che adesso sono pronunciati meno, ma che restano un’importante traccia della nostra saggezza popolare. Lo storico Carlino ha spiegato che lo scopo del suo lavoro di ricerca e divulgazione della storia locale è proprio questo: ricordarci chi siamo, valorizzare ciò che abbiamo e tramandare tutto ciò ai posteri affinché tutto questo sia conservato. Carlino ha parlato del professor Mario D’Onofrio e dalle sue parole si percepiva non solo la sua stima nei confronti di un grandissimo studioso, ma anche e soprattutto l’affetto profondo per un caro amico. Come ci ha tenuto a sottolineare la moderatrice dell’evento, Michela Guerra, dottoressa in Lettere Moderne, incontri come questo sono indispensabili perché in quel momento, per un attimo, non ci percepiamo più come singoli individui che hanno storie personali diverse fra loro, ma come tante parti che formano una comunità, tante piccole storie individuali che si intrecciano e diventano un’unica grande storia che quel giorno è stata ricordata e di cui i presenti si sono sentiti orgogliosi di farne parte.”
Giovanni D’Onofrio














