Allarme Aethina tumida nel Basso Lazio: apicoltori in stato di massima vigilanza

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Torna a preoccupare il mondo dell’apicoltura italiana la possibile presenza di Aethina tumida, il piccolo coleottero dell’alveare considerato una delle più gravi minacce per le colonie di api. Nelle ultime ore diverse organizzazioni del settore hanno diffuso comunicazioni di allerta in seguito alla segnalazione di un sospetto focolaio nel Basso Lazio, nell’area di Itri. A lanciare uno dei primi avvisi è stata la Federazione Apicoltori Italiani (FAI) Abruzzo, che ha invitato gli apicoltori ad adottare un atteggiamento di massima prudenza in attesa delle verifiche ufficiali delle autorità sanitarie. In una nota diffusa agli associati, la presidente regionale Giancarla Galli ha raccomandato di evitare qualsiasi movimentazione di materiale biologico da e verso il Lazio, compresi alveari, sciami, nuclei, pacchi d’api e api regine.

Secondo quanto riportato dalle comunicazioni diffuse nel settore apistico, la segnalazione sarebbe stata trasmessa come misura precauzionale in attesa della conferma definitiva del focolaio e dell’adozione degli eventuali provvedimenti sanitari conseguenti. Contestualmente è stato richiesto agli apicoltori di intensificare il monitoraggio degli apiari, controllando attentamente arnie e melari per individuare eventuali larve o esemplari adulti del coleottero.

L’allerta ha rapidamente superato i confini regionali. Anche Confagricoltura Campania ha richiamato l’attenzione degli operatori del settore, parlando di un focolaio nel Basso Lazio e invitando gli apicoltori campani ad adottare tutte le misure di biosicurezza necessarie. L’organizzazione ha ricordato come, in casi analoghi, possano essere disposte limitazioni alla movimentazione degli alveari e altre misure straordinarie per contenere la diffusione del parassita.

Un nemico già noto agli apicoltori

Aethina tumida, originaria dell’Africa subsahariana, è un coleottero infestante che negli ultimi anni ha rappresentato una seria minaccia per l’apicoltura europea. Le sue larve si alimentano di miele, polline e covata, provocando gravi danni ai favi e alterando il miele fino a renderlo inutilizzabile a causa dei processi di fermentazione. Nei casi più gravi l’infestazione può condurre al collasso dell’intera colonia.

L’Italia conosce bene il rischio rappresentato dal parassita. Dal primo rinvenimento in Calabria nel 2014, il sistema sanitario veterinario nazionale ha sviluppato protocolli rigorosi di sorveglianza e contenimento, fondati sulla rapida individuazione dei focolai e sulla limitazione degli spostamenti di api e materiale apistico.

In attesa delle conferme ufficiali

Al momento, il quadro resta in evoluzione. Le comunicazioni diffuse dalle associazioni di categoria parlano inizialmente di un “sospetto focolaio”, mentre altre fonti del comparto fanno riferimento a un focolaio già individuato nel territorio di Itri. In ogni caso, gli operatori attendono i provvedimenti ufficiali delle autorità competenti per conoscere l’esatta delimitazione delle eventuali zone di protezione e sorveglianza e le prescrizioni applicabili agli apiari presenti nell’area interessata.

Nel frattempo, il messaggio rivolto agli apicoltori è unanime: evitare movimentazioni non indispensabili, rafforzare i controlli sugli alveari e segnalare immediatamente qualsiasi sospetto ai servizi veterinari e agli istituti zooprofilattici territorialmente competenti. La rapidità di intervento, sottolineano gli esperti, rappresenta il principale strumento per impedire la diffusione del piccolo coleottero e tutelare un settore già messo a dura prova da cambiamenti climatici, fitopatie e perdita di biodiversità.