“Sin dall’inizio dell’assessorato alla cultura – evidenzia il Vice Sindaco e assessore alla Cultura Carmina Trillino –  ho inteso eleggere la biblioteca comunale a luogo dell’anima della nostra città; per un periodo sede del Consiglio Comunale,  del medico sanitario e luogo di rappresentanza dell’Ente.Negli ultimi due anni: Library Day e sede di incontri con scrittori di spessore internazionale, reading letterari, laboratori ed estensione orario di apertura al sabato mattina appena il personale comunale è stato disponibile. Al momento importante lavoro su cinquecentine e programmazione di spostamento in biblioteca dell’archivio storico.Il particolare momento impedisce una celebrazione del centenario, che comunque festeggiamo conquistando un bando del Mibact per importo di 10.000 euro per acquisto libri.
Ad maiora alla biblioteca comunale ” Tenente Filippo Testa”.”
Formia, 1920-2020: ripercorriamo la storia della biblioteca comunale. La genesi
Ormai le trincee erano vuote e le bombe silenti. Ma la Grande Guerra era lì, conficcata negli occhi delle persone. La fame foraggiava l’arretratezza, il disastro umano ed economico l’isolamento di una terra lontana dai palazzi del potere più di quanto dicessero i chilometri o le paludi che ancora la separavano da Roma. Fu allora che un gruppo di giovani reduci decise di mettersi insieme.
L’Associazione Culturale “Vitruvio Pollione” nacque dall’idea che, presto o tardi, Formia si sarebbe rialzata e che la forza dei libri la avrebbe finalmente condotta alle porte della modernità. 


La biblioteca Circolante di Cultura “Vitruvio Pollione”
Uno dei primi atti dell’Associazione fu, non a caso, la creazione di una biblioteca. Era il 28 agosto del 1920. L’istituzione del fondo da cui sarebbe nata la biblioteca comunale di Formia fu decisa nel corso di una riunione che l’Associazione tenne nella casa del sacerdote, don Gennaro Iovane. La chiamarono “Biblioteca Circolante di Cultura ‘Vitruvio Pollione”.
Il materiale librario era composto per lo più da testi scolastici scambiati tra studenti e persone di ogni cultura. I volumi venivano raccolti con grande sacrificio. Alcuni appartenevano agli stessi studenti, altri erano oggetto di dono. Il luogo fisico era la casa del sacerdote dove i libri potevano essere consultati. Don Gennaro si occupava del servizio e contribuì anche alla stesura dello Statuto. Fu soprattutto grazie a lui se nel primo anno la biblioteca riuscì a superare le iniziali ritrosie conquistandosi la simpatia anche delle persone più umili. 
Gli anni ‘20
Nell’Assemblea Generale Straordinaria del 10 settembre 1920 don Gennaro Iovane fu eletto direttore ma la biblioteca iniziò a funzionare regolarmente solo a partire dal gennaio del 1921.
Il patrimonio librario salì in poco tempo da poche centinaia a 1200 volumi.
A fruirne erano soprattutto studenti ma anche giovani lavoratori che frequentavano la casa parrocchiale di don Iovane. L’Amministrazione comunale vedeva di buon occhio lo sviluppo della biblioteca perché all’epoca Formia era povera di istituzioni culturali e priva di librerie. Il Comune assegnò alla biblioteca alcuni locali del Patronato Scolastico al primo piano del Palazzo Comunale. Il trasferimento dei libri avvenne nell’ottobre del 1921.
Dietro il parere di don Iovane, fu avviato il primo intervento di catalogazione del materiale librario. Alla fine del ‘21, la biblioteca fu trasferita a ridosso dell’Ufficio Tecnico e Sanitario. L’anno 1922 fu decisamente fruttuoso. La biblioteca estese la sua consistenza grazie a un’ingente donazione da parte di una famiglia di Gaeta grazie per cui furono acquisite centinaia di opere, tra cui incunaboli e un prezioso fondo composto da libri del Settecento. Nel 1923 la biblioteca iniziò a dialogare con le istituzioni culturali di altre città e ad acquistare i suoi primi libri. Fu l’anno delle dimissioni di don Gennaro dal ruolo di Direttore.
