Ci sono serrande che si alzano ogni mattina per lavoro. E altre che si alzano per amore. In un tempo in cui le piccole attività combattono contro rincari, bollette sempre più pesanti e consumi in calo, mantenere viva una bottega storica è diventata una sfida quotidiana. Eppure, in via Lavanga, c’è un luogo dove il tempo sembra aver conservato il sapore autentico delle cose fatte bene. È la Pasticceria Vezza, una delle insegne più longeve e amate del Golfo, che quest’anno intreccia due anniversari speciali: i 67 anni di attività e i 50 anni di Augusto Vezza, il più giovane dei figli del fondatore Pasquale.
Un compleanno celebrato con discrezione, lontano dai riflettori, come da tradizione di una famiglia che ha sempre preferito parlare attraverso il proprio lavoro. Nessuna ostentazione, nessun clamore. Solo l’abbraccio sincero di parenti e amici e la consapevolezza di aver attraversato mezzo secolo di vita portando sulle spalle il peso e l’onore di una storia importante. Dietro quel bancone, infatti, non ci sono soltanto dolci e pasticcini. Ci sono generazioni. Ci sono sacrifici. Ci sono notti passate ad attendere una lievitazione perfetta e mattine iniziate quando la città ancora dormiva.
Augusto è cresciuto respirando il profumo della crema e della sfoglia appena sfornata. Ha imparato il mestiere dal padre Pasquale Vezza, maestro pasticcere che nel 1959 diede vita a quella che sarebbe diventata una vera istituzione cittadina, e dalla madre Rosa, presenza silenziosa e preziosa dietro il banco, capace di accogliere ogni cliente con un sorriso che sapeva di casa. Oggi quei genitori non ci sono più, ma il loro insegnamento continua a vivere ogni giorno nel laboratorio e nelle scelte di chi ha raccolto il testimone.
Insieme al fratello, Augusto rappresenta la terza generazione di una famiglia che non ha mai smesso di credere nel valore dell’artigianato. Una storia costruita senza scorciatoie, sostenuta dall’affetto della moglie, dei fratelli Ernesto, Anna e Antonio, dei cognati, dei nipoti e di tutti coloro che hanno condiviso un pezzo di questo lungo cammino. Nel corso degli anni sono arrivati anche i riconoscimenti ufficiali. Nel 2019 la Confcommercio ha premiato la famiglia Vezza per i sessant’anni di attività, mentre la Camera di Commercio ne ha celebrato la continuità generazionale. Traguardi importanti che raccontano una storia di eccellenza e dedizione.
Ma il riconoscimento più grande, oggi, ha un valore diverso. È riuscire ad accendere ancora i forni ogni mattina. È continuare a produrre qualità in un periodo in cui molte attività storiche sono state costrette ad arrendersi. È vedere giovani che scelgono ancora di imparare un mestiere antico, fatto di pazienza, precisione e passione. Sessantasette anni possono sembrare un numero. In realtà sono migliaia di albe vissute al lavoro, festività trascorse in laboratorio, rinunce che non compaiono sulle targhe e non finiscono nei discorsi ufficiali. Sono il prezzo della continuità e il valore della perseveranza.
Sono le cassate e i cannoli che hanno accompagnato generazioni di famiglie. Sono le torte dei compleanni, i dolci delle domeniche, le colazioni consumate prima di una giornata di lavoro. Sono ricordi che si intrecciano con la vita di un’intera comunità. Tra le creazioni che hanno reso celebre il marchio spicca il Profiterole Vezza, diventato negli anni una specialità riconosciuta ben oltre i confini cittadini, simbolo di una tradizione che ha saputo evolversi senza perdere la propria identità. In un’epoca dominata dalla velocità e dal consumo immediato, la famiglia Vezza continua a difendere il valore della lentezza, della qualità e del lavoro fatto a mano. Senza pretendere di impartire lezioni, senza cercare visibilità. Semplicemente continuando a esserci.
A Augusto Vezza, che ha appena compiuto cinquant’anni. Alla Pasticceria Vezza, che ne ha compiuti sessantasette. E a quella serranda che da quasi sette decenni si alza ogni giorno sulla città.
L’augurio è che possa continuare a farlo ancora a lungo. Perché a Formia, senza quel profumo di dolci appena sfornati che si diffonde da via Lavanga, mancherebbe un pezzo della sua anima.














