Covid, le regole nelle terapie intensive: precedenza a chi può sopravvivere ma l’età non è l’unico criterio

Secondo il protocollo dell’Istituto Superiore di Sanità.

Questi criteri vanno applicati solo ed esclusivamente in situazioni di estrema gravità: precedenza a chi può sopravvivere; ma l’età non è l’unico criterio e regole da applicare nei casi di sovraffollamento.

Sono alcuni dei criteri del protocollo dell’Istituto Superiore di Sanità elaborato per i medici, in particolare per gli anestesisti, nel caso in cui dovessero trovarsi a scegliere chi ricoverare prima in terapia intensive. Queste misure, ricorda l’ISS, vanno applicate solo ed esclusivamente in situazioni di estrema gravità.

Al paziente, c’è scritto ancora nel documento, vanno comunque garantiti i diritti e va data l’assicurazione che sarà preso in carico con “gli strumenti possibili a disposizione”.

Per questo è fondamentale creare un “triage ad hoc” negli ospedali. 

Sono dodici i parametri da tenere conto per decidere chi, tra i pazienti, dovrà essere seguito e prima di arrivare a una difficile scelta.

Il protocollo, tuttavia, ricorda che nella valutazione avrà un peso anche la volontà dei singoli malati sulle cure o meno da ricevere.

LINEE DI INDIRIZZO ASSISTENZIALI DEL PAZIENTE CRITICO AFFETTO DA COVID‐19

Circa il 5% dei pazienti affetti da COVID‐19 può presentare condizioni cliniche tali da richiedere il ricovero

in terapia intensiva con necessità di assistenza ventilatoria.  

Si ritiene quindi necessario che le Regioni predispongano un piano di emergenza per la gestione dei pazienticritici affetti da COVID‐19

che  consenta di  garantite  idonei  livelli  di  trattamento  attraverso un adeguato numero di posti letto di terapia intensiva.  Le Regioni debbono individuare opportune soluzioni organizzative che consentano di soddisfare il potenziale incremento della necessità di ricovero in tale ambito assistenziale. 

Fermo restando che ogni Regione deve identificare prioritariamente una o più strutture/stabilimenti da dedicare alla gestione esclusiva del paziente affetto da COVID‐19

(“COVID Hospital”) in relazione alle dinamiche epidemiologiche, dovranno intanto essere predisposte 

pianificazioni per ognuno degli ambiti territoriali che prevedano: l’individuazione in ogni struttura ospedaliera di postazioni isolate che  consentano  l’osservazione  di pazienti  ventilati/intensivi  con  sospetta  infezione  da  SARS  –  CoV  –  2  in  attesa del risultato definitivo dei test diagnostici eseguiti;  la creazione di  terapie intensive di coorte  (con separazione  fisica da altre unità di  terapia  intensiva presenti in ospedale) destinate al ricovero ed al trattamento di pazienti affetti da  COVID‐19

Tali unità intensive andranno prioritariamente create nelle strutture ospedaliere  dotate di reparti di malattie infettive e nelle strutture ospedaliere di riferimento ECMO1 ; la  creazione  di  protocolli  che  individuino  i  criteri  di  accesso  al  trattamento  intensivo  dei  pazienti  affetti  da  COVID‐19,

la loro gestione clinica ed assistenziale, che comprendano   anche gli aspetti di distribuzione e utilizzo 

dei DPI e della relativa formazione del personale; la previsione di ampliare la capacità di ogni singola 

struttura  ospedaliera  mediante l’attivazione di posti letto di area critica attualmente non funzionanti e/o procedere ad una  rimodulazione dell’attività programmata;  la programmazione urgente della  formazione del personale  sanitario destinato all’utilizzo  dei sistemi di ventilazione e alla corretta adozione dei DPI.  

È necessaria

l’attivazione  di  un  “sistema  di monitoraggio  dei posti letto  di area  critica” a livello  regionale, da effettuarsi da parte del sistema territoriale dell’emergenza 118, al fine di garantire in  tempo reale anche il monitoraggio dei posti letto delle terapie intensive per coorte, di cui ai punti  precedenti.   Tutte le richieste di posto letto di area critica di terapia intensiva per pazienti affetti da COVID‐19,

dopo valutazione da parte di un medico anestesista‐rianimatore,

dovranno essere inoltrate  alla  centrale operativa 118.  

