“Ci sono momenti in cui la cronaca amministrativa e il dibattito del giorno devono fermarsi, per lasciare spazio alla memoria, all’identità e al senso profondo del nostro essere seduti tra questi banchi.
Proprio in questi giorni abbiamo festeggiato il 2 giugno, la festa della nostra Repubblica, e quest’anno per me questa ricorrenza ha assunto un significato ancora più solenne: gli ottant’anni di una storia che è collettiva, ma che , in questo caso , si intreccia inevitabilmente con la mia vita personale. Una storia che cammina sulle gambe di una promessa.
Avevo solo quindici anni nel fatidico giorno in cui mio padre mi ha lasciato per sempre. In quel momento, nel dolore più profondo della mia giovinezza, gli feci una promessa: essere “sempre e per sempre dalla stessa parte”.
E da quella parte, con orgoglio e con assoluta coerenza, sono rimasto fino a oggi. Una coerenza d’altri tempi, che non ha mai ceduto ai compromessi della convenienza o alle lusinghe del vento che cambia. Questa scelta mi ha fatto vivere sulla mia pelle sconfitte amare, ma anche vittorie importanti, esaltanti. Eppure, né nelle sconfitte né nelle vittorie ho mai badato ai vantaggi personali, che non ho mai, in nessun momento della mia vita, perseguito o cercato. Perché per me il bene comune, lo star bene di tutti, è stato, è e sarà sempre l’unico, vero insostituibile faro della mia esistenza.
Come diceva una splendida canzone di Giorgio Gaber:
”Qualcuno era comunista perché era vivo e felice solo se lo erano anche gli altri”.
Faccio l’amministratore di questo Comune da tanti anni, ho rivestito molti ruoli, fino a quello di guidare la nostra comunità come Sindaco nel peggior periodo della storia italiana dal dopoguerra: gli anni drammatici, bui e dolorosi del Covid. Un’esperienza che ha segnato ciascuno di noi, ma che mi ha mostrato la forza e l’anima del nostro popolo – mai, forse, come allora unito come una grande comunità deve sempre essere.
L’ amministrazione comunale ha accolto la nostra proposta di ricordare concittadini che si sono contraddistinti nel settore dell’arte e della cultura come Nando Orlandi, del quale ricordiamo con affetto le sue opere, come quelle di tutti gli altri artisti a cui è stato tributato lo stesso onore,e ha accolto la nostra proposta di ricordare su una stele in Piazza San Rocco i nomi di nostri concittadini che in varie forme, combatté a viso aperto il nazifascismo.
Tra quei nomi c’è anche mio padre.
La sua scelta radicale di combattere il regime lo portò ad abbracciare con assoluta convinzione l’ideale comunista.
Una ideologia che conteneva in sé, la storia ce lo ha mostrato, anche delle contraddizioni; ma era fortemente, profondamente giusto l’ideale che la guidava: il sogno di una società orizzontale, che metteva al centro il riscatto degli ultimi, la dignità e i diritti per gli operai, la cultura e la scolarizzazione di massa come strumenti di vera emancipazione e libertà. Un ideale dove non fosse consentito a nessuno di prevaricare sui diritti degli altri. Questa è la piccola storia di tanti sconosciuti, come i tanti altri nomi che abbiamo proposto e che oggi sono scolpiti in quella piazza per non essere dimenticati.
È la piccola storia che incontra la Grande Storia, quella con la S maiuscola. La storia di Giacomo Matteotti, che abbiamo proposto di ricordare intitolandogli una strada. Io, lo confesso, su quella targa avrei scritto di mio pugno: “deputato italiano ucciso dalla barbarie fascista”, ma va bene lo stesso, l’importante è che anche a Castelforte ci sia una strada intitolata a lui .
I nostri figli, le nuove generazioni, quando passeranno di là alzeranno lo sguardo e saranno orgogliosi della scelta che questo Consiglio ha fatto.
Voglio evidenziare anche l’immediatezza, per il “sì” convinto espresso dinanzi all’altra nostra richiesta: intitolare un’area, una struttura pubblica, una piazza a Peppino Impastato e ad Aldo Moro. Due giganti sacrificati sull’altare della difesa della nostra democrazia e delle nostre istituzioni, uniti nella morte da una coincidenza temporale tanto crudele quanto simbolica: il 9 maggio 1978.
