La peste suina africana torna a far scattare l’allerta nel Lazio. Quattro cinghiali risultati positivi nel territorio di Riano, nell’area a nord di Roma, hanno spinto le autorità sanitarie regionali a rafforzare le misure di contenimento e a estendere la sorveglianza ai comuni circostanti. Il primo caso era stato individuato alla fine di agosto. Nei giorni successivi gli accertamenti hanno confermato altre positività, delineando una presenza del virus che, allo stato attuale, rimane concentrata nell’area di Riano. La Regione ha quindi deciso di intervenire rapidamente, istituendo una zona infetta più ampia rispetto al luogo dei ritrovamenti.

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Il provvedimento regionale coinvolge complessivamente 22 comuni, oltre a due municipi della Capitale. L’obiettivo è creare un’area sottoposta a controllo nella quale monitorare la presenza del virus, limitare le possibilità di diffusione attraverso la fauna selvatica e proteggere gli allevamenti di suini. La scelta di ampliare il perimetro delle restrizioni non significa che il virus sia stato trovato in tutti i territori interessati. La delimitazione della zona serve piuttosto a consentire alle autorità di intervenire preventivamente, seguendo gli spostamenti della popolazione di cinghiali e aumentando la capacità di individuare rapidamente eventuali nuovi casi.

La peste suina africana rappresenta infatti una delle principali minacce sanitarie per il comparto suinicolo. Il virus può circolare tra animali selvatici e domestici e può essere trasportato anche indirettamente attraverso veicoli, attrezzature, calzature e altri materiali che siano entrati in contatto con ambienti contaminati. Per questo, nella zona infetta vengono rafforzate le attività di ricerca e monitoraggio dei cinghiali. Particolare attenzione viene riservata agli animali morti o in condizioni anomale, la cui presenza deve essere segnalata alle autorità competenti. Le carcasse non devono essere toccate né spostate autonomamente, proprio per evitare di contribuire alla diffusione del virus.

Tra le misure adottate rientrano anche restrizioni alle attività che possono favorire il contatto con i cinghiali. È previsto il divieto di caccia al cinghiale nella zona infetta, mentre vengono limitate le attività nelle aree naturali e agricole secondo quanto stabilito dal provvedimento regionale. L’alimentazione, l’avvicinamento e il disturbo degli animali selvatici sono inoltre vietati. Una particolare attenzione viene rivolta agli allevamenti suinicoli presenti nell’area. Il rischio più grave, infatti, è che il virus possa passare dalla popolazione selvatica agli animali allevati. In questo caso le conseguenze sarebbero rilevanti non soltanto dal punto di vista sanitario, ma anche per la produzione e per l’intera filiera suinicola.

Per gli allevatori diventano quindi fondamentali le misure di biosicurezza: impedire il contatto tra suini domestici e fauna selvatica, controllare gli accessi agli allevamenti e prestare particolare attenzione alla movimentazione di persone, mezzi e materiali. La peste suina africana, va ricordato, non rappresenta invece un pericolo per l’uomo. Il virus non si trasmette alle persone e non costituisce quindi un'emergenza sanitaria per la popolazione. Il problema riguarda esclusivamente gli animali, con possibili conseguenze molto pesanti per gli allevamenti e per il settore economico collegato alla produzione suinicola.

Il ritorno della malattia nel territorio romano arriva dopo la precedente emergenza che aveva interessato il Lazio a partire dal 2022. Dopo anni di interventi e sorveglianza, nel 2025 erano state revocate le precedenti restrizioni nell’area di Roma. La nuova positività di Riano riporta quindi l’attenzione su un problema che sembrava essere stato superato. La situazione viene ora attentamente monitorata dalle autorità veterinarie. La priorità è capire quanto sia estesa la circolazione del virus tra i cinghiali e, soprattutto, impedire che raggiunga gli allevamenti.

Per i cittadini delle aree interessate, le indicazioni sono semplici ma importanti: non avvicinarsi agli animali morti o malati, segnalarne la presenza ai servizi competenti e rispettare le restrizioni previste nella zona infetta. Anche la pulizia e la disinfezione delle calzature e dei veicoli dopo il passaggio in aree rurali o boschive possono contribuire a ridurre il rischio di trasporto accidentale del virus.

L’allerta, dunque, non riguarda al momento un’emergenza diffusa nel Lazio, ma una nuova circolazione del virus individuata nel territorio di Riano. La scelta delle autorità di ampliare immediatamente i controlli risponde alla necessità di intervenire nella fase iniziale, quando contenere la diffusione è ancora possibile.

La sfida delle prossime settimane sarà proprio questa: individuare tempestivamente eventuali nuovi casi, mantenere sotto controllo la popolazione dei cinghiali e impedire il passaggio del virus ai suini domestici. È su questo fronte che si gioca la capacità del Lazio di evitare che un focolaio circoscritto possa trasformarsi nuovamente in un’emergenza più ampia.