"La risposta dell’assessora Palazzo non chiarisce il punto centrale dell’interrogazione presentata dal consigliere regionale del Partito Democratico, Salvatore La Penna. Sono stati richiamati dati, protocolli e accertamenti già in corso. Di fatto, viene confermato che la Regione non ha messo in campo alcun intervento concreto sulla gestione del pet-coke e sulle ricadute del porto commerciale di Gaeta sul Sud Pontino. L’interrogazione regionale, sollecitata anche dai Circoli del Partito Democratico del Sud Pontino, nasceva da un problema molto concreto: capire se la movimentazione del pet-coke e, più in generale, le attività del porto siano oggi compatibili con l’ambiente, con la salute, con la sicurezza dei lavoratori e con le città che ne sopportano ogni giorno le conseguenze.
Lo troverai più spesso nelle notizie principali
L’assessora Palazzo ha richiamato i dati sulle polveri sottili PM10 della stazione Gaeta Porto, spiegando che i superamenti restano sotto la soglia consentita dalla legge. Ma un dato medio sotto soglia non dimostra che l’intera filiera sia gestita correttamente. E soprattutto non dice nulla sul punto che avevamo posto: il ciclo di gestione del pet-coke è davvero chiuso, controllato e sicuro? La centralina citata dalla Regione non si trova sul piazzale di movimentazione delle merci. È collocata all’esterno. Misura la qualità dell’aria in quel punto, non ciò che accade durante le fasi più delicate della movimentazione.
C’è poi l’episodio dello sversamento segnalato dalle immagini circolate nei mesi scorsi, con residui trascinati dall’acqua durante le operazioni di scarico di una nave. Su questo la Regione si limita a richiamare gli accertamenti in corso. Ma il problema non può essere ridotto a un singolo episodio da verificare. Il problema è capire come viene gestita ogni giorno l’intera filiera. Ed è proprio sulla filiera che non arriva nessuna risposta: dall’arrivo della nave al trasporto su gomma verso Sessa Aurunca, attraversando il Sud Pontino. Non c’è una parola chiara sulla gestione chiusa dei materiali, sui controlli durante le operazioni, su eventuali nuove prescrizioni, sull’impatto dei camion sulla viabilità e sulle infrastrutture esistenti.
Anche le preoccupazioni espresse dai lavoratori e dalle organizzazioni sindacali sulle polveri e sulle condizioni di sicurezza nello scalo non possono essere liquidate con protocolli generali o con il rinvio ad altri enti. La Regione Lazio non può limitarsi a prendere atto di ciò che fanno altri soggetti o dire che, secondo i dati generali, non ci sono superamenti tali da imporre provvedimenti d’urgenza. Ha competenze ambientali, si avvale di ARPA Lazio e partecipa alla governance dell’Autorità di Sistema Portuale. Proprio per questo la Regione deve assumersi le sue responsabilità.
Sul porto commerciale di Gaeta serve una posizione chiara: se nella gestione del pet-coke ci sono zone d’ombra, vanno eliminate; se la filiera non garantisce piena sicurezza, va cambiata; se le attività portuali pesano sulla viabilità, sulle infrastrutture e sulle città del Golfo, quei costi non possono continuare a ricadere solo sui territori. La politica deve essere in grado di intervenire e rendere compatibili le attività del porto commerciale di Gaeta con il comprensorio che ne sopporta gli effetti. Fino ad oggi non è stato così." Lo comunicano i segretari dei Circoli del Partito Democratico del Sud Pontino.