Gli successe il professor Mario Di Fava il cui nome, da quel momento, restò legato alle vicende della biblioteca. Fu eletto consigliere della finanze della biblioteca il dott. Filippo Testa che nel 1925 divenne direttore, compito che ricoprì fino al 20 gennaio 1926, data della sua prematura scomparsa. Combattente del Carso, del Montello e del Piave, giovane di grande cultura, laureato alla “Bocconi” di Milano, dal cuore aperto e fiducioso, Filippo Testa resistette per anni al male contratto durante la guerra, la tisi. All’apertura della nona assemblea dell’Associazione, ricordando il direttore scomparso, il dott. Di Fava mise in risalto “La nobile figura di combattente modesto e valoroso e il fervento apostolato di bene che fu fino all’ultimo suo giorno costante norma della sua vita, cui il male contratto sulle trincee non tolse la grande fede”.
Su richiesta del Presidente dell’Associazione e con l’approvazione unanime dell’Assemblea, si decise di intitolare una sala della biblioteca al nobile fondatore scomparso, a riconoscenza dei suoi sentimenti verso la cultura e per lo spirito di appassionata dedizione al sapere. In seguito, l’intera biblioteca comunale sarà intitolata alla sua memoria. 
La nascita della biblioteca comunale e gli anni ‘30
Il passaggio della biblioteca al Comune avvenne sotto il Podestà Felice Tonetti, uomo energico e giornalista di fama nazionale. Il 20 gennaio 1928 il Podestà emanò una convenzione nel quale chiedeva lo scioglimento dell’Associazione che smise di esistere ufficialmente nel mese di ottobre del 1930.
Tonetti fece costruire scaffali di legno per 80 metri lineari. Furono acquistati molti libri, aggiornato il posseduto di periodici e riviste e intensificati i rapporti con le altre biblioteche. Ai successori di Tonetti mancò l’impegno e la passione per la biblioteca che incominciò ad essere sempre più frequentemente chiusa. La sede fu trasferita in alcuni vani del palazzo comunale, nell’ala orientale, su via Vitruvio. Per lungo tempo restò un luogo di consultazione frequentato solo da studiosi, peraltro piuttosto rari.
Tra il 1932 e il 1940 svolsero il compito di direttori e di impiegati insegnanti animati da poco spirito di sacrificio e scarso
attaccamento. La seconda guerra mondiale
Nel quinquennio 1939-1944 il cav. Placito Di Russo organizzò tecnicamente la biblioteca e diresse la stesura dei Cataloghi e degli schedari per autore, fondamentali per l’attività di riordinamento del patrimonio effettuata dopo il conflitto. 
La Seconda Guerra Mondiale si abbatté su Formia con grande violenza e non risparmiò la biblioteca. Dopo l’8 settembre gli abitanti di Formia trovarono rifugio sulle colline e lì rimasero per otto lunghi mesi in condizioni tragiche, fino al sopraggiungere delle truppe anglo-americane provenienti dal Garigliano.


La biblioteca fu depredata dei volumi di maggior valore patrimoniale che furono asportati e venduti ad acquirenti privati. I bombardamenti fecero il resto. Cercando luoghi dove alloggiare, gli americani occuparono il Comune e i vani che ospitavano la biblioteca. Parte dei volumi fu ammucchiata alla rinfusa su un pianerottolo al primo piano del palazzo. Un’altra fu caricata verso una destinazione ignota. Molti libri furono bruciati e numerosi incunaboli mandati al macero. Si calcola che nel periodo bellico furono asportati più di due terzi del posseduto. Letteralmente distrutti 700 metri cubi di ambienti, porte, finestre, serrande, lucernari, vetri. Furono asportate 560 scaffalature, i tavoli, gli armadi, i quadri. Sparirono 65 manoscritti e documenti, 55 incunabili, 362 cinquecentine e altri documenti rari. In totale 9240 volumi a stampa, 909 legature di pregio, due cataloghi a schede e due a volumi. Persa ogni traccia di incisioni (n. 126), carte geografice (n. 235), medaglie e monete greco-romane (n. 5.550), fotografie (n. 125). Danni calcolati in 21.388.000 lire. 
