Il Mediterraneo, da sempre simbolo di storia, cultura e turismo, nasconde un rischio naturale che non può essere sottovalutato: quello degli tsunami. A richiamare l’attenzione sulla possibilità che si verifichino maremoti è l’UNESCO-IOC, la Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’organizzazione internazionale, secondo cui la probabilità che nei prossimi 30-50 anni si registri nel bacino mediterraneo uno tsunami con onde di almeno un metro è prossima al 100 per cento. Un dato significativo, che tuttavia deve essere interpretato correttamente per evitare inutili allarmismi. Non si tratta della previsione di un evento imminente, né dell’indicazione di una data o di un luogo preciso in cui potrebbe verificarsi un maremoto.
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La stima riguarda il rischio complessivo nell’intero Mediterraneo e sottolinea la necessità di investire nella prevenzione e nella preparazione delle comunità costiere. La particolare conformazione geologica del bacino rende infatti possibile il verificarsi di tsunami in seguito a terremoti, frane sottomarine o fenomeni legati all’attività vulcanica. A rendere il quadro ancora più delicato è la presenza lungo le coste di città densamente popolate, porti, infrastrutture e località turistiche, spesso frequentate da migliaia di persone soprattutto durante la stagione estiva.
In caso di maremoto, uno degli elementi più importanti è il tempo a disposizione per mettersi in salvo. Se l’evento si origina vicino alla costa, il margine per reagire può essere estremamente ridotto. Per questo motivo, accanto ai sistemi di monitoraggio e allerta, diventa essenziale diffondere informazioni corrette e far conoscere alla popolazione i comportamenti da adottare in caso di emergenza. Anche l’Italia è direttamente interessata da questa problematica. Il Paese dispone di un Sistema di Allertamento Nazionale per i Maremoti generati da terremoti, al quale partecipano la Protezione Civile, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e altri soggetti istituzionali. A livello internazionale, il sistema NEAMTWS coordina le attività di allerta e risposta coinvolgendo 40 Stati dell’area del Mediterraneo e dei mari collegati.
Un esempio concreto di prevenzione arriva dal Lazio. Minturno è stato infatti il primo Comune italiano a ottenere il riconoscimento UNESCO-IOC “Tsunami Ready”, ufficializzato il 25 ottobre 2024. Il risultato è arrivato al termine di un percorso dedicato alla valutazione del rischio, alla pianificazione delle emergenze, all’organizzazione delle evacuazioni e alla sensibilizzazione dei cittadini. Il riconoscimento non rappresenta una garanzia assoluta contro gli effetti di un eventuale tsunami, ma certifica l’impegno dell’amministrazione nel predisporre strumenti e procedure per affrontare una possibile emergenza. Un’esperienza che può diventare un riferimento anche per gli altri Comuni costieri italiani. La prevenzione, infatti, comincia molto prima che il pericolo si manifesti.

Conoscere le aree esposte, individuare i percorsi di evacuazione e sapere dove trovare riparo può fare la differenza. In presenza di un forte terremoto avvertito sulla costa o di un improvviso e insolito ritiro del mare, è fondamentale allontanarsi rapidamente dal litorale e raggiungere una zona sicura, senza attendere necessariamente un messaggio di allerta.
Per le comunità costiere, la conoscenza e la prevenzione restano gli strumenti più importanti per proteggere vite umane e territorio.