È questa la politica per cui vale la pena spendere una vita, è questa la politica per cui continuerò a battermi fino all’ultimo: quella dell’interesse comune. Non conosco altro modo di intendere la politica se non usarla come strumento per risolvere e aiutare soprattutto chi soffre e versa in uno stato di difficoltà perenne.
Non sempre ci sarò riuscito, forse ho commesso degli errori, ma l’ho cercata ogni singolo giorno con la forza delle mie idee e con la consapevolezza incrollabile che le decisioni importanti, quelle che cambiano il destino di un paese, vanno prese insieme, tutti insieme.
Dico questo perché siamo ormai alle porte della prossima campagna elettorale per dare un nuovo Sindaco a Castelforte. E l’appello accorato che faccio a tutti e a chi si candiderà a governarla, è uno solo: dobbiamo arginare chi intende la politica come un mezzo per raggiungere i propri interessi personali e calpestare quelli del popolo. Dobbiamo arginare con forza chi vorrebbe che il livello dello scontro fosse sempre e solo aspro, violento, oltre i limiti del rispetto democratico.
A tal proposito è importante che il dibattito politico, per quanto aspro, si muova sempre su un binario preciso: quello della verità dei fatti e del rispetto delle regole. Sono da evitare illazioni e false accuse contro chiunque; prima di accusare qualcuno di aver fatto i propri interessi personali bisogna essere certi di ciò che si afferma.
Inventare o manipolare la realtà non è mai politica, è solo fango.
Forse qualcuno usa argomenti di questo genere solo perché è egli stesso a trovarsi in questa situazione? Noi tutti dobbiamo stare attenti con le parole anche perché tutti rischiano, prima o poi, di essere vittime della macchina del fango.
Voglio ricordare a tutti come qualsiasi tipo di incompatibilità venga regolamentata dal Testo Unico, evidenziando anche gli obblighi di astensione, soprattutto da parte di chi, in qualche modo, ha a che fare con la gestione di strutture pubbliche comunali, ricavandone – seppur legittimo – anche un guadagno. Al contempo, vanno arginati comportamenti che rasentano odio e rancore, che sfociano addirittura in invettive di chiusura nei confronti di aziende o dipendenti delle stesse che magari la pensano diversamente dal punto di vista politico.
Come vanno assolutamente evitati slogan all’interno di manifestazioni culturali pubbliche che rasentano uno scarso rispetto del ruolo istituzionale che si riveste .
In conclusione, lo spartiacque resta sempre lo stesso: le opinioni sono sempre libere e devono essere frutto di una analisi politica approfondita, che tiene conto che sono i fatti documentati a fare la differenza.
Il mio appello è rivolto soprattutto a chi ha l’ambizione di guidare il nostro paese , di tutti gli schieramenti senza distinzione alcuna: abbiamo il dovere morale di governare questo scontro, possiamo farcela, e i cittadini ci apprezzeranno solo se dimostreremo di essere maturi.
Nessuno di noi sa davvero quello che farà nell’immediato futuro, e io sono tra questi. Tutto può accadere, la vita e la politica sono imprevedibili. Ma per me l’unica cosa che conta, è che in questo nostro paese rimanesse un ricordo nitido del mio passaggio e, soprattutto, del mio forte, viscerale amore per questo popolo, con tutte le sue tante evidenti contraddizioni, per la nostra storia e per la nostra anima la quale , ultimamente, sta soccombendo sull’altare dellindividualismi e dell’egoismo
Tutti noi, senza distinzione di bandiera, abbiamo il dovere sacrosanto di lottare affinché, anche e soprattutto a Castelforte, l’Articolo 3 della Costituzione Italiana – nata dal sangue della Resistenza e dall’Antifascismo – venga applicato nella sua totale interezza.
Quell’articolo è il cuore pulsante della nostra Repubblica: sancisce l’uguaglianza assoluta tra tutti noi, è il contrario esatto della prevaricazione, è il testo in cui viene esaltata e protetta la libertà di ciascuno. Quella libertà per cui i nostri padri hanno lottato e che noi dobbiamo salvaguardare ogni giorno.
Tutti insieme possiamo farcela. E per quanto mi riguarda, ovunque mi porterà il tempo e qualunque ruolo mi riserverà il destino, ciò che voglio, ciò che pretendo da me stesso, è soltanto rimanere fedele all’impegno di una vita, rimanendo, citando Enrico Berlinguer:
”Ancorato ai miei ideali di gioventù”.” Lo comunica
Giancarlo Cardillo
Capogruppo PD CASTELFORTE














