Il parlamentare Raffaele Trano, membro della Commissione Finanze alla Camera dei Deputati, dichiara con decisione: “Non si può lasciare un fascicolo di una maxi inchiesta per corruzione, con 40 indagati, a prendere polvere per sei anni nel Tribunale di Roma e infine liquidare il tutto, quando ormai è quasi tutto prescritto, con nove avvisi di garanzia per i pochi capi d’accusa ancora in piedi. Quanto accaduto è ancor più inaccettabile dopo mesi trascorsi in Parlamento a discutere su come sanare la piaga della corruzione, indicandola come uno dei più grandi mali italiani, varare la legge Spazzacorrotti, prendersi i complimenti in Europa del Greco, l’organo di controllo contro la corruzione del Consiglio d’Europa, e poi non preoccuparsi di quello che accade negli uffici giudiziari. Non ci sto. E non accetto che non venga fatta luce su quella che appare una grave negligenza della magistratura romana, visto che l’indagine, su cui a lungo hanno lavorato i Carabinieri del comando provinciale di Latina, ha messo in luce un articolato sistema corruttivo che coinvolge la Regione Lazio, il Comune di Formia e l’Autorità Portuale Civitavecchia -Fiumicino – Gaeta, piegando alle clientele e alla logica della mazzetta lavori a lungo attesi da un territorio dalle enormi potenzialità e negli anni sempre più mortificato da rapporti inquietanti tra malavita, pezzi di politica e pubblica amministrazione, e imprese senza scrupoli.

il parlamentare Raffaele Trano

Per tale ragione ho presentato un’interrogazione ai Ministri della Giustizia, dell’Interno e delle Finanze, chiedendo che rapidamente facciano piena luce sull’intera vicenda. L’economia italiana è piombata nella crisi peggiore della storia della Repubblica e non possiamo più permetterci i porti delle nebbie. Non si può ignorare che, stando a quello che è emerso dall’inchiesta dimenticata, si sarebbe consumata una tangentopoli attorno ad appalti come quelli per il porto di Anzio, gli interventi contro il dissesto idrogeologico in provincia di Frosinone, di ripascimento del litorale di Minturno e di Fiumicino, e di sistemazione idraulica a Civitavecchia, coinvolgendo tra gli altri l’attuale consigliere regionale del Lazio ed ex consigliere comunale di Formia, Giuseppe Simeone, e l’ex presidente dell’Autorità portuale Civitavecchia – Fiumicino – Gaeta e attuale presidente dell’Autorità portuale di Palermo, Pasqualino Monti. E non si può neppure far finta di niente considerando che a beneficiare di tale sistema sarebbe stata in particolare la Icem, una ditta di Minturno che, mentre i Carabinieri di Latina indagavano per corruzione nel Lazio, in Calabria veniva trovata sempre dai carabinieri immersa in affari pericolosi con la ‘ndrangheta, tanto da essere colpita dalla Prefettura di Latina da un’interdittiva antimafia. Business sinistri che i ritardi inaccettabili degli uffici giudiziari romani hanno impedito di stoppare. Senza contare che una ex dirigente del Comune di Formia sarebbe arrivata a chiedere denaro da investire sui manifesti elettorali di un candidato sindaco e secondo gli investigatori non sarebbe stato quello l’unico prezzo pagato alla politica per inquinare le gare pubbliche. Anche per i nove indagati, con ogni probabilità, la prescrizione impedirà persino l’eventuale rinvio a giudizio. Il guardasigilli Alfonso Bonafede, in particolare, deve spiegare in fretta cosa è accaduto a Piazzale Clodio. In caso contrario venga pure a dire in Aula che lo Spazzacorrotti era solo uno spot elettorale”.

Ministro Bonafede

Per correttezza d’informazione riportiamo che il consigliere regionale Pino Simeone da parte sua ha dichiarato agli organi di informazione che “In relazione agli articoli di stampa relativi all’inchiesta della Procura di Roma, posso dire di essere totalmente estraneo ai fatti; allo stato, non sussiste alcuna inchiesta di rinvio a giudizio; solo nei giorni scorsi, per mezzo del mio difensore ho potuto presentare una memoria in cui ho avuto per la prima volta l’occasione di evidenziare la mia assoluta estraneità alla vicenda”.