1 Nell’ambito delle attività previste in sede di costituzione della rete nazionale RESPIRA.  

2La centrale operativa 118 procederà ad effettuare il trasferimento, fornendo il mezzo ed il relativo  equipaggio adeguatamente formato.   Ogni  Regione  dovrà  comunicare  al  Ministero  della  Salute,  Direzione  Generale  della  Programmazione,  entro  48  ore  dalla  avvenuta  ricezione  della  presente  circolare  tramite  posta  elettronica certificata (dgprog@postacert.sanita.it), le seguenti informazioni: numero  di  posti  letto  di  terapia  intensiva  che  consentano  l’osservazione  dei  pazienti  in  attesa del risultato del test;  numero di posti letto di terapia intensiva in postazione singola a pressione negativa; data di possibile attivazione di ogni singola terapia intensiva per coorte;  numero posti letto totali di ogni singola terapia intensiva per coorte;  numero posti letto singoli di ogni singola terapia intensiva per coorte;  numero posti letto di pneumologia e terapia sub‐intensiva

respiratoria;  numero posti letto di isolamento in malattie infettive;  fabbisogno di apparati di monitoraggio e ventilazione invasiva e non invasiva; la programmazione urgente della  formazione del personale  sanitario destinato all’utilizzo  dei  sistemi  di  ventilazione e alla  corretta adozione  dei DPI,  da  realizzarsi  quanto  prima e  comunque non oltre i 5 giorni.  Dai dati oggi disponibili i pazienti pediatrici sembrano sviluppare quadri meno severi di COVID‐19.  Tuttavia, pazienti pediatrici affetti da COVID‐19

confermata, che necessitino di assistenza intensiva  neonatale  o  pediatrica,  saranno  centralizzati  presso  strutture  ospedaliere  all’uopo  identificate  dalle Regioni e comunicate al Ministero contestualmente alle 

informazioni sopra indicate. Suggerimenti per la gestione del paziente critico adulto  ‐ Iniziare  con  5  L/min  O2  titolando  il  flusso  per  raggiungere  un  obiettivo  di  saturazione  SpO2  ≥90% nell’adulto e SpO2 ≥92‐95 % nelle donne in stato di gravidanza;  ‐ tutte  le  aree  destinate  all’utilizzo  per  pazienti  affetti  da  SARI  COVID‐19

  associato  devono  essere  equipaggiate  con  pulse  ossimetri,  interfacce  per  l’ossigenoterapia  (cannule  nasali,  maschere faciali e maschere con reservoir) e monitoraggio elettrocardiografico e pressorio non  invasivo;  ‐ è necessario  il  costante  monitoraggio  dei  parametri  vitali  per  individuare  rapidamente  il  progressivo deterioramento verso quadri settici e di ARDS;  ‐ tenere  in  considerazione  le  condizioni  patologiche  di  base  del  paziente  per  adattare  la  conduzione terapeutica e valutare la prognosi.     

3Gestione clinica essenziale del paziente ipossiemico con insufficienza respiratoria   Il  paziente  ipossiemico  acuto  può  manifestare  una  dispnea  persistente,  nonostante  flussi  di  ossigeno > 10‐15 L/min, in maschera con reservoir.   In questi casi possono essere utili l’High‐flow nasal oxygen  (HFNO) o la ventilazione non‐invasiva

(NIV) da utilizzare collocando i pazienti in opportune strutture dell’ospedale.  

E’ inoltre necessaria l’attivazione di ulteriori posti letto di area critica oltre ad utilizzare eventuali  posti lettoal momento non attivi o rimodulando l’attività programmata.  Importante considerare l’elevato rischio di 

fallimento e la necessità di attento monitoraggio per il potenziale, anche rapido, deterioramento clinico.  

Non ci sono  linee  guida  definitive  sull’uso  della  NIV  nel  paziente  ipossiemico,  tuttavia  ove  si  imponga  la  necessità  di  adottare  tali  tecniche,  è  da  tenere  presente  il  possibile  rapido  deterioramento della ipossiemia. In considerazione dei rischi di  fallimento della NIV è necessario  gestire questi pazienti con immediata disponibilità di personale in grado di effettuare l’intubazione  endotracheale.  La somministrazione della NIV può adottare varie interfacce a seconda della disponibilità e delle  indicazioni (maschera oro‐nasale, total face o casco). Nella scelta di impiego della NIV deve essere  considerato anche il livello di potenziale diffusione ambientale di particelle di aerosol.    In  caso  di  fallimento  della NIV e  ricorso all’intubazione  tracheale,  pre‐ossigenare  con  100% FiO2 attraverso maschera faciale, maschera con reservoir, HFNO, o NIV.  Pazienti  con  instabilità  emodinamica  o  insufficienza  multiorganica  o  stato  mentale  alterato  non  devono  ricevere la ventilazione non invasiva La  sequenza  rapida  di  intubazione  è  appropriata  analizzando  il rischio  di  una  via  aerea  difficile  (Allegato 1).   Tutte le procedure anzi riportate debbono essere effettuate da operatori adeguatamente formati  e  che  utilizzino  i  DPI  necessari  per  le  diverse  procedure  in  relazione  al  rischio  di  esposizione  ambientale.  Suggerimenti procedurali per la gestione del paziente con ARDS Quando il paziente necessita di  intubazione endotracheale,  si  suggerisce  di  prendere  in  considerazione l’algoritmo riportato nell’allegato  1.   Adottare una ventilazione meccanica protettiva usando bassi volumi correnti (4–8 ml/kg predicted body weight, PBW) e pressioni di plateau 30 DRIVING PRESSURE ≤ 12 

