A un anno dalla morte di Paolo, il dolore della sua famiglia non si è attenuato. È diventato, piuttosto, una domanda che continua a chiedere risposte: come è stato possibile che un ragazzo così giovane, con la sua sensibilità, i suoi interessi e il suo modo rispettoso di stare al mondo, sia arrivato a vivere una sofferenza così profonda senza che gli adulti riuscissero a fermare ciò che stava accadendo? A parlare, a pochi giorni dell’anniversario, sono i suoi genitori, Giuseppe e Simonetta, che chiedono di ricordare Paolo non soltanto per la tragedia della sua morte, ma soprattutto per il ragazzo che era.
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«Paolo era un ragazzo che amava la semplicità – raccontano i genitori –. Aveva un forte senso della morale, del buon senso e del rispetto. Amava studiare, la musica, la pesca e tutte quelle attività che gli permettevano di stare bene e di essere se stesso. Amava stare per i fatti suoi, non cercava lo scontro, non dava fastidio a nessuno. Era un ragazzo riservato, sensibile, educato. Aveva il suo mondo e lo custodiva con discrezione».
Poi, secondo la ricostruzione della famiglia, qualcosa è cambiato. La vicenda di Paolo, spiegano Giuseppe e Simonetta, è stata segnata da episodi che i genitori riconducono a una situazione di bullismo e di emarginazione, rispetto alla quale, a loro giudizio, non sarebbero stati adottati tempestivamente tutti gli interventi necessari per tutelare il ragazzo. «Noi genitori abbiamo chiesto aiuto, abbiamo segnalato, abbiamo cercato di capire e di intervenire. Quello che ancora oggi ci tormenta è la convinzione che, se gli adulti avessero ascoltato fino in fondo, se qualcuno avesse preso sul serio quello che stava accadendo, forse la storia di Paolo avrebbe potuto essere diversa».
Il dolore della famiglia si accompagna oggi a una battaglia per l’accertamento delle responsabilità. I genitori riferiscono che sono stati oggetto di indagine e di contestazioni anche comportamenti e omissioni che, secondo la loro ricostruzione, avrebbero riguardato ragazzi coinvolti nella vicenda, nonché dirigenti e docenti dell’istituto. Alcuni esponenti della scuola, sempre secondo quanto riferito dalla famiglia, sarebbero stati successivamente sospesi o sanzionati e quindi destinatari di iniziative giudiziarie da parte dei genitori.
La famiglia riferisce inoltre di avere presentato querele nei confronti di ispettori ministeriali, contestando negligenze e omissioni nell’attività di verifica e accertamento svolta sulla vicenda. «Non vogliamo processi sui giornali – sottolineano Giuseppe e Simonetta –. Vogliamo che siano le autorità competenti a stabilire ciò che è accaduto e le eventuali responsabilità. Ma abbiamo anche il diritto di chiedere che ogni omissione venga verificata e che nessuno possa pensare che, con il trascorrere del tempo, tutto possa essere dimenticato».

Per i genitori di Paolo, infatti, ricordare il figlio significa anche parlare di una responsabilità collettiva che va oltre la sua storia personale. «La morte di Paolo non può essere ridotta a una semplice tragedia familiare. Dietro la sua storia c’è una domanda che riguarda tutti: che cosa fa un adulto quando un ragazzo soffre? Lo ascolta davvero? Interviene? Oppure aspetta che il problema passi? Noi crediamo che la prima responsabilità di una scuola sia quella di vedere i ragazzi, soprattutto quelli più fragili e silenziosi».
Ed è proprio il silenzio uno degli aspetti che più pesa oggi nel ricordo della famiglia. «Paolo non era un ragazzo che cercava attenzione. Forse proprio per questo avrebbe avuto ancora più bisogno che qualcuno si accorgesse di lui. Non faceva rumore, non pretendeva, non cercava di imporsi. Ma il fatto che un ragazzo non chieda aiuto in modo evidente non significa che non ne abbia bisogno». A un anno dalla sua scomparsa, Giuseppe e Simonetta vogliono però che il nome di Paolo sia associato anche alla vita che ha vissuto e alle passioni che lo rendevano unico.
La musica, la pesca, lo studio, il rispetto per gli altri. E quella riservatezza che, raccontano, faceva parte del suo carattere. «Vogliamo che Paolo venga ricordato per quello che era, non soltanto per il modo in cui è morto. Era nostro figlio. Era un ragazzo con sogni, passioni, sensibilità e un futuro davanti. Aveva ancora tantissimo da vivere». Nel giorno dell’anniversario 11 settembre 2026 , si terrà una messa di suffragio alle 18:00 presso il Santuario di Santi Cosma e Damiano, dove la famiglia e tante altre persone si ritroveranno per ricordarlo e affidarne ancora una volta la memoria alla comunità.
«Paolo manca ogni giorno. Manca nelle piccole cose, nei silenzi della casa, nelle abitudini che improvvisamente non ci sono più. Un anno non cancella nulla. Il tempo non restituisce un figlio e non rende più facile una perdita così grande». «Ma c’è una cosa che possiamo ancora fare: impedire che il suo nome venga dimenticato. E soprattutto fare in modo che la sua storia serva a qualcosa. Se dalla morte di Paolo nascerà una maggiore attenzione verso il bullismo, verso i ragazzi che soffrono e verso la responsabilità degli adulti chiamati a proteggerli, allora almeno una parte della sua breve vita continuerà a parlare».
Giuseppe e Simonetta concludono: «Noi continueremo a chiedere verità, giustizia e responsabilità. Non per vendetta. Lo facciamo per Paolo. Perché nostro figlio merita di essere ricordato con amore, ma anche perché nessun altro ragazzo debba sentirsi solo davanti alla propria sofferenza. Paolo non c’è più. Ma la sua voce, attraverso il nostro dolore, continuerà a parlare». Ad un anno dalla sua scomparsa, Paolo resta nella memoria di chi lo ha amato: nella musica, nel mare, nella pesca, nei suoi studi, nei suoi valori e soprattutto nell’amore immenso dei suoi genitori. «Paolo, luce per sempre».
Giuseppe e Simonetta





