Paola Villa in una nota comunica: “La signora XXXX abita nel sud pontino, è diabetica ed ha 80 anni. La sua patologia la gestisce da anni, grazie alle cure e alle attenzioni del del Distretto LT5. All’inizio del mese di luglio aveva appuntamento per visita di controllo nell’ambulatorio di diabetologia presso l’ospedale di Gaeta, il piano terapeutico era in scadenza e alcune cose dovevano essere riviste. Il giorno della visita viene contattata da un infermiere del centro diabetologico: la visita è spostata perchè quel giorno il dottor sta poco bene e non essendoci un sostituto, tutto viene spostato e posticipato a data da destinarsi, le faranno sapere quando fisseranno la prossima visita
La signora attende, ma passati 15 giorni di silenzio assoluto la figlia della signora inizia a chiamare il centro, al telefono nessuna risposta, anzi cade sempre la linea. Alla fine, la figlia si reca presso il centro diabetologico e scopre con stupore misto a rabbia e delusione che… il servizio è sospeso. La motivazione è tanto semplice quanto assurda: “non c è il medico responsabile del centro che purtroppo si è sentito male, non vi è un sostituto, pertanto ora è possibile solo rinnovare i piani terapeutici”. Quindi bisogna seguire una procedura: andare dal proprio medico di famiglia, richiedere impegnativa, farla timbrare presso il CUP e ritornare al centro diabetologico.
E pensare che la gestione del diabete rappresenta il principale banco di prova per le Case di Comunità, come quella che abbiamo a Formia a Sant’ Eramo in Colle, quella che in pompa magna è stata inaugurata l’8 maggio scorso da tutta la “politica che conta”. La Casa di Comunità di Formia è un HUB secondo il Decreto ministeriale 77/2022, che punta a spostare la cura delle malattie croniche, come appunto il diabete, dall’ospedale al territorio attraverso un modello di assistenza proattiva e di prossimità. Secondo il DM77 la “nostra” Casa di Comunità dovrebbe ospitare un’équipe specialistica completa (diabetologo, infermiere di famiglia e comunità, dietista, psicologo) per la gestione dei pazienti ad alta intensità di cura o con complicanze. E la Asl di latina? Non pervenuta. E la Regione Lazio, quella che è responsabile della sanità pubblica? Non pervenuta. E tutta la “clac politica” dell’8 maggio? Non pervenuta.
Lo diciamo ad alta voce: il centro di Gaeta, che serviva tutto il sud pontino, era una VERA ECCELLENZA! Fortemente voluta e tenuta in piedi con abnegazione e impegno.
Ad oggi la signora deve ricominciare la procedura, nonostante l’appuntamento preso in tempo già qualche mese fa, ma il piano terapeutico deve essere rivisto, il diabete è una brutta “bestia” e non va sottovalutato…anche se oggi la signora dice che ha visto che ci sono “brutte bestie” peggio del suo diabete, quelle che non difendono la salute pubblica, ma che avvantaggiano le saccocce della sanità privata.















