Riferisce l’ex parlamentare europeo Silvia Costa, da sempre impegnata in prima linea per la dignità delle persone: “Questo il drammatico appello di Adila, una giovane donna appartenente ad una famiglia cristiana a Kabul.

Il padre è stato rapito (e sembra purtroppo ucciso) in questi giorni.

Siamo in contatto indirettamente con loro tramite un mio caro amico afghano rifugiato da anni a Roma (dove si è laureato in diritto europeo!)

Al quale dieci anni fa i talebani avevano distrutto la famiglia perché di origine turkmena e cristiana.

Ho informato il Ministero degli Esteri ma so che l’ambasciata italiana sta seguendo la evacuazione programmata per stasera degli italiani e degli afghani che hanno lavorato in ambasciata.

Con la rete “Cultura Italiae” si è lanciato un appello all’Italia perché si concedano visti a afghani in pericolo ma cerchiamo anche di coinvolgere la Unione Europea perché si cordonino gli sforzi e perché gli Stati membri non respingano più alle frontiere gli afghani in fuga.

L’impotenza è drammatica, insieme al senso del fallimento di una Missione ventennale occidentale.

Soprattutto con una uscita unilaterale degli Usa così…

Questa è la lettera:

“Sono Adila ho 24 e sono una ragazza Afghana, figlia di una famiglia cristiana che vive in Afghanistan. Siamo 5 sorelle ed un fratello maschio più piccolo.

Da giorni stiamo vivendo l’incubo della persecuzione da parte dei talebani nel nostro Paese, che come si sa sono arrivati anche a prendere d’assedio la città in cui vivo, Kabul.

Per via della nostra cristianità mio padre è già stato rapito ed ora minacciano tutte le ragazze nubili a consegnarsi loro.

Sono giorni di terrore e l’idea di finire nelle mani dei soldati mi terrorizza e crea ansia.

Se dovessero mai arrivare a catturare me o altri componenti della mia famiglia preferisco morire.

Ci siamo nascosti in uno scantinato nella speranza di essere trovati il più tardi possibile.

Ma non si sa quanto a lungo riusciremo a proteggerci in questo modo.

Prego chiunque delle autorità ad aiutarci a metterci in salvo da questa situazione che come me sta mettendo in pericolo tante altre famiglie, nonché ragazze cristiane”.

L’ex parlamentare europeo Silvia Costa scrive: “aderisco a questo appello di Cultura Italiae come già Presidente della Commissione Cultura del Parlamento Europeo e membro del Comitato Scientifico del Consiglio Italiano Rifugiati.

“Non c’è Cultura senza Vita. Salvare: dal latino Salus, mettere in salvo, sottrarre a un pericolo, liberare da un danno grave e il più delle volte sicuro; in particolare, sottrarre alla morte, e quindi riuscire a mantenere in vita. Cultura Italiae lancia un appello al governo che vi chiediamo di sottoscrivere, se vorrete, inviando una mail di adesione a me personalmente alla mail:

presidente@culturaitaliae.it

Se ritenete utile diffondete sui vostri canali social.

“In Afghanistan si sta consumando un’ignominia che offre scandalo e orrore.

Chiediamo al governo italiano un gesto di generosità e responsabilità – nell’offrire rifugio e aiuto, anche sotto forma di visti – a tutte le afghane e gli afghani che ne avranno bisogno in questo momento tragico, un frangente nel quale la sicurezza di donne e uomini (ma soprattutto delle donne) è drammaticamente messa in pericolo.

Chiediamo al Ministero degli Esteri e al Presidente del Consiglio Mario Draghi un’azione efficace e rapidissima, insieme pragmatica e simbolica, perché mai come oggi l’imperativo morale è unico: salvare, salvare, salvare”.