Ancora una volta le acque del lago di Castel Gandolfo restituiscono un frammento pericoloso della storia del territorio. Un’operazione congiunta di bonifica ha portato al recupero e alla neutralizzazione di ordigni risalenti alla Seconda guerra mondiale, individuati nei giorni scorsi nelle acque del bacino lacustre. A intervenire sono stati gli specialisti subacquei della Marina Militare, affiancati dagli artificieri dell’Esercito Italiano, impegnati nelle delicate attività di messa in sicurezza e bonifica. Tra i palombari che hanno preso parte all’operazione c’era anche un militare originario di Formia, elemento che lega direttamente il territorio del Golfo di Gaeta a un intervento caratterizzato da elevata specializzazione e rischio operativo.

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Il ritrovamento aveva interessato un tratto del lago frequentato anche dai bagnanti. Gli ordigni, riconducibili al periodo bellico, si trovavano a poca profondità e la loro presenza aveva reso necessario l’intervento degli specialisti per evitare qualsiasi rischio per le persone che frequentano lo specchio d’acqua. Le operazioni subacquee sono state condotte dai Palombari della Marina, personale altamente specializzato anche nella ricerca, identificazione, recupero e neutralizzazione di ordigni esplosivi rinvenuti nelle acque interne. Si tratta di attività che non riguardano soltanto il mare: i reparti subacquei della Marina intervengono infatti anche in laghi e fiumi quando vengono individuati residuati bellici.

Una volta recuperati, gli ordigni sono stati affidati alle procedure previste per la loro neutralizzazione, con il coinvolgimento degli artificieri dell’Esercito. Nei giorni precedenti era stato segnalato il ritrovamento di un proiettile da mortaio e di una bomba a mano risalenti alla Seconda guerra mondiale, individuati a circa un metro di profondità.

Palombari del GOS
I Palombari del GOS - Immagine di repertorio

Una presenza del passato che torna a galla

Il ritrovamento si inserisce in una situazione già nota agli specialisti. Il lago di Castel Gandolfo è stato infatti teatro, negli anni, di diverse operazioni di recupero e bonifica di residuati bellici. Le tracce ancora presenti sul fondale sono legate alle vicende della Seconda guerra mondiale e, in particolare, al periodo successivo allo sbarco alleato di Anzio e Nettuno del gennaio 1944 e ai combattimenti che interessarono il territorio dei Castelli Romani. Il progressivo abbassamento del livello delle acque può inoltre favorire l'emersione o la maggiore visibilità di manufatti rimasti per decenni sul fondale. È per questo che le autorità invitano chiunque dovesse individuare un possibile ordigno a non avvicinarsi e soprattutto a non toccarlo, ma a segnalare immediatamente la presenza al 112 o alle forze dell’ordine.

La professionalità dei palombari

Dietro un intervento apparentemente circoscritto c’è un lavoro altamente specializzato. I Palombari del Gruppo Operativo Subacquei (GOS) della Marina Militare sono impiegati nelle attività di ricerca, individuazione, recupero e bonifica di residuati bellici sia in ambito marittimo sia nelle acque interne, operando, quando necessario, in collaborazione con gli artificieri dell’Esercito Italiano.

La loro preparazione comprende inoltre specifiche capacità operative che vanno ben oltre la semplice attività subacquea. I palombari del GOS sono infatti anche paracadutisti militari e sono qualificati per effettuare immersioni a notevole profondità, anche attraverso l’impiego di miscele respiratorie specifiche, necessarie per operare in condizioni particolarmente complesse e a elevate profondità.

Nel caso di Castel Gandolfo, la presenza tra gli operatori di un palombaro originario di Formia rappresenta un motivo di particolare interesse per il territorio pontino: un professionista formato per affrontare situazioni di elevata complessità che, anche lontano dalla propria città, ha contribuito a un’attività finalizzata alla sicurezza della collettività.