Tropicalizzazione del Mediterraneo: il mare che cambia volto. Dal pesce scorpione agli alieni che stanno colonizzando le nostre coste

Il riscaldamento delle acque favorisce l'arrivo di nuove specie tropicali. Pesce scorpione, pesce palla, pesci coniglio, calamari e meduse raccontano una trasformazione che preoccupa gli scienziati

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Tropicalizzazione del Mediterraneo: il mare che cambia volto. Dal pesce scorpione agli alieni che stanno colonizzando le nostre coste – Per secoli il Mediterraneo è stato considerato un ecosistema relativamente stabile, caratterizzato da specie autoctone adattate a un mare unico al mondo. Oggi, però, quel delicato equilibrio sta cambiando rapidamente. L’aumento delle temperature marine, la modifica delle correnti e l’apertura di nuove rotte biologiche attraverso il Canale di Suez stanno favorendo l’arrivo di organismi provenienti da mari tropicali e subtropicali.

Gli scienziati parlano ormai apertamente di tropicalizzazione del Mediterraneo, un processo che sta trasformando flora e fauna marine e che negli ultimi anni è diventato evidente anche agli occhi di pescatori, subacquei e semplici bagnanti.

Il caso più noto è certamente quello del pesce scorpione (Pterois miles), una delle specie invasive più pericolose al mondo. Originario del Mar Rosso e dell’Oceano Indiano, è arrivato nel Mediterraneo attraverso il Canale di Suez. In Italia è stato segnalato per la prima volta nel 2016 in Sicilia, successivamente in Calabria e oggi le osservazioni si moltiplicano soprattutto nel Mar Ionio, considerato dagli esperti una delle aree più vulnerabili all’espansione della specie. La sua bellezza colpisce immediatamente: pinne ampie e colorate, striature bianche e rossastre e movimenti eleganti. Dietro questo aspetto spettacolare si nasconde però un animale armato di aculei velenosi capaci di provocare punture molto dolorose. Il pericolo non riguarda soltanto l’uomo. Il pesce scorpione è un predatore estremamente efficace, capace di ridurre drasticamente le popolazioni di piccoli pesci e alterare gli equilibri ecologici dei fondali. Secondo i dati raccolti da ISPRA e CNR-IRBIM, nel Mediterraneo sono state registrate oltre 1.800 segnalazioni della specie, segno di una diffusione ormai consolidata.

Se il pesce scorpione è il più appariscente, il pesce palla maculato (Lagocephalus sceleratus) è probabilmente il più temibile. Anche questa specie è entrata dal Canale di Suez e la sua presenza in Italia è stata documentata già dal 2013. Il suo nome scientifico contiene un avvertimento: sceleratus, ovvero pericoloso. Questo pesce contiene infatti una potente neurotossina, la tetrodotossina, la stessa che rende celebre il pesce palla giapponese. La tossina non viene eliminata dalla cottura e può risultare mortale se ingerita. Oltre alla tossicità, possiede una dentatura particolarmente robusta in grado di rompere conchiglie, ami e perfino reti da pesca. I pescatori che lo incontrano sempre più spesso nelle proprie catture lo considerano ormai una delle specie aliene più problematiche.

Tra gli invasori tropicali figurano anche il pesce coniglio scuro (Siganus luridus) e il pesce coniglio striato (Siganus rivulatus). Sembrano innocui, ma gli studiosi li considerano una seria minaccia per gli ecosistemi costieri. Originari anch’essi del Mar Rosso, sono specie erbivore particolarmente voraci. Nutrendosi intensamente delle alghe che ricoprono i fondali rocciosi possono provocare fenomeni di vera e propria desertificazione marina. In molte aree del Mediterraneo orientale il loro pascolo continuo ha trasformato habitat ricchi di biodiversità in fondali poveri e semideserti. Nel 2025 il pesce coniglio striato è stato segnalato persino in Liguria, una delle aree più settentrionali mai raggiunte dalla specie. Un dato che gli esperti interpretano come un chiaro indicatore del riscaldamento delle acque. Anche i pesci coniglio possiedono spine velenose che possono causare punture molto dolorose.