Il dopoguerra
Negli anni del dopoguerra la biblioteca cadde nel dimenticatoio. Restò chiusa dal 1945 al 1950 e subì ulteriori danni. Alcuni locali sottostanti la biblioteca ospitavano il Consorzio Agrario di Latina. Per la distribuzione dei viveri agli abitanti, l’esalazione dei gas dei concimi intaccò i volumi, rovinandoli vistosamente. Soltanto nel 1950 il Soprintendente, prof. Vichi, incaricò il signor Giuseppe Gentile di tenere aperta la biblioteca per due ore pomeridiane mentre il maestro Erasmo Forte veniva incaricato di rimovere i libri per una sommaria catalogazione.
Quest’opera di riordinamento poté dirsi conclusa solo nel 1951. Il 31 gennaio 1951 fu comunicato alla Soprintendenza che, alla data dell’8 settembre 1943, i libri raccolti presso la biblioteca raggiungevano il numero di 18.109 e, alla data del 31 gennaio 1951, quelli in buone condizioni erano circa 3.000. La direzione fu affidata al Preside dell’Istituto Magistrale del luogo, il prof. Ciro Allegro. Così, per la prima volta dagli avvenimenti bellici, la biblioteca poté tornare ad essere aperta regolarmente. Il trasferimento in via VitruvioNel 1954 la biblioteca fu traslocata nei magazzini della Piazzetta del Municipio che i Vigili Urbani usavano come deposito per le moto. Alla fine del 1958 fu nominato direttore il signor Tommaso Testa, già componente dell’Associazione “Vitruvio Pollione”. Fu lui a interessarsi perché venissero trovati locali migliori.
La direzione del Banco di Napoli cercava un sito ove poter costruire la nuova sede dell’Istituto di credito che all’epoca era ospitato in alcuni vani al primo piano del palazzo comunale. Chiese al Comune di utilizzare un terreno di circa 450 metri quadri sul lato orientale della villa comunale, tra via delle Piscine Romane e il ristorante “La Quercia”, con apertura su via Vitruvio e di proprietà del Comune. Sul sito era stata costruita la “Casa del Fascio”, in parte andata distrutta nel corso dell’ultimo conflitto. Sulla via Vitruvio, invece, si affacciava un bellissimo teatrino con il tetto a pagoda.
Il Sindaco, dopo l’approvazione del Consiglio Comunale, concesse la possibilità di costruire su quel luogo a condizione che la Direzione del Banco si impegnasse a completare anche il primo piano da lasciare al Comune come nuova sede della biblioteca. La sede del banco sarebbe stata al piano terreno. I lavori partirono nei primi mesi del 1961 e furono portati a termine in meno di tre anni. Il direttore Tommaso Testa non riuscì a vedere l’opera compiuta perché morì il 26 luglio del 1963. La biblioteca fu trasferita nell’attuale struttura solo all’inizio del 1964 ma rimase chiusa al pubblico fino alla fine del 1967 per mancanza di personale. Fu riaperta al pubblico il 13 ottobre 1968 quando fu assegnato l’incarico di bibliotecaria alla signorina Anna Di Mascolo. 
I giorni d’oggi
Allo stato la biblioteca comunale “Ten. Filippo Testa” custodisce 34.433 documenti tra monografie, risorse continuative e materiale non librario. Vanta 4.112 iscritti – come alle origini – prevalentemente studenti.
Sono tante le persone che frequentono ogni giorno la biblioteca, segno di come le cose importanti sappiano resistere all’usura del tempo. 
A tutti i “ragazzi” dell’Associazione “Vitruvio Pollione”