Non ci sono linee guida definitive sull’uso dei supporti di ossigenazione extracorporea (ECMO) nei pazienti 

con PaO2/FiO2.

In caso di necessità di ricorso all’ECMO è  raccomandabile la centralizzazione del paziente presso  centri con sufficiente esperienza, preferibilmente appartenenti alla rete Respirai    Durante  la  ventilazione  meccanica  è  importante  evitare  la  disconnessione  del  paziente  dal  ventilatore con il rischio di dereclutamento, brusca riduzione della pressione delle vie aeree e alto  rischio di diffusione ambientale di particelle di aerosol.  A questo scopo è necessario l’uso di sistemi chiusi di aspirazione.  Qualora  non  esista  disponibilità  di  posti  letto  in  terapia  intensiva  per  i  pazienti  da  sottoporre  a  ventilazione  artificiale  assistita,  bisogna  provvedere  alla  rimodulazione  in  urgenza  dell’attività  chirurgica  programmata  utilizzando  le  camere  operatorie  ed  il  personale  formato  ad  esse  dedicato, nonché le attrezzature ivi presenti.  In alternativa possono essere considerate le seguenti opzioni di allocazione dei pazienti:  ‐ unità di terapia sub‐intensiva respiratoria nei reparti pneumologici utilizzando il personale  formato per le procedure respiratorie ad esse dedicato, nonché le attrezzature ivi presenti;  ‐ unità di malattie infettive, che dispongano di livelli di isolamento, utilizzando il personale  formato  sulle  procedure  di  controllo  delle  infezioni,  ma  che  dovrà  essere  formato   per  l’utilizzo delle attrezzature per la respirazione assistita che dovranno essere acquisite. 

Appendice

Criteri per l’ARDS:

Mild ARDS: 200 mmHg < PaO2/FiO2 ≤ 300 mmHg, con PEEP or CPAP ≥5 cmH2O, o non ventilati

Moderate ARDS: 100 mmHg < PaO2/FiO2 ≤200 mmHg con PEEP ≥5 cmH2O o non ventilati

Severe ARDS: PaO2/FiO2 ≤ 100 mmHg con PEEP ≥5 cmH2O o non ventilati

Quando la PaO2 non è disponibile, SpO2/FiO2 ≤315 suggerisce la presenza dell’ARDS (includendo

pazienti non ventilati).

Bibliografia

ARDS Definition Task Force, Ranieri VM, Rubenfeld GD, et al. Acute respiratory distress syndrome:

the Berlin Definition. JAMA 2012;307:2526‐33.

Riviello ED, Kiviri W, Twagirumugabe T, et al. Hospital Incidence and Outcomes of the Acute

Respiratory Distress Syndrome Using the Kigali Modification of the Berlin Definition. Am J Respir

Crit Care Med 2016;193:52‐9.

Raccomandazioni dell’OMS per il SARI COVID 19

https://www.who.int/emergencies/diseases/novel‐coronavirus‐2019/technical‐guidance/patientmanagement

GRUPPO DI ESPERTI

Prof. Massimo Antonelli Past President Esicm (European Society of Intensive Care Medicine). Dir. Dip.

Scienze dell’Emergenza, Anestesiologiche e della Rianimazione, Fondazione

Policlinico Universitario A. Gemelli – IRCCS.

Prof. Luca Richeldi Presidente Società Italiana di Pneumologia (SIP), Dir. UOC Pneumologia

Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli – IRCCS.

Prof. Roberto Bernabei Past President Società Italiana di Gerontologia e Geriatria. Dir. Dip. Scienze

dell’invecchiamento, neurologiche, ortopediche e della testa‐collo Fondazione

Policlinico Universitario A. Gemelli – IRCCS.

Prof. Alberto Villani Responsabile UOC Pediatria Generale e Malattie Infettive Ospedale Pediatrico

Bambino Gesù. 