Tra i fenomeni che negli ultimi anni hanno alimentato curiosità e anche un certo allarme mediatico rientra il caso dei cosiddetti serpenti di Ibiza, spesso citati impropriamente come segnale della presenza di serpenti marini nel Mediterraneo. Le immagini di lunghi rettili che nuotano nelle acque delle Baleari hanno infatti fatto il giro del mondo, ma la realtà biologica è diversa e meno sensazionalistica. Gli esemplari osservati appartengono in realtà al colubro ferro di cavallo (Hemorrhois hippocrepis), un serpente non marino originario della Penisola Iberica e del Nord Africa. La sua presenza a Ibiza e Formentera è legata a introduzioni accidentali avvenute nei primi anni Duemila, probabilmente attraverso il commercio di piante ornamentali come gli ulivi. Una volta insediatosi, il serpente ha mostrato una notevole capacità di adattamento, riuscendo persino a nuotare per diversi chilometri e raggiungere isolotti minori. La sua espansione ha avuto un impatto significativo sulla fauna locale, in particolare sulla lucertola delle Pitiuse (Podarcis pityusensis), una specie endemica oggi fortemente minacciata dalla predazione. Questo caso rappresenta un esempio emblematico di come una specie terrestre introdotta accidentalmente possa alterare profondamente un ecosistema insulare. Il cosiddetto “falso allarme dei serpenti marini” si inserisce in un contesto più ampio di trasformazione del Mediterraneo. Le circa settanta specie di veri serpenti marini sono infatti tipiche delle acque tropicali dell’Indo-Pacifico e non esistono popolazioni stabili nel bacino mediterraneo. Tuttavia, il ruolo del Canale di Suez (Canale di Suez) come corridoio biologico ha già dimostrato quanto rapidamente possano cambiare gli equilibri faunistici del Mare Nostrum. In questo senso, il caso di Ibiza non riguarda l’arrivo di “serpenti marini”, ma racconta piuttosto un’altra sfaccettatura della tropicalizzazione e della globalizzazione biologica: specie introdotte dall’uomo, cambiamenti climatici e nuove rotte ecologiche che, insieme, stanno ridisegnando anche la percezione stessa di ciò che è “naturale” nel Mediterraneo.

La diffusione di queste specie avviene parallelamente alla progressiva riduzione della Posidonia oceanica, pianta marina endemica del Mediterraneo e autentica infrastruttura biologica del nostro mare. Le sue praterie producono ossigeno, proteggono le coste dall’erosione e costituiscono habitat essenziali per centinaia di specie marine. Già nel 2019 il biologo marino Adriano Madonna aveva evidenziato come il cambiamento climatico stesse alterando profondamente l’equilibrio del Mediterraneo. Non solo l’aumento della temperatura, ma anche la diminuzione della trasparenza delle acque e la modifica degli habitat stanno favorendo l’insediamento di nuove specie tropicali.

L’elenco degli organismi alieni continua ad allungarsi.

Negli ultimi mesi l’attenzione degli studiosi si è concentrata sulla caravella portoghese (Physalia physalis), spesso scambiata per una medusa ma in realtà appartenente al gruppo dei sifonofori. I suoi lunghissimi tentacoli contengono un potente veleno che può provocare forti reazioni dolorose anche dopo che l’organismo è spiaggiato.

Sempre più frequenti risultano anche le segnalazioni del calamaro di Lesson (Uroteuthis duvaucelii), specie originaria dell’Indo-Pacifico che sembra trovare condizioni favorevoli nelle acque mediterranee sempre più calde.

A questi si aggiungono il pesce lucertola diamante, il pesce chirurgo di Monrovia, soprannominato “pesce dalle lamette” per le spine affilate presenti vicino alla coda, e numerose altre specie che fino a pochi anni fa sarebbero state considerate estranee al Mare Nostrum.

