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“Negli ultimi due milioni di anni - spiegano gli organizzatori del convegno – il genere Homo ha vagato per il pianeta fino ad arrivare ad abitare tutti i continenti: l’attitudine delle popolazioni a spostarsi da un territorio ad un altro, seguendo le medesime rotte migratorie di alcune specie di uccelli, è quindi uno dei fattori che ha consentito all’umanità di diffondersi e di sopravvivere per così lungo tempo. Oggi il fenomeno delle migrazioni si concretizza nella fuga dalle guerre, dalle carestie, dalle malattie, dalla povertà, dai regimi persecutori politici o religiosi, oppure diventa occasione per ricongiungere le famiglie. La migrazione internazionale - concludono – è un fenomeno globale che sta crescendo in dimensione, complessità e impatto sui Paesi, sui migranti, sulle loro famiglie e sulle comunità; è simultaneamente causa ed effetto di processi di sviluppo più ampi, ed è ormai una priorità per la comunità internazionale”.
“La migrazione dunque è stata e può ancora continuare ad essere una forza naturalmente positiva per lo sviluppo dei territori e delle comunità, nel pieno rispetto delle culture e delle leggi che regolano la convivenza sociale – commentano gli organizzatori del convegno - ma per far ciò e fruire appieno delle sue potenzialità si deve superare la percezione attuale di fenomeno vissuto come eccezionale, con le caratteristiche proprie dell’esodo e dell’invasione, dimenticando spesso che ogni popolo è viaggiatore suo malgrado, capace di attraversare deserti e guerre, montagne e frontiere, ma può essere anche accoglienza e appartenenza a un nuovo popolo, per non rendere ‘nessuno’ inesistente”





