I porti raccontano l’economia meglio di molti indicatori: basta guardare cosa attracca in banchina.
Nella prima metà del 2026, dai quattro terminal di Intergroup — Augusta, Gaeta, Civitavecchia e
Oristano — sono passati un parco eolico, la nave di zucchero più grande mai arrivata a Gaeta e un
importante volume di biomasse per la produzione di energia dal legno, tra cippato e pellet. Nel
frattempo, il Gruppo conferma il piano di investimenti da dieci milioni di euro avviato in Sardegna.
L’energia che passa dalle banchine
Il trend dei porti è sempre più legato all’energia: gli scali italiani stanno infatti diventando veri e
propri hub energetici. Anche per Intergroup, l’immagine più rappresentativa del semestre è quella
delle pale eoliche allineate sulla banchina di Civitavecchia.
Da qui è transitato il più grande parco eolico realizzato in Italia nel 2026: componenti arrivati via
mare, scaricati e stoccati nei piazzali dello scalo e poi ripartiti, pezzo dopo pezzo, verso il cantiere.
È un tipo di lavorazione — nel settore definita project cargo — che richiede mezzi di sollevamento
dedicati, spazi adeguati e autorizzazioni per i trasporti eccezionali e che pochi porti italiani sono
attrezzati per gestire.
Volumi e primati
Sul fronte dei volumi, il dato più significativo riguarda le biomasse legnose. Nel primo trimestre, i
terminal di Gaeta, Oristano, Civitavecchia e Augusta hanno registrato importanti movimentazioni
di queste merci, destinate sia alle centrali elettriche, nel caso del cippato di legno, sia al
riscaldamento domestico, nel caso del pellet di legno.
Si tratta di traffici specialistici ad alto valore aggiunto, attratti sul territorio grazie a investimenti
specifici in impianti di packaging e impianti di produzione dedicati a questo settore.
Dieci milioni su Oristano, nuovi mezzi ad Augusta
In Sardegna, tra Oristano e Cagliari, è in via di finalizzazione il progetto di investimento da dieci
milioni di euro, che comprende nuove linee di confezionamento, ulteriori spazi di magazzino e
attrezzature verticali: un intervento che sposta il terminal sardo dalla semplice movimentazione
verso servizi a maggiore valore aggiunto.
Sempre in Sardegna è stato allacciato un impianto fotovoltaico da 1 MW a servizio delle attività
dello scalo, che renderà il sito completamente autosufficiente dal punto di vista energetico.
Cosa resta sul territorio
Per le città portuali questi movimenti hanno una ricaduta diretta: navi in banchina significano
turni di lavoro, mezzi in movimento e attività per le imprese dell’indotto, che nel caso di Gaeta
rappresentano più di 500 persone collegate direttamente alle attività portuali.
Ma il beneficio più duraturo è un altro: gli scali che dimostrano di saper gestire in modo efficiente
e a basso impatto ambientale i traffici diventano asset a supporto delle aziende del territorio,
contribuendo a renderle più competitive sui mercati internazionali. La vicinanza a un hub
strategico consente infatti alle imprese di affrontare contesti sempre più complessi, facilitando le
attività di importazione ed esportazione dei propri prodotti sui mercati globali.
Il semestre arriva nell’anno in cui Intergroup compie quarant’anni. L’azienda è nata nel 1986 da
una scommessa che allora sembrava sproporzionata: fare dei porti del Centro Italia un riferimento
logistico nazionale.
Oggi Intergroup, mantenendo una forte vocazione all’innovazione e al rispetto dell’ambiente, opera
come impresa portuale ad Augusta, Gaeta, Civitavecchia e Oristano, con una rete di piattaforme
distributive lungo tutta la penisola e una sede a Londra.