Tra i maggiori studiosi del fenomeno, il ricercatore del CNR-IRBIM Ernesto Azzurro invita a evitare inutili allarmismi. Il rischio per i bagnanti resta generalmente basso. L’attenzione maggiore riguarda pescatori e subacquei che possono entrare in contatto diretto con specie dotate di spine velenose o tossine. Ciò che preoccupa gli scienziati è soprattutto l’impatto sugli ecosistemi. Secondo le stime, il Mediterraneo si riscalda a una velocità di circa 0,11 gradi ogni decennio. Un valore apparentemente minimo ma sufficiente a modificare profondamente la distribuzione delle specie marine.

Per monitorare il fenomeno, ISPRA e CNR-IRBIM hanno lanciato la campagna nazionale “Attenti a quei 4!”, dedicata proprio alle quattro specie aliene considerate più problematiche: pesce scorpione, pesce palla maculato, pesce coniglio scuro e pesce coniglio striato.

Pescatori, subacquei e cittadini sono invitati a fotografare gli esemplari osservati e a segnalarli agli enti scientifici, contribuendo così alla costruzione della più aggiornata mappa della diffusione delle specie aliene nel Mediterraneo.

Il Mediterraneo non sta semplicemente ospitando qualche specie esotica in più. Sta cambiando identità. Pesci tropicali, meduse urticanti, cefalopodi provenienti dall’Indo-Pacifico e nuove specie marine stanno ridisegnando lentamente la geografia biologica del Mare Nostrum. Il pesce scorpione resta l’emblema di questa trasformazione, ma accanto a lui cresce un esercito silenzioso di organismi che raccontano la stessa storia: quella di un mare sempre più caldo, sempre più tropicale e sempre più diverso da quello conosciuto dalle generazioni precedenti.

E forse il vero messaggio che arriva da questi “alieni” non riguarda loro, ma noi. Perché la loro presenza è il segnale più evidente di un cambiamento climatico che, sotto la superficie del mare, è già realtà.

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Stefania Maria Giulia Di Benedetto
Stefania Maria Giulia Di Benedetto nasce a Fondi, dove vive attualmente. Fin da bambina nutre una profonda passione per l'arte, la storia, la scrittura e la letteratura. Ha sempre scritto diari, un modo per preservare ciò che altrimenti sarebbe stato dimenticato. Ogni piccolo ricordo si trasformava in una storia, che, forse per gioco, assumeva spesso una forma letteraria. Si laurea in Giurisprudenza presso l'Università degli Studi "La Sapienza" di Roma e ottiene l'abilitazione all'esercizio della professione di avvocato presso la Corte d'Appello di Roma. Nonostante il suo percorso giuridico, la sua passione per la comunicazione l'ha sempre accompagnata. Stefania è ideatrice e amministratrice della pagina Facebook "Misteri Pontini fin sui Monti Aurunci, Ausoni e Lepini", che cura anche come editrice. Dal 2022, collabora con l'Associazione Pro Loco Fondi Aps, dove ricopre il ruolo di segretario e direttore, gestendo i profili social dell'associazione e collaborando nella organizzazione di eventi e manifestazioni. Studiosa indipendente appassionata di ricerca storica. Negli ultimi anni ha approfondito lo studio di fonti d’archivio, cronache locali e testimonianze documentarie, sviluppando progetti di ricerca originali e contribuendo alla divulgazione storica attraverso articoli, conferenze e incontri pubblici. Ha collaborato in qualità di referente al progetto editoriale "Italian Ghost Story" ed è coautrice del libro “I fantasmi di Fondi”. È autrice del testo teatrale “Giulia Gonzaga, la contessa di Fondi: tra amori, intrighi e rivalità” e dei libri "Il bassorilievo di via P. Giannone a Fondi: un'ipotesi dionisiaca, tra mito antico e devozione popolare"; "Le reliquie del santi fondani. Con accenno storico alla reliquia eccellente di San Tommaso d'Aquino a Fondi" .