6

Allegato 1

7

Gestione delle vie aeree in un paziente con sospetta malattia da coronavirus (COVID‐19)

Un paziente con malattia da coronavirus (COVID‐19) può trasmettere l’infezione se le sue

secrezioni respiratorie sono inalate attraverso il naso o la bocca o raggiungono direttamente gli

occhi di un’altra persona. L’infezione potrebbe trasmettersi anche per contatto con superfici

contaminate. Ad esempio, portandosi alla bocca le mani dopo che queste hanno toccato una

superficie contaminata. Per l’operatore sanitario, le procedure più rischiose sono l’intubazione

tracheale, la ventilazione non‐ invasiva, la tracheotomia e la ventilazione manuale.

Ragionevolmente, anche l’estubazione, la broncoscopia, la raccolta dell’espettorato, la

somministrazione di ossigeno ad alto flusso, sono procedure rischiose.

La TUA PROTEZIONE É PRIORITARIA e si basa sul corretto uso dei dispositivi di protezione individuale (DPI): protezione di

naso e bocca; protezione degli occhi; protezione del corpo; protezione e lavaggio delle mani (secondo i protocolli locali). Di seguito una serie di consigli per proteggere te, proteggere il paziente e minimizzare la contaminazione ambientale durante la gestione delle vie aeree di un caso accertato o sospetto di COVID‐19.

Prima della gestione delle vie aeree

Valuta attentamente se il paziente può ragionevolmente beneficiare di un trattamento invasivo.

Se indicata, l’intubazione non deve essere ritardata. Considera di intubare il paziente prima che

diventi gravemente ipossico o si esaurisca muscolarmente. Evita di insistere con trattamenti che

non producono un chiaro beneficio. Se sei in dubbio, intuba il paziente elettivamente; evita di farlo

in urgenza. Ti servirà del tempo per indossare i DPI. In urgenza, aumentano i rischi per il paziente e

quelli di contaminazione ambientale Svolgi un briefing con i (pochi) operatori coinvolti. Verificate

di indossare correttamente i DPI previsti. Assegna i ruoli. Qual è il piano di gestione delle vie

aeree? Come gestiremo un’eventuale difficoltà? Abbiamo a portata di mano tutti i presidi? Indossa

i doppi guanti. Applica il monitoraggio standard (ECG, SpO2, NIBP) compreso l’end‐tidal CO2.

Verifica di avere un accesso endovenoso ben funzionante ed i farmaci dell’urgenza pronti.

L’intubazione deve essere eseguita dal professionista più esperto di gestione delle vie aeree. Se

disponibile, usa il videolaringoscopio per aumentare la probabilità di successo al primo tentativo

senza doverti avvicinare troppo alla bocca (infetta) del paziente. Evita l’intubazione in respiro

spontaneo col fibrobroncoscopio se non strettamente indicata, per limitare la contaminazione

ambientale.

Durante la gestione delle vie aeree

Se possibile, esegui una intubazione in sequenza rapida senza ventilazione manuale. Preossigena il

paziente per 5 minuti. Usa una maschera facciale collegata al pallone “va e vieni” attraverso un filtro antimicrobico e somministra ossigeno puro. Tieni la maschera ben adesa al viso del paziente (in respiro spontaneo) con le tue mani. Non appena indotta l’anestesia ed il blocco neuromuscolare, continua a tenere la maschera ben adesa al viso del paziente con le tue mani per 45‐60 secondi, senza ventilarlo. Se fosse necessaria la ventilazione manuale, applica piccoli volumi.

Subito dopo l’intubazione, con una mano impugna la lama del (video‐)laringoscopio, e con un movimento unico sfila il guanto esterno e ricopri la lama stessa (tecnica del doppio guanto).

Indossa un secondo paio di guanti sulla mano che è rimasta protetta da un unico paio di guanti. Gonfia la cuffia tracheale e solo ora ventila il paziente e controlla l’end‐tidal CO2. Se compatibile

8 con i DPI che stai usando (orecchie scoperte) ausculta il paziente. Posiziona un filtro antimicrobico alla Y del circuito (se senza umidificazione) o alla valvola espiratoria (se con umidificazione).

Dopo la gestione delle vie aeree

Sigilla i dispositivi che hai usato in un doppio sacchetto di plastica con chiusura a zip e falli decontaminare.

Usa il circuito chiuso per l’aspirazione endotracheale. Se dovessi disconnettere il paziente dal ventilatore (procedura sconsigliata), metti prima in stand‐by il ventilatore e “clampa” il tubo endotracheale. Lavati le mani e rinnova i DPI così come previsto dal tuo protocollo locale.