"« Chi ha diritto alla conoscenza? » È una domanda che sembra retorica, quasi scontata nella sua risposta: tutti, ovviamente. Eppure, guardata più da vicino, è una delle questioni più complesse e attuali del nostro tempo, resa ancora più urgente dall'arrivo dell'intelligenza artificiale generativa.

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Un privilegio che cambia forma - Per secoli l'accesso alla conoscenza è stato un privilegio di pochi: biblioteche riservate a un'élite, università costose, competenze tramandate solo all'interno di determinate professioni o classi sociali. Anche con l'arrivo di internet, il divario non è scomparso del tutto: sapere dove cercare, come valutare una fonte, come formulare la domanda giusta, sono competenze che non tutti possiedono allo stesso modo.

Oggi l'intelligenza artificiale generativa sta cambiando ancora una volta le regole del gioco. Un modello linguistico può spiegare un concetto di medicina, diritto, ingegneria o finanza a chiunque abbia una connessione internet, gratuitamente o quasi. In questo senso, l'AI rappresenta forse lo strumento di democratizzazione della conoscenza più potente dai tempi della stampa.

Ma l'accesso non è comprensione - C'è però un rovescio della medaglia. Avere accesso a uno strumento non significa saperlo usare bene. Chi sa porre domande precise, verificare le risposte, incrociare le fonti, ottiene dall'AI risultati completamente diversi da chi la interroga in modo superficiale o accetta ogni risposta senza spirito critico.

Rischiamo quindi di sostituire un vecchio divario, quello dell'accesso, con uno nuovo: il divario della capacità di interrogare, di dubitare, di verificare. Un divario meno visibile, ma non meno reale.

La responsabilità di chi costruisce questi strumenti - Chi lavora nella progettazione di infrastrutture cloud e sistemi di intelligenza artificiale ha, in questo scenario, una responsabilità precisa. Non basta rendere la tecnologia accessibile: bisogna progettarla perché non diventi essa stessa fonte di nuove disuguaglianze. Significa costruire sistemi trasparenti, che aiutino l'utente a capire i limiti delle risposte ottenute, non solo a riceverle.

Una domanda ancora aperta - Forse la vera risposta alla domanda «chi ha diritto alla conoscenza?» è che il diritto, oggi più che mai, va di pari passo con un dovere: quello di imparare a usare gli strumenti che la rendono accessibile. L'intelligenza artificiale può essere la più grande alleata della democratizzazione del sapere, oppure può amplificare le distanze già esistenti.

La differenza la farà quanto, come società, sapremo investire non solo nella tecnologia, ma anche nell'educazione a usarla." Riflessione di Erasmo Marciano, architetto Cloud AI